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#DissensoComune. Donne al comando contro le prepotenze maschili. Tra caccia alle streghe e capri espiatori

Donne sulle barricate del #DissensoComune.

Quando la viralità della rete può diventare uno strumento importante per lanciare messaggi costruttivi e condivisibili. E’ il caso della lettera aperta firmata dalle donne del cinema e dello spettacolo italiano, a cui si sono aggiunti gli appelli di numerose altre categorie professionali.

Polish-born actress/cast member Kasia Smutniak (C), Italian actresses/cast members Anna Foglietta (L) and Alba Rohrwacher pose during the photocall for ‘Perfetti sconosciuti’ at a hotel in Central Rome, Italy, 02 February 2016. Fonte Ansa

Giornaliste, cantanti, starlette, showgirl, modelle, unite contro i tentativi di abuso da parte di uomini di potere che potevano in parte decidere della loro carriera e del loro futuro, anche quando gli approcci troppo arditi non sono mai sfociati in vere e proprie violenze sessuali. L’eco di “Weinstein” che, ricordiamo, ha fatto tremare il mondo hollywoodiano, si è esteso in Europa e in Italia, cancellando ogni margine di dubbio che il rapporto tra produttori cinematografici ed attrici sia sempre limpido.


È un intero sistema, quello dello star system che va ricostruito sulle fondamenta del buon costume e non solo sui presupposti dello Stato di Diritto: ciò vale per i produttori ma anche per l’atteggiamento delle aspiranti cadette, consenzienti e non, disposte a tutto pur di arrivare al successo. È necessario rimuovere quelle gerarchie di superiorità e quei rapporti di subordinazione che vincolano soprattutto le donne a rapporti di lavoro schiavizzanti. Questo discorso va esteso in tutti gli ambienti di lavoro: dai top manager che fino a non molti anni fa declinati esclisivamente al maschile, fino ai rapporti tra i dipendenti e i loro superiori, vincolati a sudditanze e a condizionamenti  “di genere”.

Occorre una cultura del lavoro che non guarda solo all’immagine ma al valore umano della competenza. Eppure non bisogna cedere all’impulso della “caccia alle streghe”. O peggio ancora di cercare ad ogni costo il capro espiatorio di una cultura maschilista a cui non sempre le donne, nel Mondo Dello Spettacolo e non solo, hanno saputo dire di “no” pur di fare carriera e raggiungere il successo.

Il caso del noto e potente produttore hollywoodiano da un lato ha rotto il muro dell’omertà, dall’altro lato ha servito sul piatto d’argento l’assist della strumentalizzazione per giovani rampanti in cerca di notorietà, che prestano il fianco alla gogna delle denunce “mediatiche”.

C’è anche un altro rischio che è quello espresso da una delle poche voci fuori dal coro, come Catherine Devenue che, provocatoriamente rivendicava la libertà degli uomini di sedurre, corteggiare e conquistare senza necessariamente gridare “al lupo”. E recentemente anche Brigitte Bardot sulle colonne di Panorama ha tacciato di ipocrisia quanti criticano una consuetudine consolidata negli ambienti dell’industria cinematografica, solo ora che la vicenda è nell’occhio del ciclone.

Si urla allo scandalo in uno show business in cui a volte capita di non riuscire a comprendere fino a che punto la vittima sia davvero “vittima” e l’aguzzino sia veramente tale. Il rischio è sempre quello che si metta in moto la macchina del fango che può trascinare nella polvere, indistintamente, martire e carnefice.
Certamente l’intento dell’appello firmato inizialmente da una decina di attrici italiane -numero che è andato in crescendo nel corso dei giorni – ha l’intento di esprimere solidarietà nei confronti di coloro che hanno avuto il coraggio di denunciare. Ma già piombano critiche da parte delle vittime che vissuto e raccontato le loro storie vissute in prima persona, facendo nomi e cognomi di registi e produttori da cui avrebbero avuto tentativi di avance spinte in cambio di un ruolo all’interno di un film. Le firmatarie dell’appello vengono tacciate di esprimere solidarietà senza però esporsi più di tanto con la loro diretta testimonianza. Tuttavia è sempre meglio del silenzio. Il #DissensoComune firmato dalle attrici per quanto possa essere vago può essere utile a sensibilizzare la società civile. Può risvegliare le coscienze non solo su quanto accade nel mondo dello spettacolo ma anche e soprattutto su ciò che si verifica nella quotidianità, allorquando una impiegata “stalkizzata” desiste dalla volontà di denunciare per evitare ritorsioni dal proprio capo.

Marianna Gianna Ferrenti

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