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Viaggi il tuo viaggiare. Antologico con 3 inediti – Illustrazione di Valeria Chatterly Rosenkreutz

Viaggi il tuo viaggiare

Antologico con 3 inediti

Iannozzi Giuseppe

in the mirror by Chatterly

in the mirror by Chatterly

illustrazione di Valeria Chatterly Rosenkreutz

Angelica

Così se oggi ancora credi in Dio
mettilo un po’ da parte
Bene o male,
fra danni convinzioni e illusioni
ha già fatto la sua maledetta parte

Così se oggi ancora credi
chiedi al tempo un attimo
Non credere sia stato facile
distribuire pani e pesci ai tanti:
anch’io sono stato un Sacripante
e un questuante,
anch’io sono stato innamorato,
e come ogni uomo ci ho creduto

E come uno stupido ho avuto
quel che per forza ho poi avuto
E come un annegato ho bevuto
Così se oggi ancora credi in Dio
non dire che ci sono in mezzo anch’io
La verità era già là, era già là

La verità era già là, era già là
Fra danni convinzioni e illusioni,
nell’ingrata parte d’un angelo caduto
a modo mio ho fatto detto e dato
sempre a metà, sempre a metà

Viaggi il tuo viaggiare

Amputare i ginocchi
perché non vedano il gioco,
la paura negli occhi
dello straniero che sei

Dire ciao addio arrivederci,
ci vediamo domani casomai dopo
E dai finestrini a lutto tirati giù,
con sorrisi acrilici salutare tutti,
immaginare i volti non sconvolti,
sapere per filo e per segno
che la signorina e il signorino
si danno da fare con rossetti
e lunghi baffi alla Dalì
Ma l’orologio,
l’orologio sulle sette fermo
annega nella sabbia le lancette,
nel cuore spaziale
d’un Gesù un po’ così e così
dalla spiaggia di Port Lligat ammaliato
E tu, tu viaggi il tuo viaggiare

E tu, tu viaggi il tuo viaggiare
buttando in un angolo le scarpe
nelle tasche cercando due monete d’oro

E poi, e poi, e poi…
non si prova più moto d’apprensione
per i crisantemi belli e gialli lasciati
in giardino tra le pietre a marcire

E poi,
poi dopo non rimane niente di niente,
nemmeno una crosta di pane
o la delusione d’un vuoto di conchiglia

E poi, e poi, e poi…

I.

Quando la morte viene
a ogni affetto, giusto e sbagliato, pone riparo
Così ci dissero gli amici e i nemici,
e noi, senza batter ciglio, gl’abbiam creduto

Mille angeli ribelli piovvero giù dal cielo
con le loro arpe rubate a dio,
ma uno era più bello di tutti gli altri
e non aveva né un’arpa né ali piumate

Mi hai dato la mano
e l’ho stretta io nella mia
affinché non potessi tu fuggire
In quel momento s’infiammò la luna
dietro a una tendina di negre nuvole,
mentre la musica delle arpe ci prometteva
l’inferno e il paradiso nelle latebre riuniti
Ascoltammo le dita angelicate
sulle corde pizzicate
e il silenzio di quell’angelo
senza niente in mano,
perché la morte quando viene per vivere
a ogni tormento e lamento pone riparo

Senza batter ciglio,
in un momento di luminosità
compresi che non sarei fuggito,
compresi la verità
perché la tua anima era in quell’angelo muto
Abbiamo così iniziato a dormire per sempre,
per sempre l’uno accanto all’altra

II.

Tutti i cieli urlano il tuo nome
attraverso la mia voce
Sono lontano mille miglia
dall’amore e dall’odio
Ma è nell’aria il tuo sapore
che non so dimenticare

Che ci posso fare? Davvero non ricordi
che sono semplicemente un uomo?
Davvero non puoi capire
che ogni respiro, che ogni sospiro
che tiro a campare è solo per te?

Tutti i cieli urlano il tuo nome
Ci ricordano l’uno all’altra
com’eravamo belli abbracciati al sole
sotto la pioggia delle nostre lacrime

Tutti i cieli urlano che non è giusto
che l’amore nella pioggia del tempo
si sia perso

Lo sanno tutti, tutti lo sanno
che lo devo a te se sono un uomo,
a te che hai dimenticato la bellezza
delle domande senza risposta,
senza pietà

Tutti lo sanno
che eravamo una preghiera in cielo
Lo sanno tutti
che eravamo vuoti a perdere, felici
di nasconderci sotto le lenzuola della luna
E’ per questo
che i cieli urlano ancora il tuo nome
E come sempre ogni mattina ha il tuo sapore
che si spande al di là di ogni lontananza

Siamo sotto i cieli del nostro amore
Lo sanno tutti, tutti lo sanno che è così
Che l’amore nella pioggia del tempo
si sia perso?
Siamo sotto i cieli d’un’assurda tenerezza
Lo sanno tutti, tutti lo sanno che è così
Che l’amore nella pioggia del tempo
si sia perso?

Siamo sotto i cieli del nostro amore
Lo sanno tutti, tutti lo sanno che è così
Davvero non ricordi
che sono semplicemente un uomo?
Siamo sotto i cieli d’un’assurda tenerezza
Lo sanno tutti, tutti lo sanno che è così
Che l’amore si nella pioggia del tempo
si sia perso?

Sono lontano mille miglia…
dall’amore e dall’odio
Sono lontano mille miglia…
dall’amore e dall’odio
Sono lontano dall’amore e dall’odio…
dall’amore
Sono lontano dall’amore e dall’odio…
dall’amore

Siamo,
siamo sotto i cieli del nostro amore…

III.

Esco, oggi esco
Prenderò qualcosa che sia per me,
un giorno di sole e uno di pioggia
e una storia di venti caldi e freddi

Ho un appuntamento:
sotto l’Arco di Trionfo
aspetta un cuore pulsante
che è la vita mia temuta
e da sempre bramata;
così credo che uscirò
a prendere quello che voglio,
nonostante i venti e i tempi
che all’improvviso cambiano

Esco, oggi esco
Vado a incontrare
il volto mio,
l’età che ha,
gli occhi e la bocca
in un raggio di sole,
in uno specchio
di acqua piovana

IV.

Se intorno ti guardi
e occhi amici non scorgi,
allora tendimi la mano
anche se non sai chi sono
Andremo lontano, lontano
prima che il mondo
s’accorga di noi,
della nostra follia d’amare
nonostante sia io giusto un’ombra
Andremo lontano, lontano
prima che il tempo
mi faccia tomba
sul fiore del tuo sorriso appena
sbocciato, appena nato
nonostante tu sia impossibile
da credere, per me troppo bella

V.

Guarda questo mondo, poi guarda me
E dimmi quale la differenza, se c’è

Guarda, guarda com’è facile cadere
e rialzarsi sempre annegando lagrime
nella stessa pozza che ci ha visti
dentro al Tutto e al Niente

Guarda, guarda questo giorno
che non c’è, che non è
Eppure noi sediamo a un tavolino francese,
centelliniamo un succo amaro e uno dolce
dallo stesso bicchiere, dallo stesso amore

Guarda te, poi guarda me
E dimmi quale la differenza, se c’è

VI.

Rondine, allora è proprio vero che,
che hai dato via ogni mio affetto
che hai scavato uno spazio bianco
e uno nero accanto ai fianchi
della giovinezza – spietata tenerezza

VII.

Un tale bailamme non s’era mai visto, eppure c’è. Tutti scrivono, adesso anche il mio portiere s’è messo in testa d’esser poeta, e forse lo è veramente. E’ un po’ rustico, però le idee ce l’ha ben chiare in testa. Peccato sia di destra. Che ci volete fare? La poesia è di tutti e tutti la fanno secondo l’animo che gl’è conforme.

Vendo poesie. Mi faccio poeta ortolano. Vado a zappar la terra con la penna. Spruzzo inchiostro. Irrigo così la terra. I fogli. Poi li dimentico. Poi li vendo: ricavo netto, cinque centesimi al chilo. Non è molto. Anzi, è proprio poco. Ma poi andranno al mercato, e sulle bancarelle li venderanno a peso d’oro e io farò la fame come sempre. Come sempre.

Stamattina uscivo di casa, il portiere m’ha detto che aveva scritto una nuova poesia: me l’ha recitata leggendo da un foglietto macchiato d’olio e pesante di sale. L’ho ascoltato rassegnato, quasi benevolo, perché gli anziani mi fanno sempre un po’ tenerezza anche se sono degli stronzi completi. L’ho ascoltato, poi mi sono dileguato e mi sono fatto strada fino a incontrare il mio edicolante: m’ha guardato, ha scosso il capo e ho capito che c’è la crisi economica e che continua ad esserci. Ho preso il giornale, gli ho dato una rapida lettura: mi sono soffermato sulla cronaca a leggere d’un tizio che ha preso tante ma tante bastonate. Ha preso a piovere, fortemente. Ho usato il giornale per ripararmi almeno la testa. Sono arrivato in ufficio, ma il giornale era ormai zuppo d’acqua piovana: sono stato costretto a buttarlo via. Non m’è dispiaciuto perché c’è la crisi economica.

MOSTRO D’INCHIOSTRO

Disteso rimango a far avara poesia
come mostro verde d’invidia
L’infinito sudo e l’ultimo suo vagito
nel fiato mio che alla lingua si sposa

Son brutto assai – lo riconosco –
e solamente vorrei lo stagno mio
e lì affogare il nero inchiostro
che sta dentro al dispiacere mio

Per l’amor che ti porto,
nel salotto dalle pareti scrostate
rimango invece come sono;
e m’addormento sognando te,
il volo e l’occhio del regal falco


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