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Android: il sistema operativo linux based per i dispositivi mobili

Tags: android

Android è un sistema operativo per dispositivi mobili (mobile OS) sviluppato da Google Inc. sulla base del kernel Linux, potendo dunque essere considerato a tutti gli effetti una distribuzione GNU/Linux per sistemi embedded.

È stato progettato principalmente per smartphone e tablet, con interfacce utente specializzate per televisori (Android TV), automobili (Android Auto), orologi da polso (Android Wear), occhiali (Google Glass), e altri.

È per la quasi totalità Free and Open Source Software (ad esclusione per esempio dei driver non-liberi inclusi per i produttori di dispositivi) ed è distribuito sotto i termini della licenza libera Apache 2.0[6].

Nell’ottobre 2003 Andy Rubin (cofondatore di Danger)[7], Rich Miner (cofondatore di Danger e di Wildfire Communications)[8], Nick Sears (vicepresidente di T-Mobile)[9] e Chris White (principale autore dell’interfaccia grafica di Web TV)[10], fondarono una società, la Android Inc. per lo sviluppo di quello che Rubin definì «…dispositivi cellulari più consapevoli della posizione e delle preferenze del loro proprietario».

Inizialmente la società operò in segreto, rivelando solo di progettare software per dispositivi mobili. Durante lo stesso anno il budget iniziale si esaurì, motivo per cui fu fondamentale un finanziamento di 10 000 dollari da parte di Steve Perlman (amico intimo di Rubin) per poter continuare lo sviluppo. Steve Perlman consegnò a Rubin il denaro in una busta e rifiutò la partecipazione nella società.

Il 17 agosto 2005 Google ha acquisito l’azienda[11], in vista del fatto che la società di Mountain View desiderava entrare nel mercato della telefonia mobile. È in questi anni che il team di Rubin comincia a sviluppare un sistema operativo per dispositivi mobili basato sul kernel Linux. La presentazione ufficiale del “robottino verde” avvenne il 5 novembre 2007 dalla neonata OHA (Open Handset Alliance), un consorzio di aziende del settore Hi Tech che include Google, produttori di smartphone come HTC e Samsung, operatori di telefonia mobile come Sprint Nextel e T-Mobile, e produttori di microprocessori come Qualcomm e Texas Instruments Incorporated. Il primo dispositivo equipaggiato con Android che venne lanciato sul mercato fu l’HTC Dream, il 22 ottobre del 2008[12].

Dal 2008 gli aggiornamenti di Android per migliorarne le prestazioni e per eliminare eventuali problemi di sicurezza delle precedenti versioni sono stati molti.

Dalla versione 1.5 ogni aggiornamento o release, similmente a quanto accade per molte versioni di Linux, segue una precisa convenzione alfabetica per i nomi, che in questo caso sono quelli di dolci: la versione 1.0 e 1.1 non hanno un nome di dolce e sono identificate col solo numero di versione[13], la 1.5 venne chiamata Cupcake, la 1.6 Donut, la 2.1 Eclair, la 2.2 Froyo, la 2.3 Gingerbread, la 3.0 Honeycomb, la 4.0 Ice Cream Sandwich, la 4.1 Jelly Bean, la 4.4 Kit Kat in seguito ad un accordo con la Nestlé, mentre la più recente, lanciata il 14 ottobre 2014, è la 5.0, col nome Lollipop.

Nel marzo 2013 Larry Page annuncia che Andy Rubin ha lasciato la presidenza di Android per dedicarsi ad altri progetti di Google. Viene rimpiazzato da Sundar Pichai.

Descrizione

Android adotta una politica di licenza di tipo open source (escluse alcune versioni intermedie),[14][15][16] e si basa su kernel Linux. La licenza (Licenza Apache) sotto cui è distribuito consente di modificare e distribuire liberamente il codice sorgente. Inoltre, Android dispone di una vasta comunità di sviluppatori che realizzano applicazioni con l’obiettivo di aumentare le funzionalità dei dispositivi. Queste applicazioni sono scritte soprattutto in linguaggio di programmazione Java.

Nell’ottobre 2012 le applicazioni disponibili presenti sul market ufficiale Android (Google Play) hanno raggiunto le 700.000 unità.[17] Questi fattori hanno permesso ad Android di diventare il sistema operativo più utilizzato in ambito mobile, oltre a rappresentare, per le aziende produttrici, la migliore scelta in termini di bassi costi, personalizzazione e leggerezza del sistema operativo stesso, senza dover scrivere un proprio sistema operativo da zero.[18]

Android Open Source Project

Il progetto Open Source Android è guidato da Google e, con il compito di mantenimento e allo sviluppo di Android[19] secondo il progetto “l’obiettivo è quello di creare un vero e proprio successo, in modo da migliorare l’esperienza mobile per gli utenti[20], AOSP mantiene anche la compatibilità dei programmi per Android, la definizione di un dispositivo “Android compatibile”, per esempio “quel dispositivo su cui è possibile eseguire qualsiasi applicazione scritta da sviluppatori di terze parti che utilizzano Android SDK e NDK.”, per prevenire implementazioni incompatibili in Android[20]. Il programma di compatibilità è facoltativo e gratuito, e la suite che consente di effettuare test di compatibilità è sempre gratuita e open-source[21].

Il kernel Linux

Schema di Architettura

Android è costituito da un Kernel basato sul kernel Linux 2.6 e 3.x (da Android 4.0 in poi), con middleware, Librerie e API scritte in C (o C++) e software in esecuzione su un framework di applicazioni che include librerie Java compatibili con librerie basate su Apache Harmony. Android utilizza la Dalvik virtual machine con un compilatore just-in-time per l’esecuzione di Dalvik dex-code (Dalvik Executable), che di solito viene tradotto da codice bytecode Java[22] La piattaforma hardware principale di Android è l’architettura ARM. L’architettura x86 è supportata grazie al progetto Android x86[23] e Google TV utilizza una speciale versione x86 di Android.

Il kernel Linux di Android mette a disposizione modifiche all’architettura create da Google al di fuori del ciclo di sviluppo del kernel. Un tipico sistema Android non possiede un X Window System nativo, né supporta il set completo standard di librerie GNU, e nel caso del C++ vi è solo una implementazione parziale delle STL. Tutto ciò rende difficile il porting di applicazioni Linux o librerie per Android.[24] Per semplificare lo sviluppo di applicazioni C/C++ sotto Android si usa SDL che tramite un piccolo Wrapper java permette l’utilizzo della JNI dando un’idea di utilizzo simile a un’applicazione nativa in C/C++.

Le applicazioni Android sono Java-based; in effetti le applicazioni scritte in codice nativo in C/C++ devono essere richiamate dal codice java, tutte le chiamate a sistema fatte in C (o C++) devono chiamare codice virtual machine Java di Android: infatti l’API multimediale SDL sotto Android richiama metodi di Java, questo significa che il codice dell’applicazione C/C++ deve essere inserito all’interno di un progetto Java, il quale produce alla fine un pacchetto Android (APK).

Alcune funzionalità implementate da Google hanno contribuito al kernel Linux, in particolare una funzione di gestione dell’energia denominata wakelocks, che però è stata respinta dagli sviluppatori del kernel mainline, in parte perché gli sviluppatori del kernel hanno ritenuto che Google non manifestasse alcuna intenzione di mantenere il proprio codice.[25][26][27] Anche se Google ha annunciato nel mese di aprile 2010 che avrebbero assunto due dipendenti per lavorare con la comunità del kernel Linux,[28] Greg Kroah-Hartman, l’attuale responsabile del kernel di Linux per il ramo stabile, ha dichiarato nel dicembre 2010 che era preoccupato del fatto che Google non sembrava più intenzionata a far includere le modifiche al codice nel ramo principale di Linux. Alcuni sviluppatori di Google Android hanno fatto capire che “il team di Android si è stancato del processo”, perché erano una piccola squadra e avevano molto lavoro urgente da fare su Android[29]

In Linux è stato incluso l’autosleep e le capacità wakelocks nel kernel 3.5, dopo molti precedenti tentativi di fusione. Le interfacce sono le stesse ma la realizzazione di Linux ha due diverse modalità di sospensione: a memoria (le sospensione tradizionale che utilizza Android), e su disco (ibernazione, come è noto sul desktop).[30] Nel mese di agosto 2011, Linus Torvalds ha detto che “alla fine Android e Linux sarebbero venuti di nuovo ad un nucleo comune, ma probabilmente non sarà per quattro o cinque anni”[31] Nel mese di dicembre 2011, Kroah-Hartman ha annunciato l’inizio del progetto mainlining Android, che mira a mettere un po’ di Android driver, le patch e le caratteristiche, nel kernel di Linux a partire da Linux 3.3.[32]

La memoria flash sui dispositivi Android è divisa in diverse partizioni, ad esempio “/system” per il sistema operativo stesso e “/data” per i dati utente e le installazioni delle app. Diversamente rispetto alle tradizionali distribuzioni GNU/Linux, agli utenti di dispositivi Android non sono disponibili i privilegi di superutente, o root, per l’accesso al sistema operativo e alle sue partizioni, quali “/system”, per le quali l’utente dispone dei permessi di sola lettura. Tuttavia, l’accesso come root sul dispositivo è quasi sempre possibile: in certi casi tramite richiesta al produttore, in altri sfruttando certe falle di sicurezza di Android. L’accesso root viene utilizzato frequentemente dalla comunità open source, per migliorare le capacità dei loro dispositivi, ma anche da soggetti malintenzionati per installare virus e malware.

Altre caratteristiche

L’interfaccia utente di Android è basata sul concetto di direct manipulation[33] per cui si utilizzano gli ingressi mono e multi-touch come strisciate, tocchi e pizzichi sullo schermo per manipolare gli oggetti visibili sullo stesso.[33] La risposta all’input dell’utente è stata progettata per essere immediata e tentare di fornire un’interfaccia fluida. Sensori hardware interno come accelerometri, giroscopi e sensori di prossimità sono utilizzati da alcune applicazioni per rispondere alle azioni da parte dell’utente, ad esempio la regolazione dello schermo da verticale a orizzontale a seconda di come il dispositivo è orientato o che consentono all’utente di guidare un veicolo in una corsa virtuale ruotando il dispositivo, simulando il controllo di un volante.[34]

La cosiddetta Homescreen è simile al desktop trovato su Windows ed è la schermata principale che ci si trova appena il device è stato avviato, oppure premendo il tasto Home. L’homescreen di Android è in genere occupata sia dalle icone delle applicazioni che dai widget cioè dei sorta di gadgets con varie funzioni; ci sono widget che mostrano vari stili di orologi, quelli che mostrano gli ultimi video di YouTube, altri che visualizzano informazioni meteo, quelli relativi alle email.[35] La homescreen può essere costituita da più pagine tra cui l’utente può scorrere avanti e indietro.

Sempre presente nella parte superiore dello schermo si trova una barra di stato, che mostra le informazioni sul dispositivo e la sua connettività. Trascinando la barra di stato verso il basso compare una schermata di notifica in cui le applicazioni possono visualizzare notifiche relative ad informazioni importanti o aggiornamenti come ad esempio una e-mail appena ricevuta o un SMS, in modo da non interrompere immediatamente l’utente.[36] Nelle prime versioni di Android tali notifiche potevano essere sfruttate esclusivamente per aprire l’applicazione in questione, ma gli aggiornamenti più recenti hanno fornito maggiori funzionalità, come ad esempio la possibilità di chiamare un numero direttamente dalla notifica della chiamata persa, senza dover aprire l’applicazione telefono[37] Le notifiche sono persistenti fino alla loro lettura o cancellazione da parte dell’utente.

La piattaforma usa il database SQLite, la libreria dedicata SGL per la grafica bidimensionale (invece del classico server X delle altre distribuzioni linux) e supporta lo standard OpenGL ES 2.0 per la grafica tridimensionale.[38] Le applicazioni vengono eseguite tramite la Dalvik virtual machine, una macchina virtuale adattata per l’uso su dispositivi mobili.

Android è stato progettato principalmente per smartphone e tablet, ma il carattere aperto e personalizzabile del sistema operativo permette che sia utilizzato anche su altri dispositivi elettronici tra cui portatili e netbook, smartbook,[39] eBook reader, fotocamere e smart TV (Google TV). Il mercato delle “smart things” è cresciuto in maniera notevole in questi ultimi periodi a tal punto da stimolare la creativitá delle persone. Un esempio è lo Smartwatch dotato di sistema operativo Android in versione “light”[40] cuffie,[41] lettori auto CD e DVD,[42] occhiali intelligenti (Google Glass), frigoriferi, sistemi di navigazione satellitare per veicoli, sistemi di automazione per la casa, console di gioco, specchi,[43] telecamere, lettori MP3/MP4 e tapis roulant.

Il logo di Android è stato progettato con la famiglia di caratteri (font) Droid di Ascender Corporation, il verde è il colore del robot che rappresenta il sistema operativo Android. Il colore di stampa è PMS 376C e il colore RGB in valore esadecimale è # A4C639, come specificato dalle linee guida del Marchio di Android. Il carattere personalizzato di Android si chiama Norad. Viene utilizzato solo nel logo di testo.

Aggiornamenti

Android ha un rapido ciclo di aggiornamento, con la distribuzione di nuove versioni ogni sei-nove mesi. Gli aggiornamenti sono in genere di natura incrementale, apportando miglioramenti del software a intervalli regolari, piuttosto che revisioni complete del sistema ogni due o tre anni (pratica comune per i sistemi operativi desktop come Windows). Tra una major release e l’altra vengono messi a disposizione aggiornamenti intermedi per risolvere problemi di sicurezza e altri bug del software. La maggior parte dei dispositivi Android sono in grado di ricevere gli aggiornamenti in modalità “OTA” (over the air), ovvero senza necessità di un collegamento ad un PC.

Rispetto ad altri sistemi operativi mobili, come iOS, in genere trascorre parecchio tempo, a volte diversi mesi, fra la distribuzione ufficiale di un aggiornamento Android e l’effettiva distribuzione, da parte dei vari produttori, ai dispositivi in grado di supportarlo. Questo non avviene però con dispositivi quali Nexus 7, Nexus 4, Nexus 5, Galaxy Nexus o Nexus 10.[44] Nel 2011, Google ha siglato un accordo con un certo numero di produttori annunciando l'”Android Update Alliance” e impegnandosi a fornire aggiornamenti tempestivi ad ogni dispositivo per 18 mesi dalla sua immissione in commercio. Ciononostante, per l’ultima distribuzione del sistema operativo Lollipop, Google ha deciso di coinvolgere gli ormai datati Nexus 4, 7 (versione 2012) e 10, che hanno sforato i 18 mesi dalla data d’uscita (fine 2012, che, al conto dei 18 mesi, sarebbero dovuti uscire dalla linea d’aggiornamento nel primo semestre 2014).

Il motivo per cui si verificano questi ritardi è dovuto a vari fattori. In primis vi è la necessità di personalizzare il sistema sullo specifico hardware di ogni dispositivo. Gli aggiornamenti ufficiali vengono infatti distribuiti da Google per i device di riferimento (attualmente Google Nexus 5 Google Nexus 7 e Google Nexus 10). Ogni produttore dovrà poi adattare il sistema ai propri dispositivi, operazione che richiede tempo e investimenti non indifferenti. Per questo motivo molti produttori si concentrano prima di tutto ad aggiornare i loro dispositivi più recenti, allungando ancor di più i tempi per i vecchi dispositivi. In alcuni casi i produttori hanno rinunciato addirittura ad aggiornare dei vecchi dispositivi pur in grado di supportare le nuove versioni del sistema operativo.

Ad aggravare ulteriormente il problema, si aggiunge il fatto che la stragrande maggioranza dei produttori personalizzano l’interfaccia di Android per differenziarsi sul mercato e, ad ogni aggiornamento, devono riportare le proprie personalizzazioni sulla nuova versione. Alcuni commentatori hanno notato che, allo stato attuale, i produttori non sono incentivati ad aggiornare i propri dispositivi, incentivando gli utenti a passare ad un modello più recente (e aggiornato).[45]

Sicurezza

Alcuni marchi commerciali hanno prodotto del software antivirus per dispositivi Android, in particolare, AVG Technologies,[46] Avast!,[47] F-Secure,[48] Kaspersky,[49] McAfee[50], Symantec[51] e Clean Master[52].

Un articolo del 2011 apparso su ExtremeTech ha sollevato l’opinione che gli antivirus disponibili all’epoca, su Android, fossero praticamente inutili,[53] perché per il principio di minimo privilegio le app non possono agire a livello di kernel ma soltanto applicativo, e quindi qualunque applicazione, anche installata da fonti di terze parti, non avrebbe i permessi sufficienti per apportare danni permanenti al sistema.[53]

Al fine di migliorare la sicurezza del sistema, Google ha introdotto dei meccanismi automatici di analisi del software per bloccare eventuali applicazioni malevole presenti nel market Google Play.[54] Queste soluzioni hanno ridotto il problema ma delle analisi tecniche hanno evidenziato che le analisi automatiche possono essere aggirate[senza fonte]. Un’analisi McAfee stima che nel 2012 l’85% dei virus per dispositivi mobili sia stato sviluppato per dispositivi Android.[55] Tuttavia, con l’introduzione del Google Play Service 5.0, questo problema dovrebbe ridursi, poiché il dispositivo potrà contare su aggiornamenti della sicurezza costanti.

Firmware

I telefoni che utilizzano Android come OS possono ottenere (grazie al lavoro di alcune comunità, come quella di XDA) i permessi di root, essendo Android basato su kernel linux. Questo “sblocco” permette, ai dispositivi di accedere a funzioni avanzate, come gestire direttamente CPU e app di sistema, altrimenti inaccessibili, ma permettono anche all’utente di cambiare il firmware del telefono ( i permessi aggiuntivi è comunque possibile installare eventuali aggiornamenti firmware ufficiali del produttore del telefono, senza perdere la garanzia).

Inizialmente tutto il lavoro si era concentrato sull’HTC Dream con firmware come Mikhael, JacHero, TheDudes e altri.

Ad oggi la completezza dei firmware preinstallati dai produttori non spinge gli utenti a sostituire il firmware con altri creati dalle comunità online, ma rimane comunque molto popolare la ROM CyanogenMod[56] compatibile con molti terminali fra cui il Nexus One, l’HTC Magic e l’HTC Desire e successivamente con Galaxy S e Galaxy S II, One X, One S, LG Optimus L9, LG Optimus G, Galaxy Nexus, Galaxy SIII e Galaxy S4. È pur vero che le ROM “cucinate” spesso permettono una maggiore libertà di gestione da parte dell’utente, includendo funzionalità particolari e ampia possibilità di personalizzazione. Esistono raccolte di firmware come quella di AndroidPedia.[57]

Versioni

Il 12 novembre 2007 l’OHA ha distribuito il software development kit (SDK) che include: gli strumenti di sviluppo, le librerie, un emulatore del dispositivo, la documentazione (in inglese), alcuni progetti di esempio, tutorial e altro. È installabile su qualsiasi computer x86 compatibile che usi come sistema operativo Windows XP, Vista, Mac OS X, dalla versione 10.4.8, o Linux. L’IDE ufficialmente supportato per lo sviluppo di applicazioni per Android è Eclipse,[58] per cui è fornito un plug-in.

Il 23 settembre del 2008 viene distribuita la versione 1.0 di Android che comprendeva il market, il browser, la gestione delle cartelle (creazione, cancellazione e ridenominazione),[59] accesso ai servizi di posta elettronica e il supporto di reti wi-fi, fotocamere e le prime Google Apps per smartphone Android. Le prime release non avevano nomi specifici, ma venivano indicati in maniera più generale come Astro Boy e Bender (infatti si pensava di nominare ogni release con il nome di un robot della televisione o del cinema). Dalla versione 1.5 si stabilì di utilizzare invece nomi di dolci.

L’SDK fu aggiornato alla versione 1.1 il 9 febbraio 2009; questa nuova versione sostituiva la versione 1.0_r2 e manteneva la retro compatibilità con i sorgenti creati tramite le vecchie release dell’SDK (1.0_r1 e 1.0_r2) ed aggiunge nuove caratteristiche alle API, oltre ad una maggiore fluidità e sicurezza.[60]

La versione dell’SDK uscita il 13 aprile 2009 è la 1.5, divenuta famosa soprattutto con il suo secondo nome Cupcake. C’è retrocompatibilità con le vecchie versioni e implementa le nuove API 3, rendendo l’SO ancora più veloce e stabile.[61]

Fu poi aggiornato e il 16 settembre 2009 venne distribuita la 1.6 chiamata anche Donut. C’è retrocompatibilità con le vecchie versioni e implementa nuove funzioni e tecnologie come il supporto alle reti CDMA, diverse risoluzioni di schermo e una ricerca globale interna nel telefono e su internet contemporaneamente, oltre ai vari fix bug. I primi cellulari con Android 1.6 nativo sono sul mercato da ottobre 2009.[62]

Il 27 ottobre 2009 Google pubblica la versione 2.0 del suo sistema operativo Open Source,[63] nome in codice Eclair, che introduce la possibilità d’inviare dati tramite Bluetooth, mentre in precedenza era possibile utilizzarla solo per la comunicazione vocale[64] seguita da una minor release dell’SDK, la versione 2.0.1, il 4 dicembre 2009.[65]

Il 12 gennaio 2010 è stato distribuito l’Android SDK 2.1, chiamato sempre Eclair per le sue poche novità introdotte. Infatti furono solamente risolti dei critical bug riscontrati in vari dispositivi associati alla sicurezza dei dati.

Il 20 maggio 2010 al Google I/O conference è stato distribuito l’Android SDK 2.2, nome in codice Froyo. Sono stati resi disponibili importanti aggiornamenti: nuovo kernel linux 2.6.32, nuovo compilatore JIT, V8 Engine per il javascript, Tethering Wi-fi Nativo per utilizzare il terminale come Hotspot Wireless, nuove Icone per la Home, Telefono (Sinistra) e Browser (Destra). Adobe Flash Player 10.1 e Adobe AIR Integrato. Possibilità di installare le apps sulla memoria SD, feature molto attesa dalla community mondiale. Aggiornamento automatico Over-the-Air delle Applicazioni. Nuove Api per gli sviluppatori, tra cui le OpenGL ES 2.0. Il tutto si è tradotto in 2-3X di velocità maggiore, performance e fluidità rispetto alla precedente versione 2.1 Eclair.

Il 9 luglio 2010 l’Android SDK 2.2[66] è stato revisionato e aggiornato con gli ultimi file.img del sistema Android 2.2.

Il 7 dicembre 2010 l’Android SDK 2.3[67] è stato distribuito, col nome in codice Gingerbread.

Nel gennaio del 2011 viene distribuito il sistema 3.0 (Honeycomb) dedicato ai soli tablet,[68] mentre il 27 gennaio 2011 viene pubblicata la preview dell’Android SDK 3.0[69] la versione di Android per i dispositivi Tablet. La versione definitiva dell’SDK 3.0 è stata invece ufficializzata solo il 23 febbraio 2011.[70][71] L’11 maggio 2011 è stata distribuita la versione SDK 3.1.[72]

Il 19 ottobre 2011 è stata presentata la versione 4.0 (Ice Cream Sandwich) contemporaneamente alla presentazione del nuovo Samsung Galaxy Nexus,[73] questa versione è destinata a diversi dispositivi, quali smartphone e tablet, abbandonando la precedente situazione, dove smartphone e tablet utilizzavano sistemi operativi differenti. Il 19 ottobre è stato pubblicato l’SDK 4.0.[74]

Il 22 marzo 2012 è stato distribuito l’Android SDK versione 17 che introduce il supporto nativo per i chip x86 e la possibilità di utilizzare un device Android in collegamento con il PC come dispositivo di input multitouch.[75]

Il 29 ottobre 2012 doveva essere presentata la versione di Android Jelly Bean 4.2, ma, a causa dell’Uragano Sandy, la presentazione è stata annullata. I primi dispositivi basati su Android 4.2 sono stati distribuiti il 13 novembre 2012. La versione si presentava piena di miglioramenti e novità, come il Circle Photosphere di Google, tuttavia includeva numerosi bug.

Il 6 novembre 2012 Google mise a disposizione per i suoi dispositivi Nexus una patch che portò Android alla versione Jelly Bean 4.2.1.

Il 24 luglio 2013 Google pubblica, per i dispositivi Nexus, la versione Android 4.3 Jelly Bean che porta diverse migliorie, tra cui il supporto all’OpenGL ES 3.0 e il Bluetooth 4.0.

Il 3 settembre 2013 Google annuncia la versione Android 4.4 KitKat, distribuita il 31 ottobre 2013 per i dispositivi Nexus ad esclusione del Galaxy Nexus[76].

Distribuito da Google nel mese di Ottobre 2013, Android KitKat gira sul 21% di tutti i dispositivi Android[77].

Al Google I/O 2014 è stata presentata un’anteprima (preview) del successore di KitKat Android L con il quale si verifica una netta svolta per quel che riguarda tutta l’interfaccia del sistema attraverso la completa ridisegnazione delle icone in uno stile più semplice e piatto, abbandonando quindi lo stile Holo che fino a quel momento aveva caratterizzato Android, e la revisione delle animazioni, che passano a 60fps, oltre a dei cambiamenti più generali. Android L Developer Preview è stato reso disponibile ufficialmente tramite factory image per Nexus 5 e Nexus 7 2013, versione Wi-Fi, anche se degli sviluppatori hanno realizzato dei porting per Nexus 4, HTC One (M7) e Samsung Galaxy S4.

Il 15 ottobre 2014 Google presenta la versione definitiva del successore di Kitkat Android Lollipop 5.0[78][79] (conosciuto precedentemente come Android L) insieme ai nuovi modelli della serie nexus: Motorola Nexus 6[80], HTC Nexus 9[81] e ASUS Nexus Player[82].

Il 4 febbraio 2015 Google ha rilasciato, inizialmente solo in Indonesia, sui dispositivi Android One, e successivamente, il 9 marzo 2015, sui dispositivi Nexus, Android Lollipop 5.1.



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