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Fondo Villa Cellere: quando a Villa de Sanctis pascolavano pecore e buoi.

Continua il viaggio per parlare di Villa Cellere. Agli inizi del '900, tutto il territorio circostante era considerato suburbio, agro romano e, pertanto, suddiviso in tenute più o meno piccole. Tra queste figurava la tenuta di Villa Cellere.

Sappiamo che nel 1898 c'era un villino e vi si svolgevano duelli. 

Ora vi propongo la lettura del Bollettino del Ministero di agricoltura, industria e commercio. Serie C, Relazioni e studi scientifici e tecnici del 1911, nel quale due relazioni dell'Ispettorato del Bonificamento Agrario e della Colonizzazione, parlano e descrivono nei dettagli la tenuta di Villa Cellere.

Buona lettura.

Agro Romano nel 1850
 

Concorso a premi per la piantagione di alberi da frutta nell'Agro Romano - (R.D. 30 giugno 1907, n. 509)

Conte Giulio Macchi di Cellere - Villa Cellere

(visita 16 aprile 1910)

Il Fondo denominato Villa Cellere, dalla estensione di ettari 51, è posto al 4° chilometro della via Casilina. Il proprietario, signor conte Giulio Macchi di Cellere ha piantato, nella parte della sua proprietà a lui riservata, e nei pressi del giardino, n. 87 alberi da frutta, principalmente meli, peri, cacki, ecc. Gli alberi sono piantati parte in gruppo presso il giardino e parte nell'orto e lungo i viali della villa. La Commissione, riconosciuto che le piante hanno attecchito e danno affidamento di una sicura fruttificazione, dato il loro piccolo numero e la buona volontà del proprietario, addimostratasi anche nel modo col quale è condotta agrariamente tutta la sua proprietà, propone l'assegnazione dell'intero premio e cioè: Per piante n. 87 a L. 0,49, L. 34,89.


Concorso a premi per impianto di nuove aziende nell'Agro romano soggetto a bonificamento obbligatorio (R.D. 29 giugno 1905, n. 508; e D.M. 3 gennaio 1906)

Fondo Villa Cellere, del signor Tommaso Santarelli

Il signor Santarelli, prese in affitto nel 1904 il fondo Villa Cellere, a Tor Pignattara, esteso ha. 51,08 (di cui ha. 2.50 ad uso di villa); vi eseguì i miglioramenti qui appresso indicati (e che risultano anche da una relazione del dicembre 1907, in atti presso l'Ispettorato del Bonificamento); e ne uscì nel settembre 1909, per averlo ceduto in subaffitto, essendo egli passato a condurre altro fondo.

I miglioramenti eseguiti si possono compendiarecome segue: alcuni restauri ai fabbricati esistenti; messa a coltura avvicendata di gran parte del terreno, con divisione in campi, e con sistemazione della superficie e degli scoli; ricostruzione del vigneto esistente, con diradamento di parte di esso; piantagione di circa 600 tra olmi e robinie, ed inoltre riforma della piantagione esistente di gelsi; deviamento e sistemazione di un colatore, per togliere il pericolo d'inondazione in una zona del fondo; recinsione di alcuni appezzamenti. E per certo l'opera colturale dell'affittuario dovette essere solerte e ben condotta; l'impiego di macchine agrarie (la relazione del dicembre 1907, ne constatava per oltre 4000 lire di valore) e di concimi chimici fu rilevante, e ben scelto il bestiame lattifero (allora 32 vacche) introdotto.

Ma qui è da osservare che, anche prima dell'affitto del Santarelli, il fondo, - che dista poco più di tre km. da Porta Maggiore ed è parte del suburbio di Roma - già condotto da precedenti affittuari, stabulava circa 40 vacche lattifere, mantenute anche con foraggi importati dal di fuori. Indipendentemente, perciò, dalle coltivazioni del fondo, questo, per la sua vicinanza al mercato di Roma, era sede di una particolare industria che già gli dava carattere diverso dalla generalità delle tenute condotte col sistema tradizionale romano. Questa industria, naturalmente, è stata anche continuata dal Santarelli, pure importando foraggi dal di fuori del fondo; ma il Santarelli ha messo a coltivazione avvicendata gran parte del terreno, con medicato fuori rotazione.

Della condizione del fondo prima del 1905, la Commissione non farebbe questione, se, avendo smesso il Santarelli di condurre il fondo, ed avendolo subaffittato come sarà detto, gran parte del lavoro da lui accuratamente eseguito non fosse andato perduto, sì che il fondo è venuto a perdere alcuni dei requisiti tassativamente richiesti dai decreti del concorso.

Difatti, al momento della visita della Commissione, si è constatato che il fondo è subaffittato per 9 ha. circa al signor Frattari che, nella stalla principale, mantiene 40 vacche da latte ed 1 toro, oltre a 2 buoi e 12 equini; per altri 2 ha. circa è subaffittato al signor Ponzi, il quale, in altra stalla (in mediocre condizione e senza concimaia) sulla via Casilina, mantiene 14 vacche da latte, oltre a 2 equini; questi subaffitturai naturalmente acquistano foraggi; il resto del fondo, e quindi la maggior parte di esso, è subaffittato per pascolo di pecore, fino al 15 marzo, dopo la quale epoca si falcerà per conto del Santarelli. 

In relazione a ciò, il fondo - se si eccettuano circa ha. 1,40 a vigna (attualmente coltivata ad erbai negli interfilari); ha. 0,60 a filari di viti, consociate a medica; poco più di 8 are di orto; ha. 1,70 ad erbaio di rape; poco oltre ha. 4,50 ad erbaio di favetta e avena - è rimasto per oltre 40 ha. a pascolo.

La Commissione ha dovuto constatare che attualmente nel fondo concorrente sono venute meno le condizioni necessarie perché esso possa essere proposto per uno dei premi stabiliti nel Concorso; e ciò ad onta che, in passato, il Santarelli abbia esplicata pera utile e lodevole, della quale però non restano che poche tracce, essendo il fondo tornato press'a poco allo stato primitivo.

Topografia geometrica dell'Agro Romano- Giovanni Battista Cingolani

Ma perché Villa Cellere (o vigna Del Grande) faceva parte di quella parte di agro romano sottoposto per legge a bonifica?

Ci viene in aiuto uno studio del 1882 di Giuseppe Pinto: Roma, l'agro romano e i centri abitati. In questa opera, a pagina 65, tutta la zona di questo quadrante è così descritta: 

Prima di salure l'erta del colle di Tor Pignattara, in un certo sito detto della Marranella, a cento metri o poco più di distanza dalla vigna Del Grande (poi villa Cellere ndr), presso l'Osteria del Sole e la prossima Vigna Belardi, si notano febbri di infezione miasmatica gravissime, non solo nell'estate, ma anche nell'epoca invernale, in cui l'azione dell'endemia palustra suole essere assai mite nella sua propria intensità e maleficio di effetti. Eppure dalla spianata della vigna Belardi e osteria del Sole all'erta lievissima che condice al vertice del colle, ove godesi salubrità discreta anche nella stagione più ostile dell'anno, la differenza di lvello marino non è che di pochissimi metri. In quella spianata che viene detta pedica della Marranella passa però, dirigendosi sempre piùù a valle, un corso perenne di acqua, detto la Marranella, da cui trae il nome la sottoposta bassura.

Ora. Se il fondo di Villa Cellere copriva circa 50 ettari, quindi 500.000 (cinquecentomila) metri quadrati circa, ho provato a ricalcare un ipotetica superficie nei pressi dell'ipogeo di villa Cellere. Non potendo accavallarsi alla Casilina, credo che il fondo si estendesse esattamente (o quasi) per l'intera estensione di Villa de Sanctis.





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