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Enzo Ferrari, Francesco Baracca e la nascita del Cavallino Rampante

Enzo Ferrari, Francesco Baracca e la nascita del Cavallino Rampante, dalla prima guerra mondiale ad uno dei marchi automobilistici più amati.

storia dell'origine del cavallino rampante

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Enzo Anselmo Ferrari (Modena, 20 febbraio 1898 – Modena, 14 agosto 1988) è stato un imprenditore, dirigente sportivo e pilota automobilistico italiano, fondatore della omonima casa automobilistica, la cui sezione sportiva, la Scuderia Ferrari, conquistò in Formula 1, con lui ancora in vita, 9 campionati del mondo piloti e 8 campionati del mondo costruttori.

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Francesco Baracca (Lugo, 9 maggio 1888 – Nervesa della Battaglia, 19 giugno 1918) è stato il principale asso dell’aviazione italiana e medaglia d’oro al valor militare nella Prima Guerra Mondiale, durante la quale gli vengono attribuite trentaquattro vittorie aeree.

70 anni di storia, uno dei marchi di auto sportive e da corsa più famosi e amati del mondo…ma com’è nato? Qual’è stata la sua origine?

Il simbolo della scuderia di Maranello, il Cavallino Rampante, ha origine nell’aviazione italiana, era il simbolo dipinto sull’aereo dell’eroe Francesco Baracca.

Francesco Baracca era un asso dell’aviazione ai tempi della Prima Guerra Mondiale, vantò ben 34 duelli vinti contro gli avversari austroungarici. Volava sul suo velivolo che a sinistra presentava il disegno di un cavallo nero rampante con la criniera mossa dal vento e sulla destra il simbolo della 91esima Squadriglia.

17 Giugno 1973, data da ricordare per tutti gli amanti della Rossa di Maranello. Enzo ferrari ha 25 anni, un giovane squattrinato dal passato tormentato e infelice che ha appena vinto la sua prima competizione automobilistica: il GP del Circuito di Savio, era talmente veloce che pareva volare sulla sua Alfa Romeo Rltf che portava il numero 28.

La contessa Paolina de Biancoli, madre dell’aviatore Baracca, rimase talmente entusiasta dalla sua gara che gli si avvicinò e gli disse «Caro Ferrari, lo metta sulle sue macchine da corsa. Le porterà fortuna» porgendogli una tela con dipinto un “cavallino nero rampante”.

La tela proviene dal biplano da caccia SPAD S.XIII appartenuto a suo figlio, l’asso dei cieli. Lo aveva fatto dipingere sulla fusoliera alla sua quinta vittoria, quando divenne asso nel 1916 durante la Grande Guerra, volando per la 91esima Squadriglia, detta “Squadriglia degli Assi”, dove erano riuniti tutti i migliori piloti del Regio Esercito.

Adorato dalle folle, coraggioso e amatissimo dalle donne, Francesco Baracca divenne il mito dei cieli “Quando volo, soprattutto quando sto duellando con il nemico, la mia mente è vuota, libera, non pensa. Agisco d’istinto, rovescio l’aereo, lo faccio scivolare d’ala, lo metto in vite, lo richiamo“.

Francesco scelse per la fusoliera del suo aereo, applicando delle varianti, lo stemma del “Piemonte Cavalleria”, (per rivendicare il suo amore per i cavalli e le sue origini militari, Ndr.) una delle differenze sostanziali fu che il cavallo originariamente guardava verso destra, ora verso sinistra e il colore da argenteo divenne nero.

Rimase ucciso a 30 anni durante una missione di mitragliamento, restando negli annali della nostra aviazione militare.

Ferrari accettò il dono anche se, in quel momento, non sapeva bene dove utilizzarlo. Allora correva come gentleman-driver per l’Alfa Romeo e quella casa aveva già il suo stemma. L’anno seguente fondò una sua società con lo scopo di acquistare auto da competizione Alfa, modificarle e utilizzarle per competere nel calendario nazionale delle gare sportive.

Il 9 luglio del 1932 il cavallino rampante trovò nuovamente il suo posto, dall’elevata velocità dell’auto pareva quasi “volare” alla 24 ore di Spa-Francorchamps su un fondo giallo, colore modificato dall’originale bianco simbolo di Modena, città natale di Enzo.

Ferrari da esso fondò il suo famosissimo emblema. Nel 1947 la scuderia Ferrari si trasferirà definitivamente a Maranello a causa dei bombardamenti dando origine a quella che diventerà la LEGGENDA DELL’AUTOMOBILISMO.

Enzo Ferrari e Francesco Baracca se si fossero conosciuti avrebbero sicuramente legato, le sue auto avevano qualcosa in comune con gli aerei, erano talmente veloci che parevano “volare” abbastanza forte da rendere un’intera nazione orgogliosa e fiera, per sempre.

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