Get Even More Visitors To Your Blog, Upgrade To A Business Listing >>

Dedichiamoci al giardinaggio dei fiori del male

8eb26224c85725565d22f50ff00dda63_Generic

'So bene quante contraddizioni richieda l'essere veramente coerenti.'
Pier Paolo Pasolini, Il Caos (1968)
 'Ho visto le menti migliori della mia generazione
     distrutte dalla pazzia, affamate nude isteriche,
 [...]
 che passavano per le università con freddi occhi
     radiosi allucinati di Arkansas e con tragedie
     Blakiane fra gli studiosi della guerra,
 che venivano espulsi dalle accademie come pazzi e
     per aver pubblicato odi oscene sulle finestre del
     teschio,'
Allen Ginsberg, Urlo (1956)

Quando parliamo di scuola oggi parliamo di tutte le illusioni e i falsi miti che su di essa il ‘sentire comune’ ha riposto: l’idea che ad ogni titolo di studio corrisponda un posto nella società, che ad ogni voto corrisponda una capacità, che ad ogni processo corrisponda una sostanza. Parliamo delle contraddizioni portate avanti dalle logiche dei regimi democratici del mondo occidentale, l’incanalare tutte le giovani menti verso l’esatta via del sapere confezionato e poi consumato e di nuovo impacchettato. Nella nostra epoca la classe studentesca può essere vista come l’evoluzione fittizia del proletariato. Stesso ripetersi formale degli schemi, delle dinamiche, dei processi. Stessa subordinazione.

La parola ‘descolarizzazione’ ha in sè una certa dose di stranezza. Convivendo con i meccanismi dell’istituzione scolastica e dei suoi connessi, si è irrigidito il nostro modo di pensare e con esso la nostra capacità di immaginare modelli di società sempre nuovi. La scolarizzazione è uno stato mentale. Ragionando sull’assenza della scuola possiamo sperare di prendere in mano l’ambizione di uscire da questo schema dell’abitudine, proiettandoci verso direzioni diverse. In definitiva, attraverso l’idea della descolarizzazione, io voglio parlare di ciò che non abbiamo mai voluto mettere in discussione.

'Oggi non è scolarizzata soltanto l'istruzione ma l'intera realtà sociale. [...]
 Ricchi e poveri dipendono nella stessa maniera da scuole e ospedali che governano la loro vita, plasmano la loro visione del mondo
 e stabiliscono per conto loro che cosa è legittimo e che cosa non lo è. Ricchi e poveri concordano nel ritenere che il curarsi da soli
 sia segno l'irresponsabilità, che lo studiare da soli non dia sicurezza e che qualunque iniziativa comunitaria, se non è pagata dalle 
autorità competenti, sia una forma di aggressione o di sovversione. Essendo condizionati dalle istituzioni, entrambi i gruppi guardano
 con sospetto a ciò che si realizza indipendentemente da esse. Il graduale  della fiducia in se stessi e nella collettività è persino
 più evidente a Westchester che nel Nord-est del Brasile.
 Dappertutto occorre descolarizzare non soltanto l'istruzione ma l'insieme della società.'
Ivan Illich, Descolarizzare la società (1971)

Questo era Ivan Illich, senza di lui questo discorso non avrebbe avuto modo di nascere. Illich propone l’abolizione dell’istituzione scolastica partendo da una critica alla ‘pesantezza’, sul piano economico e sociale, che essa porta. La scuola nasce con la pretesa di essere un terreno di integrazione ma diviene presto un terreno di emarginazione, i ricchi sono separati dai poveri e i poveri che non possono andare a scuola si sentono ancora più poveri. La dispersione scolastica sembra un fenomeno inguaribile. La politica riformista ha cercato di risolvere i problemi strutturali dell’istituzione stanziando milioni e milioni, ma i risultati sono stati decisamente deludenti.

'..i tecnici dell'istruzione prevedono, nei limiti fissati dai bilanci e dai tabù, la futura richiesta di utensili umani
 per la catena di montaggio. [...] Il risultato di questo processo produttivo assomiglia a tutti gli altri prodotti moderni.
 È un involto di significati pianificati, un pacco di valori, una merce che per il suo 'richiamo ben calcolato' è vendibile
 a un numero di persone abbastanza alto per giustificare i costi di produzione. Si insegna agli allievi-consumatori a conformare
 i propri desideri ai valori suscettibili di essere messi sul mercato'
'..solo considerando la scuola un'industria si può programmare una strategia rivoluzionaria realistica'
ibidem

Il succo del discorso è che le riforme simulano l’idea dell’andare verso un progresso ma non vanno da nessuna parte. Il pensatore anarchico dimostra come in realtà il sistema scolastico abbia completamente assorbito i meccanismi e i metodi del consumismo più attuale. Di conseguenza si arriva ad una istituzionalizzazione dei valori, ad una ritualizzazione del progresso, ad una nuova condizione di alienazione. Rincarando la dose:

 'Come Max Weber ha individuato le conseguenze sociali della fede che assicurava la salvezza eterna a chi accumulava 
ricchezze, così oggi noi possiamo constatare che la grazia è riservata a chi accumula anni di scuola'
ibidem

Dall’altra parte del fiume abbiamo la posizione: ‘scolarizzazione sì, ma non troppo’. Un esponente che possiamo prendere in considerazione per quest’altra via è sicuramente John Dewey, un importante pedagogista del primo Novecento. Dewey identifica, nella storia della teoria dell’educazione, l’opposizione costante fra due idee: per la prima l’educazione è formazione dal di fuori, per la seconda l’educazione è svolgimento dal di dentro. La scuola ‘progressiva’, che porta avanti la prima idea, è generalmente preferibile perché favorisce la partecipazione attiva dello studente contro il pensiero statico e il prodotto finito della scuola ‘tradizionale’. Il difetto della scuola progressiva però è quello di non avere una via educativa definita. Infatti:

 'In un nuovo movimento c'è sempre il pericolo che, nel respingere i fini e i metodi di quello che vuole soppiantare,
 esso sviluppi i suoi principi negativamente piuttosto che costruttivamente'
John Dewey, Esperienza e educazione (1938)

Nonostante le posizioni di Illich e Dewey siano per certi versi inconciliabili, entrambi arrivano ad affermare, da prospettive differenti, il valore ineguagliabile, dal punto di vista formativo, dell’esperienza. Per Dewey l’esperienza va ricercata all’interno dell’ambiente scolastico, per Illich al di fuori. Come non possiamo considerare la vita indipendentemente dall’esperienza, allo stesso modo non possiamo considerare il sapere indipentemente dalla vita. Per questo motivo continuerò il mio ragionamento servendomi del concetto di esperienza.

 'questo è il gatto con gli stivali, questa è la pace di Barcellona
 fra Carlo V e Clemente VII, è la locomotiva, è il pesco
 fiorito, è il cavalluccio marino: ma se volti il foglio, Alessandro,
 ci vedi il denaro:
                  questi sono i satelliti di Giove, questa è l'autostrada
 del Sole, è la lavagna quadrettata, è il primo volume dei Poetae
 Latini Aevi Carolini, sono le scarpe, sono le bugie, è la scuola d'Atene, è il burro,
 è una cartolina che mi è arrivata oggi dalla Finlandia, è il muscolo massetere,
 è il parto: ma se volti il foglio, Alessandro, ci vedi
 il denaro:
          e questo è il denaro,
 e questi sono i generali con le loro mitragliatrici, e sono i cimiteri
 con le loro tombe, e sono le casse di risparmio con le loro cassette
 di sicurezza, e sono i libri di storia con le loro storie:
ma se volti il foglio, Alessandro, non ci vedi niente:
Edoardo Sanguineti, Purgatorio de l'Inferno (1963)

Detachment-Trailer-1



This post first appeared on Rivolta Mentale, please read the originial post: here

Share the post

Dedichiamoci al giardinaggio dei fiori del male

×

Subscribe to Rivolta Mentale

Get updates delivered right to your inbox!

Thank you for your subscription

×