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FRUTTO D’AMORE

La sposa segreta

 

"Hanno un compito importante le streghe.
Di crescere maschi liberi, finalmente circolari e non quadrati.
Tu saresti la madre perfetta."


12 maggio 2023 – Madrid


E' lastricata di segni quasi impercettibili la strada della vita. Minuscole pietre che affiorano dalla terra. Piccoli particolari in grado di rendere unico e riconoscibile un tragitto. Semplici conferme che non ci stiamo solamente perdendo dentro ad un labirinto. Il destino ama tessere ragnatele invisibili,che nascondono geometrie perfette nella loro disordinata complessità. Si diverte ad intersecare le strade più lontane, e ad annodare  a suo piacimento esistenze per poi farle disperdere. E magari a farle rincontrare quando più non sembrava possibile.

Ma quel destino che un tempo ci ha uniti nella follia, ora ci tiene separati ad una distanza veramente incolmabile. Tanto che se oggi tu solo mi vedessi qui, se solo sospettassi il motivo per cui sono tornato a Madrid dopo tanti anni, ne sono certo, mi riempiresti di schiaffi.



22 novembre 2010 (tredici anni prima) - Madrid

E’ una camera ad ore dell’albergo più malfamato di Madrid, la sede prescelta per la nostra festa d’amore. Qui dove si sono posseduti, nell’ombra, migliaia di amanti di ogni età, razza e credo. Qui dove i muri, se sapessero parlare, racconterebbero le storie più turpi ed incredibili di tutta la città. Qui dove nessuno potrà mai sospettare cosa abbiamo deciso di fare.

Ti muovi goffamente, per evitare che il velo che ti avvolge si sfili. Non porti nulla sotto. Lo intravedo nei miei desideri. Sorridi emozionata, come al tuo primo matrimonio, sotto la maschera di carnevale che indossi. Ti avvicini a me con solennità, e sfili la mia: da oggi in poi niente maschere  tra noi, mia illegittima sposa. Da oggi in poi i nostri destini sono legati per sempre.

Ti bacio. Che la folle cerimonia abbia inizio…

Arrivo mezz’ora prima dell’ultima campanella. Il giardino della scuola è vuoto. E io aspetto. Cammino impaziente intorno all’edificio. Rivivo le settimane che abbiamo vissuto insieme, tanti anni fa. Mi torni in mente nel primo giorno in cui ci siamo conosciuti.

Ti avevo preso per una pazza, quando mi avevi detto,  seria, che eri una strega. Che dentro di te sentivi di essere stata bruciata viva, mille anni fa, in un’altra vita. Sorrido guardando per terra. Ma qualcosa di magico in te scorreva davvero in quei giorni. E io la percepivo tutto, questo incantesimo, mentre mi stavi sottraevi l’anima e la ragione.

Il cortile della scuola si è riempito di genitori. Le mamme confabulano sorridenti tra loro, probabilmente sui loro figli. Io invece sono teso come una corda al limite dello snervamento. Ho lo stomaco in subbuglio. E il respiro affannoso. 

Suona la campanella. E spazza via ogni mia residua tranquillità. Il mio cuore inizia ad accelerare senza sosta. Tra poco sarà l’ora della verità, dopo tredici anni di dubbio.


"Come fosse comuni non portino mai i nomi, le fedi degli amanti clandestini. Ma si riempiano di voci. Di promesse. Di attese e di combattimenti. Di un'eternità maledetta fatta di lontananza e di dolore. E della magia del potersi ritrovare. Un giorno. Forse.“

Ti guardo negli occhi ,mentre leggo con seriosa gravosità questa che abbiamo chiamato blasfemamente la "maledizione degli anelli". Vali ogni litro di sangue della pozza in cui un giorno affogherò, mia promessa strega. Ogni chilo di viscere che mi sentirò vomitare talvolta, per il dolore della tua assenza.  
Vali ogni fiamma dell'inferno a
cui sto condannando la mia carne, con questo rito. Da domani, per sempre.
Davanti a noi stessi, e a nessun altro, io ti sposo.
Ti guardo negli occhi, senza indugi né ripensamento alcuno, mentre ti infilo l’anello, e ti dico “per sempre”.  Ti muovi dolcemente, davanti a me. E inizi con eleganza a toglierti il velo. Non hai bouquet, mia sposa. Né riso sui capelli. Giaci nuda ed ubriaca di desiderio sul letto. Senza l'ombra di un pelo, il tuo sesso fa luce nella penombra. Ridi felice, mentre senti le mie mani che ti invadono ovunque. Ti amo. Si, ti amo davvero. Nella nostra follia duale. A dispetto delle nostre vite. A dispetto di mia moglie. A dispetto di tuo marito. A dispetto del figlio che anche in questi giorni cercate, alla luce del sole. Ti amo così come sei. Esattamente. Sappilo. Nella molteplicità di anime che solo una strega può possedere. Ti amo perchè non riuscirò mai ad averti fino in fondo, e per questo mi rimarrai sempre strada. Ma adesso baciami, strega. Baciami. Ancora baciami. Celebriamo il nostro matrimonio d'ombra, nella cattedrale sconsacrata di questa camera ad ore. Con riti di carne e di fuoco. Di graffi e di morsi. Riempiamoci di promesse eterne che non manterremo mai. Diciamo solo tra noi e noi quelle parole che comunque nessun prete potrebbe mai pronunciare e che forse nessun Dio sarebbe disposto ad ascoltare...


Cerco Ana, in mezzo agli altri ragazzi che rumoreggiano all’uscita nel cortile della scuola. Negli anni più volte l'ho vista, nelle foto che mi hai mandato. Sono i figli che scelgono i genitori, diceva una volta una pazza. E quella bambina non ha scelto me. E’ in tutto e per tutto simile a tuo marito. Ma ora che siamo così lontani, ora che non possiamo più vederci, lei comunque è tutto quello che mi rimane di te. Ed è solo per lei che ho fatto mille chilometri di aereo.
 "Mia figlia non è affare che ti riguarda. Perchè continui a chiedermi tanto di lei?"
Forse hai ragione tu, mia strega. Eppure, dentro di me, sentivo di dover tornare qui. Lo stesso. A cercare risposte che eppure non hanno domande.


 Ascolta le mie mani, ora. Ascolta quello che ho nell'anima. Inginocchiati sul letto e apri le gambe. Mi assecondi e ti metti a quattro zampe, come ti dispongo io. Gioco sul tuo sesso con le mie dita fino ad  inumidirti. E poi ti bacio lentamente. Fin quanto non germogli di calore. Gemi. Ma non sta cercando il tuo piacere. Non adesso. Smorzi il tuo verso d'amore tutto d'un tratto, quando senti freddo all'improvviso. Tremi e non guardi. Con una pezza bagnata e gelata strofino il tuo sesso. Fai un verso. “Che stai facendo?!”
“E' un rito di fertilità”, ti dico. “Ogni strega lo deve subire, il giorno delle sue nozze illegittime. “ Tu non mi guardi. Ridi. Mi rispondi che sono completamente pazzo. 
Ridi. Di lucida ebbrezza. Di felicità disperata.
“Metti qualcosa su” mi dici seria subito dopo. 
“Altro che rito di fertilità. Che poi lo senti tu, mio marito.”

Non so se è amore o follia. Ma io non ascolto il tuo buon senso.  Ma non si può consumare qualcosa di così intenso come un matrimonio con un preservativo. E’ un sacrilegio. Senza dirti nulla, entro senza alcuna protezione. Gemi e ti divincoli amabilmente, mentre ti prendo dalle spalle.
A mezza via tra il dolore e l’estasi, il tuo disperato canto d’amore riempie la stanza. Chiama a te il mio desiderio. Accogli il mio seme nelle tue profondità, mia sposa. Fa che esso si impossessi di te. Lasciati sedurre dalla sue ipnotiche ragioni. Lascia che esso scorra e si spanda nelle tue umidità. Stringo forte i tuoi seni, mentre  i nostri piaceri esplodendo si mescolano, come fiamme in mezzo ad altre fiamme.


Non vi è nulla di mio in lei. Nei suoi movimenti. Nella sua allegria. Nel suo portamento. Guardo Ana mentre ride con le amiche, nel cortile della scuola. E' come se fosse una perfetta estranea. Hai sempre avuto ragione tu. E mi chiedo perchè sono dovuto venire qui. Mi chiedo il perchè di questa follia. Ana non è sicuramente mia figlia.
Si alzano schiamazzi, dall'altra parte del cortile. La vedo di improvviso animarsi e chiamare a gran voce. Lascia le amiche, senza dir niente a loro. E corre verso una rissa. Due bulletti stanno malmenando un ragazzino.

"Sebastian. Sebastian". Urla tua figlia. “Lasciatelo stare!”E si fa spazio tra gli altri, per andargli vicino.


E' la prima sera senza di te, mia sposa. La prima di un'infinità che morde il cuore. Non è stato un caso, il lavoro che mi ha tenuto a Madrid in questi settimane. Era scritto nei nostri destini, ancor prima che noi ci conoscessimo.
 Di tanto in tanto oggi indosso il tuo anello, e sento dentro di me l'abisso di una distanza incolmabile. Penso al mio seme che ho lasciato dentro di te. Mi piace coltivare la flebile illusione che tu possa darmi un figlio. Anche se lo dovrò tenere a distanza. Anche se non gli potrò mai parlare. Si. Lo so. E’ un discorso assurdo ed egoista. E per altro è così improbabile. Non eri nei giorni a rischio. Ma tu sappi questo. Se avrai un figlio, e se sarà maschio, (perchè da me e da te, potrebbe venire solo un maschio. Lo sento), se il giorno della sua nascita peserà più di quattro chili (la mia razza non sta mai sotto...), se sarà il migliore, se porterà dentro di sé la somma delle nostre maledizioni, se avrà fin dal giorno della sua nascita negli occhi il marchio del fuoco. Allora sappilo. E' mio.  Perchè a volte certo desiderio può più dei calendari. E sappi che io, per un attimo, quel figlio l’ho desiderato davvero.


Giace a terra, Sebastian. Con il labbro rotto, sporco di sangue. Con lo sguardo fiero di non aver ceduto di un millimetro al sopruso dei compagni. Con il valore del silenzio cucito sulle labbra, mentre il professore arrabbiato li separa e declama punizioni esemplari per tutti. La bambina, tua figlia, lo sta
difendendo, all'arrivo dei genitori.

"Non è stato mio cugino. Sono stati loro. Sono stati loro".

Intanto arriva la sorella di tuo marito. Sebastian sta zitto. E si rialza. Si sistema un ciondolo che nel cadere gli è uscito dalla maglietta. E quando lo vedo mi si ferma il cuore. Perchè in un attimo tutto mi è chiaro come non lo è mai stato.

“Perchè mi hai mentito, mia strega, in tutti questi anni? Non è Ana, mia Figlia. E' Sebastian”

Sebastian indossa una collanina, a cui è legato un anello d'argento. Un serpente che si morde la coda. L'anello che avevo fatto fare per il nostro matrimonio. Lo stesso maledetto anello che oggi porto al dito io. Sebastian ha al collo la tua fede dell’infedeltà Per un attimo mi sento precipitare in un vuoto incolmabile, lungo tredici anni.

" Pesa poco più di due chili. Ed è femmina. Le abbiamo dato il nome "Ana". E forse ora potrai metterti il cuore in pace, una volta per tutte: perchè lei, già si vede bene, è tutta mio marito.”


Lo Guardo Negli Occhi, sorpreso. Con gli occhi che straripano. Col cuore che si sta scardinando per l'emozione. "Sebastian". Sebastian è il suo nome. Ana era solo tua nipote. Tu mi hai sempre mentito. E' uguale a te in tutto e per tutto. Lui non può essere che tuo figlio. Ha il tuo marchio. Il suo sangue. Il tuo temperamento sempre deciso nelle grandi battaglie, quanto incerto nelle piccolezze. Sebastian. Il figlio che negli anni hai voluto proteggere da me, nascondendolo dietro alle foto di una cugina nata negli stessi giorni. Si rialza in piedi aiutato da un compagno. Sgomito tra i ragazzi che si sono accalcati per vedere la scena. Provo ad avvicinarmi. Quanto lo sento vicino a me, da subito. Sento il mio cuore che impazza dall’emozione. Non posso crederci. Lo guardo negli occhi. Lo voglio chiamare a me. Gli voglio parlare. L’ho aspettato per anni questo momento, a dispetto di quello che mi hai sempre raccontato. So che è un errore gravissimo. Ma io devo abbracciarlo. Non mi importa quello che penserai di me, mia sposa. Sento che lo devo fare. A tutti i costi. E’ più forte della mia ragione.


 "Cosa pensi che sarà di noi, dopo il mio rientro in Italia, mia promessa?
"Non lo so. E forse non mi importa neppure. Noi siamo fuoco e forse hai ragione quando temi che bruceremo la terra vicina a noi, perché quella e' la nostra natura. Ma nei prossimi mesi in poi cambierà molto la mia vita. Voglio mettere la testa a posto. Sento dentro di me, che è ora di pensare ad un figlio, con mio marito...”


Lo so che non vorresti che io gli parlassi, per paura di rovinare tutta la sua vita, amica mia. Che non dovrei nemmeno essere venuto qui. Che avrei dovuto rispettare le tue richieste.  Ma tu non puoi più nulla, ora. E’ giusto che sia io, ora, a scegliere per lui. Mentre Sebastian passa vicino, mi blocco. Provo a muovere il piede e lo sento di pietra. Provo a parlare. Ad aprir bocca. Ma non ce la faccio. Come per magia, nessun muscolo del mio corpo si muove. Nonostante mi stia sforzando con tutta l’energia che ho in corpo, non mi muovo di un solo millimetro. Che mi succede? Sono completamente paralizzato. Il mio corpo è diventato rigido come un tronco di legno. Guardo Sebastian che si allontana, come in un film.


“…Un giorno, tra molti anni, ci ritroveremo, chi lo sa. E' una libertà vertiginosa, pura, dolorosa, e nostra. E' la nostra libertà di unirci con voti eterni e dirci addio nello stesso istante. E' un paradosso potente che ci rispecchia perfettamente."


E' oggi quel giorno di cui parlavi qualche giorno prima della nostra unione. Perchè oggi ti sento qui, mia illegittima sposa, dentro di me, come allora. Sei tu che mi stai bloccando. Tu ci sei ancora. Perché se non può bastare un rogo a strappare la vita di una strega, figuriamoci un banale incidente di strada.
No. Io non ho mai creduto che tu fossi realmente morta, quel maledetto venerdi di due anni fa, assieme a tuo marito. Tu oggi sei qui, di nuovo vicino a me.



“Che l'esserci sconosciuti, sia per sempre il nostro modo di conoscerci, mio sposo. Di rincontrarci. Di perpetrare nel tempo il delirio di una follia duale che solo a noi può appartenere. Che i nostri misteri si confondano tra di loro, regalandoci nel caos immane l'eternità della scoperta.”


E’ salito in macchina, tuo figlio. La zia lo porta a casa con sé, assieme ad Ana. Lo guardo, con la coda dell'occhio, mentre la macchina scompare all’orizzonte della strada. E allora, solo allora, mi torno a muovere. Mentre un groppo in gola, a mezza via tra il dolore e la felicità, mi strappa una lacrima. Piango. Con una forza d’anima che avevo dimenticato di possedere. Forse non potrò mai sapere, se è davvero figlio mio, Sebastian, o di tuo marito. E forse non era destino che io lo incontrassi. Ma ora so che lo stai crescendo nella libertà di animo che ti avevo chiesto. Che il tuo compito di madre lo fai ancora nel migliore dei modi, ogni Giorno Della Sua vita. E che gli starai vicino. Quanto aveva ragione quella vecchia pazza, mia strega. Sono senz'altro i figli che scelgono i genitori. Lui ha fatto una scelta precisa, che tu hai capito fin da subito. Sebastian non ha scelto me, e nemmeno tuo marito.

Ha scelto te. Solo te. Per sempre.

 

 

Il racconto, di fantasia, l'ho scritto un paio di anni fa, ispirato da una meravigliosa musa, a cui devo anche alcuni frasi del testo.  La foto è stata scattata nel 2010, e ha titolo "La sposa segreta".

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