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Juventus-Verona 2-1. Bianconeri raggiungono quota 95 punti

Bisognerebbe volarci intorno per capire quanto è immenso il monumento sportivo scolpito della Juventus in questi sette anni, che dal basso non si comprende fino in fondo cosa significhi vincere sette scudetti consecutivi (unendoci quattro coppe Italia). O forse allontanandosi, con il tempo, si avrà una più lucida percezione della grandezza dell’impresa juventina: quando, tra vent’anni, si capirà che solo progettare l’assalto a un simile record provocherà vertigini. E’ il giorno della festa, la settima consecutiva, tra il godimento per uno scudetto sofferto e combattuto e la commozione per l’addio a Gianluigi Buffon, che di quel monumento sportivo ha costruito e fortificato le fondamenta. E’ un pomeriggio di sole, pioggia e mani che bruciano per il tanto battere. Gozzoviglia di emozioni con la ceralacca di qualche lacrimuccia versata sia in campo che sugli spalti per smentire il cinismo di un calcio affarista e mercenario. Ci sono ancora ragioni per commuoversi, bisogna solo cercarle meglio e tra l’erba di questo fortunatissimo impianto, che è lo Juventus Stadium, se ne trovano parecchie da sette anni a questa parte. Oggi pomeriggio, per esempio, si è pure assistito a una partita godibile, non certo combattuta, ma di sicuro giocata di fino. La Juventus che cerca raffinatezza e scatena Douglas Costa, il Verona che si difende senza troppa cattiveria agonistica. Dopo un primo tempo divertente, ma senza gol, la Juventus passa in vantaggio al 4’ con Rugani che effettua un tap-in dopo l’ennesimo slalom di Douglas Costa. Tre minuti dopo è Pjanic a suggellare il risultato con una punizione in modalità Platini: parabola pitturata a saltare la barriera con portiere avversario pietrificato. Il momento del saluto a Buffon arriva al 18’ st e spacca la partita in due. Per cinque minuti la gente applaude, piange, applaude, piange, urla slogan per il numero uno, che nel frattempo saluta compagni, riceve l’omaggio degli avversari e si accomoda in panchina, emotivamente molto provato. Da lì in poi si tira a campare. C’è gloria per l’eco granata Cerci che segna a Pinsoglio (il terzo portiere che riceve la sua meritata mezzora di gloria) il gol del 2-1. E ci sarebbe anche per Lichtsteiner, l’altro che saluta e al quale viene regalato dalla squadra il rigore concesso a 6 minuti dalla fine. Il primo gol in questo stadio fu proprio opera dello svizzero, che ha sui piedi il pallone con cui chiudere l’ennesimo ricamo del destino. Il tiro è molle, viene parato. Non cambia niente, la festa continua lo stesso. (Tuttosport.com)


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