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The Tempest: magia e amore a lieto fine chiudono la stagione del Globe Theatre

The Tempest: magia e amore a Lieto Fine Chiudono la stagione del Globe Theatre
Fermata Spettacolo

“Siamo della sostanza di cui sono fatti i sogni, e la nostra breve vita è racchiusa da un sonno”. Magia, spiriti, incantesimi, amore, colpe e perdono. Tutto questo porta in scena Chris Pickles, in versione inglese originale, fondendo musica, danza, dramma e lieto fine. Chiude la stagione 2016 del Globe con The Tempest, smorzando i toni della tragedia e a dimostrazione del fatto che la vendetta porta sangue e il perdono invece genera amore. Un messaggio piuttosto attuale e, forse, sempreverde.

La storia è quella di Prospero, duca di Milano che, spodestato da suo fratello Antonio, si serve della sua arte magica per vendicarsi. La scena si apre con un naufragio, il cui artefice è proprio lui, la distruzione della nave su cui viaggiano Alonso, re di Napoli, Antonio, fratello di Prospero, e il loro seguito. Miranda, impietosita, piange le vittime del naufragio e Prospero, dopo averla rassicurata sul fatto che ai malcapitati non accadrà alcun male, inizia il racconto della sua storia e i motivi che lo hanno spinto a questa azione. Prima del naufragio l’isola era abitata, oltre che da Prospero e Miranda, da spiriti al servizio di Prospero, tra i quali Ariel (spirito dell’aria ed esecutore del naufragio che ha disperso i gruppi i naufraghi nell’isola) e Calibano (spirito abominevole che Prospero ha provato ad educare al bene ma senza risultato e, quindi, è stato ridotto in schiavitù). Ferdinando, figlio del re di Napoli, incontra Prospero e Miranda e i due giovani si innamorano subito, per un incanto operato da Ariel che ricorda quelli di Puck nel Sogno di una notte di mezza estate. L’innamoramento è istantaneo, così come in Romeo e Giulietta, ma qui non condurrà alla morte, solo perché Prospero sarà capace di perdonare e gli altri di redimersi.

The Tempest

Non è assente il dolore in questa rappresentazione, ma è mitigato dalla magia, dagli incantesimi di Prospero e Ariel e dalla benevolenza finale del protagonista, che alla fine rinuncerà alla magia per essere soltanto un uomo preparato a morire.

La contrapposizione tra sogno e realtà, incantesimo e disillusione è forse qui più fluida e più credibile rispetto al  Sogno di una notte di mezza estate, anche meno netta e lo spettatore quasi si illude e sogna con l’attore in attesa di pace e redenzione. L’uomo agisce tra mondi paralleli e in scena non abbiamo dubbi. Tutto è più sereno, disteso e rilassato.

Ancora una volta, la scenografia è essenziale, senza alcun tipo di decorazione. Tutto è nelle mani degli attori, tuttalpiù, di qualche piccolo strumento del mestiere – la bacchetta di Prospero, il lenzuolo – dei costumi e delle bellissime musiche di Paul Knight, autore della colonna sonora.

The Tempest

Buona l’interpretazione di Jonathan Kemp nel ruolo di Prospero, ma il personaggio/attore che ha dominato sapientemente il palcoscenico è Cory English nei panni di Calibano. Eccellente la sua recitazione, la sua mimica ed espressione. Azzeccatissimo anche George Caporn come Ariel, spirito fluttuante e volteggiante. Il fisico esile ed asciutto ha sicuramente agevolato i movimenti e la presenza scenica.

Ottimo anche il gioco delle luci per indicare un cambio di scena e di tono. Assente qualsiasi tipo di effetto speciale, quindi, magia ed incantesimi emergono direttamente dalla rappresentazione.

Altra nota positiva, la durata della messa in scena, né eccesiva né breve, elemento assolutamente fondamentale, considerando che l’opera è in lingua originale e per alcuni non semplicissima da seguire. In questo modo il regista ha mantenuto sempre desta l’attenzione del pubblico.

L’incisività e la bravura degli attori sono gli elementi chiave di questa compagnia e di questa rappresentazione.

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