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Il 4 gennaio al cinema “Corpo e anima”, sul grande schermo l’amore che si genera nei sogni

«Non permettiamo alle quisquilie di disturbarci nel sonno, i sogni apparentemente innocenti si rivelano maliziosi», con questo assunto Freud vuole metterci in guardia dal sottovalutare la dimensione onirica ed il significato, talvolta latente, dei sogni.

Argomento particolarmente a cuore alla regista e sceneggiatrice ungherese Ildikó Enyedi, autrice anche di Tamas et Juli (1997), che ha scritto e diretto il suo ultimo film “Corpo e anima” (On Body and Soul nel titolo originale) dove la realtà dei due protagonisti e il loro mondo onirico si incrociano in una pellicola cinematografica che è il risultato di un lavoro di sottrazione della regista.

Enyedi ha scelto di girare un Film in cui l’unità di azione è rappresentata da uno stabilimento dove vengono macellati gli animali; alla carne sanguinolenta del mattatoio (un riferimento forse al concept dell’arte di Francis Bacon?) si contrappone il candore della foresta innevata (il paesaggio del mondo onirico di cui fanno esperienza i protagonisti) nella quale si incontrano un daino e un cervo (Géza Morcsányi e Alexandra Borbély). Solo qualche scorcio di Budapest e il film è chiuso tutto qui.

La pellicola cinematografica prodotta in Ungheria e distribuita da Movies Inspired – si ricorda – è stata selezionata per rappresentare l’Ungheria ai premi Oscar 2018, nella categoria miglior film in lingua straniera.

Con quest’ultimo lavoro la Enyedi, autrice anche di Il mio XX secolo (1989), ha vinto l’Orso d’oro al Festival internazionale del cinema di Berlino, prima opera ad essersi aggiudicata tale riconoscimento.

Nel film Endre, il direttore amministrativo di un mattatoio industriale, trova che Mária, la nuova responsabile del controllo qualità inviata dalle autorità, sia eccessivamente formale e severa nel valutare la qualità delle carni, ma la donna fa semplicemente il suo lavoro, e con lo stesso ordine che utilizza nella gestione della sua vita.

Ma accade un giorno che, nel corso di colloqui di routine, la psicologa aziendale scopre che Mária ed Endre condividono lo stesso sogno ricorrente. La donna inizia a fare un collegamento, anche se inizialmente crede sia uno scherzo; scopre che non lo è affatto.

I due sono tipi solitari, introversi, e non sanno cosa significhi questo sogno che li ossessiona, si sentono a disagio.

I due protagonisti del film ungherese candidato all’Oscar 2018

 Mária ed Endre scoprono di incontrarsi ogni notte in un territorio comune: un paesaggio innevato, una foresta tranquilla, nei corpi di un daino e di un cervo che si amano.

Accettano questa coincidenza, non possono ignorare l’intimità che li lega così semplicemente nei loro sogni…

La regista indaga le difficoltà di comunicazione e le forme del sentimento.

Un cinema per certi versi cerebrale, come scrive giustamente Simone Emiliani su Sentieri Selvaggi: «Ma anche vivo quello di On Body and Soul. Il corpo e l’anima. Come parti separate. Ed è nella parte onirica che il film riesce a entrare paradossalmente nella vita di Endre e Mária, l’unico luogo dove non si avvertono le loro difficoltà di movimento. Lui ha un problema a un braccio, lei invece è incerta ad ogni passo. Parla poco, ha una memoria incredibile e poi da sola ricrea quello che ha vissuto durante il giorno».

Valeria Gennaro

poster del film, 3.bp.blogspot

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