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Mario Draghi, il giornalismo e il senso del ridicolo

Negli ultimi giorni, i quotidiani hanno fatto a gara nell’incensare la figura di Mario Draghi, nuovo Presidente del Consiglio. La tendenza a magnificare le qualità di personaggi importanti non è un fatto nuovo; però il giornalismo italiano si distingue da sempre nella pratica di questo sport, perché spesso raggiunge tali vette di piaggeria da sconfinare nel ridicolo.

In questo post, per ovvie ragioni di tempo e di spazio, mi limito soltanto a qualche esempio. Abbiamo appreso che Mario Draghi è sempre di una grande discrezione, ma è anche il primo a salutare con gli occhi e che (questa è una perla rara) deve chiamare i vigili quando la canna fumaria del suo casale prende fuoco. Sì, in effetti sorge il fondato sospetto che, in caso di problemi alla canna fumaria della sua villa, Draghi sia costretto, con enorme sprezzo del pericolo, a comportarsi proprio come Mario Bianchi o Salvatore Esposito, e dunque debba concedere ai vigili di calpestare il pavimento della sua magione.

Apprendiamo anche Che Draghi partecipa a numerose funzioni religiose ed è molto riservato, umile: si mette in fila quando va a fare la spesa, al supermercato, è molto rispettoso. Be’, tutti, chi più chi meno, ci saremmo senz’altro aspettati che Draghi, in virtù del suo curriculum, facesse ciò che gli compete per diritto divino, ossia scavalcare le file scalciando e gettando a terra i plebei; e invece no, invece Draghi non fa ciò che dovrebbe e sceglie di mettersi in fila. Possiamo piangere adesso, travolti dalla commozione, o possiamo aspettare un po’?

Abbiamo poi scoperto che Draghi compra i croccantini per il suo cane e che – udite udite – li compra al supermercato. Siamo tutti molto felici di averlo saputo, perché si tratta di una notizia di notevole spessore, senza la quale non avremmo dormito sonni tranquilli, e perché, nella nostra immensa ingenuità, eravamo convinti che Draghi acquistasse i croccantini in qualche boutique di alta moda. Ci auguriamo dunque che il giornalismo nostrano continui a dissipare, con simili notizie, le vergognose nebbie della nostra scandalosa ignoranza.

Ma c’è una notizia che ci rincuora al di sopra di ogni altra, una notizia che costituisce un autentico balsamo per le nostre tante ferite, ed è l’augurio che don Augusto, 83 anni, rivolge a Draghi [e che] muove dalla figura del santo di oggi, 3 febbraio: “E’ san Biagio – dice – che guarì un bimbo salvandogli la vita. Ecco, ci auguriamo che e gli auguriamo che possa aiutarci a guarire l’Italia e noi da queste due terribili pandemie: quella sanitaria e quella economica che ne deriva. Ecco, mi permetto un’osservazione: per quanto ne sappiamo, non ci sono ancora giunte notizie relative a presunti poteri taumaturgici di Mario Draghi; pare – e sottolineo con rispetto pare – che per ora non abbia moltiplicato i pani e i pesci e resuscitato morti. Sarei dunque molto cauta a considerarlo un Salvatore, cosa che forse neppure Draghi desidera, visto che di Salvatore ce ne fu soltanto uno e finì in croce.

Ma si sa: tenere la schiena dritta, scrivere articoli sobri e ragionevoli, riportare il curriculum del personaggio importante senza scivolare nel patetico sono tutte cose che costano troppa fatica. Attendiamo quindi con ansia di sapere se Mario Draghi frequenta il gabinetto e usa la carta igienica comprata al supermercato, proprio come tutti noi mortali.



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