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“Mi ritengo libero da ogni aggancio con voi”. Nuova lettera di Padre Domenico all’Ordine dei Cappuccini

“Mi ritengo libero da ogni aggancio con voi”. Nuova lettera di Padre Domenico all’Ordine dei Cappuccini

Alla c. a. di Fr. Felice Cangelosi 
Provinciale
Frati Cappuccini – Messina   

Per la terza volta (e adesso è la quarta volta) ti scrivo per mettere in evidenza la mia volontà, relativa all’intenzione di uscire dall’ordine.  In effetti io, già dal 21 Novembre 2017, mi sono ritenuto fuori dall’ordine, fuori con la mente, col cuore e nella realtà concreta, con la pubblicazione via Fb.  Ripeto che non si tratta affatto di capriccio o di crisi vocazionale, ma  per la pesantezza di un esercizio di potere che da  un certo periodo hai manifestato nei miei confronti. Infatti, aggrappato al tuo potere, ti sei rivestito della boria di un garibaldino e sei diventato come un bullo mastino, più che potente, con l’ansia di colpirmi ad ogni piè sospinto, evidenziando, nei miei confronti, un odio conclamato e uno spirito vendicativo, al punto   che non mi parli più da tanto tempo, che mi hai strappato dalla provincia, e… da Castelbuono, soprattutto in maniera  quasi violenta ed avvilente, che mi hai imposto di non metter più piede a Castelbuono per essere stato minacciato di ritrattare quello che ho testimoniato davanti alla autorità  giudiziaria, dicendo il vero, su quanto, a mia conoscenza circa abusi e molestie, subite da Anna Verde. Pertanto Io, Padre Domenico, confermo che ho stimato sempre l’ordine cappuccino e ho imparato ad amarlo dall’età di 12 anni, da quando sono stato chiamato al seminario (giovedì 27 sett. 1945) e, a poco a poco, anno dopo anno, durante la crescita e l’inoltro progressivo nella dinamica interna fino alla maturità, ho avuto la chiara sensazione che il “cappuccino” fosse penetrato nel profondo del midollo delle mie ossa. E sono stato cappuccino, convinto e convincente, lavorando indefessamente,  giorno dopo giorno e senza risparmiarmi, in tutti i campi dove sono stato impegnato, come presbitero, per ben 60 anni. Mai perplesso, mai scoraggiato, mai avvilito e sempre entusiasta di quello che facevo, dando tutto di me stesso, avvertendo la presenza del Signore in tutto quello che ho potuto realizzare. Posso dire altrettanto per quanto riguarda il rapporto con il popolo  che,  a seguito della mia lunga esperienza ( 40 anni) a Castelbuono, infatti,  mi sono visto seguito  e amato per la mia onestà, equilibrio e assoluta disponibilità.

Mi sorprende, pertanto, e, non poco, l’arrivo della  1° e 2° ammonizione canonica per la dimissione dall’Ordine!!!.  Ti confesso che ci ho riso di sopra un bel po’, divertito. Come si può pensare alla mia dimissione dall’Ordine  dopo che io, liberamente e consapevolmente, col senso di piena responsabilità, ho espresso, ripetutamente, la mia volontà di lasciare l’Ordine e ciò, ripeto, non per crisi vocazionale o per motivi banali???.  Silurato, infatti, a Reggio Calabria ed ivi inchiodato senza il minimo rapporto di dialogo coi superiori e nemmeno col resto della fraternità… Ho avuto la netta sensazione di essere stato rifiutato e, da te, vomitato dalla bocca, dalla mente e dal cuore, perchè ritenuto un essere inutile e dimenticato da tutti, per due anni e mesi… senza mai  una chiamata, una parola di conforto umano…  Ero riuscito a capire che quel luogo, Reggio Calabria, corrispondeva alla conclusione della mia storia umana, come una precisa e inesorabile premeditata condanna. Giorno dopo giorno mi accorgevo, infatti, che qualcosa covava in te e in tutti, in maniera latente e subdola e si manifestava, in modo indiretto, facendomi stare male. Posso dire che ho sperimentato il peso e la dinamica delle inquisizioni medievali. A stento ho sopportato per due anni e mesi l’esilio di Reggio Cal. ma, alla fine, si è rivelata, in tutta la sua portata, quella fragilità che è anche dei più forti, e, in queste condizioni, ho sfiorato, più di una volta, il pericolo di un crollo rovinoso a livello psicofisico o di una scivolata in una depressione senza ritorno, così è successo al pronto soccorso di Reggio C., nella notte tra il 17 e 18 settembre del 2017. Ho avuto tanta paura, quella notte per la salute e per tutto… così ho deciso di provvedere a lasciare quella sede sotto la tutela dell’avvocato e ho fatto ritorno a Castelbuono appunto per motivi di salute, la quale, immediatamente ha ripreso il suo ritmo ed equilibrio normale ad ogni livello fino ad oggi. Dopo tutto questo, pertanto, devo rilevare come in nessuna legge canonica e no, è scritto tutto quello che mi avete fatto soffrire e, pare per il capriccio di un potere di cui ti sei appropriato proprio per fare e vedere soffrire. Il codice di diritto canonico è diventato per te il punto fisso che regola il termometro del tuo agire… E’ possibile che un articolo o un comma del DC  valga più di una persona e di una persona di 85 anni che debba essere strapazzato peggio di un cane, per impedirgli di esercitare quello che ha ricevuto, e non dagli uomini… quell’esercizio che mi ha sempre sostenuto per 60 anni?  Mi ha mortificato fin nel profondo del mio essere, che proprio in occasione del sessantesimo anno di ordinazione, mi sia stato impedito gridare il mio Grazie a Dio per tanto dono? Tu sai che quello che io sono diventato il 9 marzo del 1958, non è frutto della mia industria o del mio saper fare, ma libera scelta del Signore che, già dall’età di 12 anni, mi ha chiamato, cosa che io ho capito benissimo e l’ho tenuto sempre presente, ricordando anche quel primo giorno in cui sono andato al seminario di Randazzo, data che io ho ricordato quasi ogni anno? E tutto ciò a beneficio della Chiesa e del prossimo. Rimango ancora inebetito e scioccato. Mi sembra proprio di vivere quella scena quando Gesù ha presentato la sua nuova legge di libertà, di gioia e di salvezza e i Farisei, brontolando, si aggrappavano alla legge degli uomini!!! Per questo io reputo che più che un‘offesa a me,  si è trattato di un impedimento alla grazia e un rifiuto alla misericordia. Aggiungo ancora che,  considerato come morto, completamente isolato, abbandonato ed emarginato oltre che privato di un minimo di dialogo per due anni e mesi, con i superiori, chiusi nel silenzio, insieme al resto della fraternità provinciale… *Mi dissocio dal fatto che, per essere stato membro effettivo dell’Ordine, debba sentirmi coinvolto in quegli atteggiamenti persecutori ad oltranza, nei confronti di Anna Verde, con l’intento di rovinarne la vita e oscurarne la personalità, la fama e il buon nome… Anna, invece, è innocente, di moralità a posto e onesta… *Mi è sonata come un brutale giudizio sommario, la lettera del 06.06.016, un’autentica condanna che mi ha umiliato in profondità  e fortemente offeso nella mia dignità  e personalità umana…  *In questa lettera mi si impone di ritrattare quanto io ho scritto, per sostenere Anna contro  l’azione persecutoria da parte del covosenzaVangelo e quello che, sotto giuramento, ho dichiarato davanti al giudice, cosa che non farò mai, costi quello che costi. Gli abusi e le molestie sessuali, di cui è vittima Anna Verde, sono fatti storici, concreti, orripilanti e indimenticabili che, nell’esperienza di Anna, grondano ancora sangue di profonde ferite morali… *Ho registrato, in tutto questo tempo, la completa assenza dell’intera Fraternità e la radicale  indifferenza  dei singoli membri della fraternità provinciale, particolarmente in determinati momenti in cui era in serio pericolo la mia vita e, considerandomi morto, hanno disperso, dalla mia stanza di Castelbuono, cose che, per me, avevano un valore significativo di una lunga attività coi Bambini e i giovani… *Condanno, con forza, scandalizzato, il ricorso al braccio secolare, mediante  “galoppini”, non senza compenso, al fine di danneggiare, con dicerie calunniose e registrazioni, fatte circolare privatamente , per denigrare Anna Verde sia moralmente che socialmente…  (E’ dire che il 29.09.2012, tu, provinciale, hai detto, dinanzi all’autorità, che: Anna Verde è una persona di animo umile e generosa e, moralmente pulita).   *Biasimo sinceramente il fatto che Anna che, dal 2013 ad oggi, pur avendo avuto la possibilità di lavoro, per se e le sue sorelle, si è trovata, sempre e puntualmente, davanti ad un muro alto e invalicabile, che “la mano nera” di Troina, legata al covosenzaVangelo di SGR, aveva determinato che ciò non avvenisse  e… non avveniva di fatto…  

Pertanto, ancora una volta, per quello che ho dovuto subire fin adesso, mi ritengo libero da ogni aggancio con voi, se no, sarò costretto a prendere provvedimento. Non ho niente da dare a voi e niente ricevere da voi. Rispettosi saluti.

Troina, 30.03.018.  

Fr. Domenico Costanzo



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