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Le foibe "amputate"





"Quando si parla di foibe, sul confine orientale la storia sembra cominciare a Trieste nell’aprile 1945. Retrocedendo, al massimo si arriva in Istria all’indomani della caduta del fascismo, il 25 luglio 1943. A essere amputato dalle ricostruzioni è soprattutto il continuo, violento spostamento a est del confine orientale d’Italia, con conseguente “italianizzazione” forzata delle popolazioni slavofone. Un processo cominciato con la prima guerra mondiale, portato avanti con fanatismo dal regime fascista e culminato nel 1941 con l’invasione italotedesca della Jugoslavia. I crimini commessi dalle autorità italiane durante la guerra nei Balcani – stragi, deportazioni, internamenti in campi sparsi anche per la nostra penisola – sono un enorme non detto. La rimozione alimenta la falsa credenza negli “italiani brava gente” e al contempo delegittima e diffama la resistenza nei Balcani e lo stesso movimento partigiano italiano."

(da La storia intorno alle foibe - N. Bourbaki)

La storia è quasi sempre complessa, articolata, e in una società come la nostra, in cui ormai da tempo la complessità viene marginalizzata, evitata, allontanata perché si ha fretta, perché approfondire richiede tempo, fatica, impegno, e poi che due palle aprire un libro o mettersi a cercare in rete notizie e approfondimenti; in una società come la nostra, dicevo, in cui le notizie e i fatti vengono veicolati sotto forma di microriassunti perché devono stare in un post su twitter o facebook, è inevitabile che dall'interezza dei fatti storici vengano spesso "prelevati" singoli episodi perché utili a perorare la causa politica contingente, da dare poi in pasto ai seguaci della medesima, seguaci intortati dalle patetiche banalizzazioni e semplificazioni come quelle dei vari Meloni, Salvini e compagnia bella.

Ciò che accadde sul confine orientale, brutalmente e ignominiosamente riassunto dai tweet dei due personaggi qui sopra, è proprio l'emblema di quella complessità cui accennavo, una complessità di cui l'orrenda e vigliacca rappresaglia dei partigiani comunisti di Tito rappresentò soltanto l'epilogo, ma che in realtà affonda le sue radici nella secolare lotta per accapparrarsi il predominio sull'Adriatico orientale. Tirare in ballo gli eccidi degli italiani perpetrati dai partigiani titini senza anteporre ad essi tutto ciò che successe prima, come l'italianizzazione forzata delle popolazioni slave ad opera del regime fascista, ottenuta spesso con gli stessi metodi, se non peggiori, rinfacciati ai titini - in quanti sanno, ad esempio, che in Italia erano attivi campi di concentramento gestiti dai fascisti in cui venivano rinchiusi gli slavi deportati dalla loro patria? - è appunto un'operazione falsa e vigliacca.

Ma non se ne esce. La storia, oggi, non interessa più a nessuno, così come a nessuno interessa più approfondire, capire, bastano gli slogan, i titoli, le disonestà storiche e concettuali di certi personaggi che hanno buon gioco a infierire su chi non ha gli strumenti per potersi difendere.


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