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Turchia. Il golpe fallito e la doppiezza dell’Occidente

turchia-golpe3-1000x600In Turchia un migliaio di militari questa notte hanno tentato un golpe per rovesciare il sultano Erdogan. Il tentativo è fallito, ed Erdogan è tornato al potere. Più di 1500 militari sono stati arrestati. Se i militari avessero prevalso, oggi avremo avuto una Turchia diversa.

E’ difficile capire esattamente come si sono svolti i fatti e quali sono state le ragioni del golpe. Si possono solo fare supposizioni, ma queste richiedono una premessa, e cioè questa: la Turchia moderna è stata fondata da Ataturk, che ha messo la casta militare a guardia dello Stato laico dove l’Islam è stato marginalizzato se non proprio escluso dalla vita politica. Questo almeno fino a una decina di anni fa, da quando cioè Erdogan inizia la sua ascesa al potere riportando l’Islam in politica.

Dunque, oggi la Turchia è parecchio lontana da quella voluta da Ataturk, eppure nonostante questo, nonostante la progressiva islamizzazione della società turca, con tanto di repressioni dei diritti umani operate dal regime di Erdogan, i militari non hanno mai mosso un dito per fermare il sultanato. Almeno fino a ieri sera, quando i militari hanno effettivamente tentato di rovesciare l’attuale status quo.

O forse no? Naturalmente esistono dei gravi sospetti circa il fallito golpe militare, e cioè che questo in realtà sia stato una farsa onde fornire a Erdogan la scusa per attuare un ulteriore giro di vite sulla libertà di stampa e informazione, e per togliere ancora più potere alla casta militare e trasformare la Turchia in uno Stato presidenzialista, fondato, neanche a dirlo, sulla legge islamica.

Naturalmente, in questo contesto magmatico e incerto, è da registrare la pavidità e la doppiezza dei leader occidentali, in un primo momento tutti contro Erdogan e già pronti a salutare il regime dei colonnelli. Poi, dopo, quando i militari hanno iniziato a cedere, eccoli tutti passare dalla parte di Erdogan, snocciolando la solita e vuota retorica della vittoria della democrazia, come se Erdogan, il sultano che ha limitato le libertà nel proprio paese, ha stretti rapporti con l’ISIS, e minaccia chiunque parli o denunci il genocidio armeno, sia davvero un campione di democrazia.

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