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Il famoso scultore Bruno Lucchi, presenta a Levico Terme “Parole Scavate”

Nella ricorrenza del Centenario della Grande Guerra un importante progetto espositivo dello scultore trentino Bruno Lucchi intende proporre una ampia e articolata occasione di riflessione tramite il connubio tra installazioni scultoree e gli spazi così fortemente connotati del Forte delle Benne.

Parole scavate nasce e si articola come una intensa ricerca sull’uomo, protagonista e vittima del lungo e sanguinoso evento bellico, che trova nella sublimazione della parola poetica e nella concretezza della materia scultorea il riscatto di sé, rendendo universale, oltre i confini di tempo e di spazio, la tragedia che ogni conflitto porta.

Nelle liriche di Giuseppe Ungaretti, il poeta soldato al fronte della Grande Guerra, e in particolare  ne L’Allegria  (1914-1919), che accoglie sotto un unico titolo le tre raccolte composte in quegli anni (Il porto sepoltoAllegria di naufragiUltime), Bruno Lucchi ha fatto propria l’intensità emotiva e la potenza “visiva” di quei versi, parole scarne, talora isolate tra pause di silenzio come respiri del pensiero, trovando in essi la consonanza ideale con la materia scultorea, plasmata alla ricerca di pari essenzialità.

Quando trovo / in questo mio silenzio / una parola / scavata è nella mia vita / come un abisso. Sono i versi finali di Commiato, poesia composta al fronte (Locvizza il 2 ottobre 1916), che chiude la raccolta Il porto sepolto, in cui la sintonia tra la parola e l’atto di scavare come occasione di conoscenza di sé si evidenzia con efficacia straordinaria, e può ben sintetizzare la ricerca di Bruno Lucchi.

Nella successione degli spazi del Forte, tra camerate, camminamenti, depositi, postazioni, si susseguono sculture ed istallazioni in terracotta e acciaio accompagnate dalla suggestione della poesia, presenza visiva in parole e immagini.

Filo conduttore dell’intero percorso è pertanto l’uomo, costantemente presente nelle metafore evocate dall’artista e dai testi poetici, il soldato che con il proprio sacrificio e le personali sofferenze ha realmente vissuto e segnato la storia della guerra,

Ritma l’intero percorso espositivo una serie di elmi greci, simbolo della guerra che è fonte universale di dolore e distruzione oltre ogni tempo e senza distinzione di confini,

La voce della letteratura e della poesia sostiene con la forza delle parole incise tutto il percorso che si dipana nell’articolato spazio del Forte, dai pannelli ispirati a citazioni letterarie (Bertolt Brecht, Ermanno Olmi), al percorso scultoreo in terracotta che dà forma a versi tratti dalle più celebri liriche di Ungaretti, tra cui Veglia, San Martino del Carso, Fratelli, Soldati, DormirePellegrinaggio.

Nei locali della santabarbara, ad evocare idealmente l’ultimo Natale di guerra, trova invece spazio il progetto scultoreo “Al compiersi dell’attesa”, già esposto nell’Avvento 2016 nella cattedrale di Trento.

Echi e rimandi alla mostra saranno presenti all’esterno del Forte e nel centro di Levico attraverso il posizionamento per l’intero periodo di grandi sculture in bronzo e acciaio corten.

Parole scavate: un messaggio intenso che alla violenza e alla morte oppone la forza straordinaria del cuore, del sentire, dell’intelletto umano.

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