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Primo Carnera, “Il gigante buono” che conquistò il mondo

Primo Carnera è stato uno dei più famosi ed importanti pugili della storia italiana, soprannominato “La montagna che cammina” e “Il gigante buono” fu il primo boxeur italiano a riuscire a conquistare la cintura di campione del mondo dei pesi massimi nel 1933.

Nato a Sequals in provincia di Pordenone nel 1906, Primo Carnera ha vissuto l’infanzia e l’adolescenza nell’indigenza. La sua famiglia faceva affidamento solamente sullo stipendio del padre, un mosaicista emigrato in Germania, e alla chiamata alle armi di quest’ultimo nel 1915, il futuro pugile per mantenere la famiglia  fu costretto dapprima a mendicare e successivamente a lavorare come lottatore in un circo itinerante francese.

Fu proprio durante un’esibizione ad Archachon, nel sud-ovest della Francia, che Carnera venne notato dall’ex pugile francese Paul Journèe. Quest’ultimo intraviste le potenzialità pugilistiche del giovane italiano decise di allenarlo personalmente per prepararlo ed introdurlo alla carriera di pugile professionista.

Grazie ai consigli di Journèe e alla fama crescente acquisita con gli incontri circensi, Primo Carnera iniziò la carriera di pugile nel 1928 a Parigi, vincendo per KO contro lo spagnolo Lèon Sebilo e imponendosi nel panorama pugilistico europeo come uno dei giovani più promettenti. Oramai pronto per palcoscenici più importanti nel 1929 Carnera si trasferì negli Stati Uniti, dove ottenne 23 vittorie per knockout nei primi 23 incontri disputati, arrivando il 10 febbraio del 1933 a giocarsi la possibilità di sfidare il campione del mondo dei pesi massimi contro lo statunitense Ernie Schaaf.

L’allora campione del mondo Dei Pesi Massimi Jack Sharkey, aveva deciso che il suo sfidante sarebbe dovuto uscire dallo scontro tra Carnera e Schaaf. Così il 10 febbraio del 1933 i due pugili diedero vita ad uno degli incontri più spettacolari della storia della boxe, che si concluse solamente alla tredicesima ripresa con la vittoria per KO dell’italiano. I colpi inferti da Primo Carnera furono talmente violenti da mandare in coma Ernie Schaaf, che dopo soli quattro giorni dall’incontro morì per un’emorragia cerebrale. 

Questo evento segnò in maniera particolare Carnera che, sconvolto dalla morte dell’avversario, decise di ritirarsi dal mondo della boxe. Solamente la scoperta delle già drammatiche condizioni di salute nelle quali versava Ernie Schaaf prima di scendere sul ring, convinsero Primo Carnera a non abbandonare la carriera e a continuare a perseguire i suoi obiettivi.

L’incontro per il titolo si svolse il successivo 29 giugno al Madison Square Garden di New York, concludendosi con una netta vittoria di Carnera che diventò così il primo italiano a riuscire nell’impresa di divenire campione del mondo.

La vittoria di Primo Carnera ebbe un eco mediatico senza precedenti, facendolo diventare un eroe nazionale, persino Benito Mussolini si espose pubblicamente per elogiare le gesta del pugile italiano, presentandolo come un esempio da seguire per tutta la popolazione.

“Il gigante buono” rimase campione del mondo per quasi un anno prima di perdere la cintura in favore di Max Baer, nonostante i tentativi l’italiano non riuscirà più a tornare sul tetto del mondo, abbandonando la boxe in favore del wrestling, ottenendo anche in quel campo un discreto successo.

Dopo il ritiro dai ring Carnera grazie alla fama ottenuta tentò, con alterne fortune, la carriera cinematografica recitando in più di 15 film ma l’aggravarsi delle sue condizioni di salute lo costrinsero a ritirarsi dalle scene e tornare in Italia. Il boxeur si ammalò di cirrosi epatica e morì a Sequals il 29 giugno 1967 nel 34° anniversario della conquista del titolo mondiale.

Primo Carnera nel corso della sua carriera è stato uno dei pugili più apprezzati dell’intera scena mondiale, non solo per le sue doti fisiche ma sopratutto per la sua caratura morale. Il pugile italiano era un uomo dalla spiccata sensibilità ed umanità, qualità che lo portarono sempre a distinguersi e contribuirono in maniera sensibile ad accrescerne il mito.

In vita “La montagna che cammina” è stata una vera e propria icona, capace di ispirare non solo le masse ma anche numerosi artisti che nel corso degli anni lo hanno omaggiato con tributi di ogni genere.

Film, serie tv, fumetti e libri si sono liberamente ispirati alla storia e alla vita del pugile, confermando come anche a distanza di anni la sua leggenda continui ad ispirare i cuori degli italiani.

Carlo Alberto Ribaudo

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