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Scandalo Dieselgate: risarciti gli automobilisti tedeschi. L’Italia attende il suo turno

Pochi giorni fa, dopo ben cinque anni di attesa, il gruppo Volkswagen e la federazione dei consumatori tedeschi VZBV sono giunti ad un accordo di risarcimento che riguarderà circa 260.000 automobilisti tedeschi e un importo complessivo pari a 830 milioni di euro.

L’intesa è stata mediata dal tribunale superiore di Braunschweig e interesserà ogni singolo proprietario per un importo che oscilla tra i 1350 e i 6257 euro, a seconda dell’età e del modello dell’auto coinvolta.

Lo scandalo Dieselgate era scoppiato dapprima negli USA, quando fu appurato dall’Environmental Protection Agency (EPA) che la casa automobilistica tedesca aveva falsificato i dati sulle emissioni inquinanti dei suoi veicoli Euro 5 a diesel, risultati 40 volte superiori a quanto dichiarato.

In realtà, in Italia e in Europa la storia comincia da prima che si verificasse il suddetto scandalo: nel settembre 2014, infatti, diverse associazioni europee dei consumatori avevano denunciato più volte il “vizio” delle case d’auto, tra cui appunto Volkswagen, di fornire dati sui consumi non veritieri. Le stesse associazioni dimostrarono, mediante un test su una Golf Volkswagen 1.6 TDI BM, 77 kw, come i consumi e le emissioni di CO2 fossero più alti del 50% rispetto a quando sostenuto dall’azienda.

Tuttavia, se i consumatori statunitensi sono stati risarciti in tempi piuttosto rapidi e, successivamente, stessa sorte è toccata a quelli tedeschi, i consumatori italiani dovranno ancora attendere la chiusura di questo capitolo.

Il raggiungimento dell’accordo di questi giorni sicuramente apre le porte ad un eventuale risarcimento anche per i nostri connazionali, che in oltre 75.000 prenderanno parte a questa class action rappresentati dall’associazione dei consumatori Altroconsumo.

Ad ogni modo, ci si aspetta una strada più tortuosa che si intreccerà tra udienze e perizie tecniche, in cui da un lato i legali del gruppo tedesco cercheranno di contestare il diritto di risarcimento, dall’altro lato i rappresentanti dei consumatori italiani spingeranno per inserire anche l’accusa di disastro ambientale alla luce degli studi dell’OMS.

Quest’ultimi, inoltre, si appelleranno anche al Governo e alle Istituzioni italiane affinché premano per la ricerca di una soluzione alternativa della controversia, cosa che appare peraltro più complicata data l’emergenza attuale riguardante il Coronavirus.

Federico Fontanelli

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