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Storia di Cuba: il prima e dopo Fidel Castro

Storia di Cuba: il prima e dopo Fidel Castro. Oggi i funerali del leader maximo a l’Havana.

Cuba la si odia o la si ama – per i suoi conquistatori, i comandanti e i dittatori. Di Cuba si parla, nel bene o nel male. A volte con reticenza perché Cuba è un argomento delicato da oltre cinquant’anni. Dalla fine del  1958, l’anno dell’ingresso dell’esercito castrista nella capitale cubana. E oggi, 30 novembre 2016, Cuba insorge di nuovo agli onori della cronaca occupando le prime pagine di tutti i principali giornali internazionali, per un grande evento: i funerali di Fidel Castro. Il leader maximo della revoluciòn è un eroe commemorato per il suo popolo che oggi lo saluta per l’ultima volta ma è al contempo un giorno di festa per i cubani-americani che a Miami, in particolare, festeggiano la morte del dittatore.

funerali-fidel-castro-folla-in-plaza-de-la-rivolucion-a-lhavana-cuba

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A pochi giorni dalla morte del leader maximo Fidel Castro, annunciata lo scorso 25 novembre all’Havana dal fratello Raul, il mondo si interroga sul futuro di Cuba, la piccola isola caraibica da sempre simbolo della rivoluzione comunista.

Il dialogo Usa – Cuba resisterà?

Quello che c’era prima in terra di Cuba, nell’isola simbolo della ‘revoluciòn’, di quell’hasta siempre, voglia di riscatto, rivoluzione, libertà c’è ancora. L’embargo con la neo presidenza Trump e dunque, con i repubblicani al potere, potrebbe socchiudere di nuovo le porte del dialogo spalancate dalla presidenza Obama due anni fa – aiutato dalla mano di papa Francesco.

L’ammonimento del presidente americano è giunto a soli due giorni dalla morte di Fidel Castro. Donald Trump con un minaccioso tweet ha dichiarato: «Se Cuba non vuole fare un accordo migliore per il popolo cubano, il popolo cubano/americano e gli Usa nel suo complesso, metterò fine all’accordo». Come a dire tant’è, sganciando un netto out out verso il governo di Cuba. Una mossa che di fatto suona come una minaccia, quella di porre fine al disgelo avviato dal presidente uscente Barack Obama.

presidente-usa-Donald-Trump

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Embargo su Cuba ma cos’è l’embargo?

presidente John Fitzgerald Kennedy

presidente John Fitzgerald Kennedy

Partiamo dalla definizione. Embargo, letteralmente significa ‘impedire’ o anche ‘sequestrare’. Insomma l’embargo è un divieto e tale fu l’effetto quando calò la scure sull’isola di Cuba da parte degli Stati Uniti d’America nel 1959 ad opera dell’allora presidente John Fitzgerald Kennedy (JFK). Fu un embargo totale, conosciuto anche come el bloqueo, quando, con un proclama ufficiale, il presidente JFK, nel 1962, decise di estendere le restrizioni – già sancite dal predecessore  Eisenhower –  vietando così tutti gli scambi e i rapporti  commerciali, economici e finanziari con Cuba. La decisione – una vera e propria mannaia su Cuba e i cubani – maturò a ridosso della rivoluzione portata a segno da Fidel Castro. Fino al 1959, infatti, gli Stati Uniti d’America erano stati il partner principale dal punto di vista economico e commerciale dell’isola, quest’ultima divenuta, invece, il nemico con la rivoluzione castrista e la politica di stampo comunista. Il comandate Fidel Castro, infatti, strinse rapporti proficui con l’Unione Sovietica (Urss, all’epoca), l’impronta comunista del nuovo Governo de l’Havana sancì il deterioramento dei rapporti col Governo Usa. Anzi, da parte di quest’ultimo vi fu anche più di un tentativo di sovvertire Cuba tentando, infine, l’invasione nel 1961 con lo sbarco alla Baia dei Porci, attacco che fallì clamorosamente. Con i diversi tentativi di sabotaggio tentati dal governo americano, l’embargo totale contro Cuba ha di fatto costituito l’arma più forte che gli Usa potessero usare contro la nuova politica de l’Havana. Arma che è stata esercitata con maggiore efficacia soprattutto dopo la caduta dell’Unione Sovietica, i cubani avevano perso la protezione e il sostegno economico e militare.

Quanto è durato l’embargo?

Ma è davvero finito del tutto? Dopo circa mezzo secolo viene annunciata la ripresa delle relazioni bilaterali Usa-Cuba: il 17 dicembre del 2014 il presidente americano Barack Obama dichiara che l’embargo deve finire. “Non ha funzionato”, dice Obama, aggiungendo che Cuba ne ha risentito “ingiustamente da un punto di vista tecnologico”. Una data storica ma non definitiva. Il presidente Obama, infatti, approfittando del suo potere esecutivo potrà solo in parte ridurre le restrizioni contro Cuba ma non cancellarle del tutto. Soltanto il Congresso degli Sati Uniti ha il potere di eliminare definitivamente l’embargo e dal momento che parte del Congresso è repubblicano – notoriamente non a favore – sarà ancora lunga la battaglia che sancirà Cuba libera dall’ingerenza della Casa Bianca. Anche l’Onu ha sempre votato contro l’embargo, eccetto lo Stato di Israele. Oggi però sono molti i leader politici che si dicono a favore di una ripresa della diplomazia con Cuba, fino ad arrivare alla cancellazione dell’embargo.

Prima di Fidel Castro

leader-maximo-fidel-castro

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Cuba, prima della rivoluzione castrista, aveva (nonostante l’indipendenza ottenuta nel 1898) sempre vissuto come enclave prima spagnola e poi statunitense non solo economicamente ma anche politicamente. A quanto risulta Fulgencio Batista è stato il primo leader cubano d’origine non esclusivamente europea. A vent’anni entrò nell’esercito e il 5 settembre 1933, divenuto ormai sergente, Batista guidò il colpo di Stato detto appunto “dei sergenti” con cui rovesciò il governo provvisorio di Carlos Manuel de Céspedes y Quesada, il quale aveva in precedenza abbattuto quello di Gerardo Machado (1871-1939). L’intellettuale Ramón Grau San Martín divenne presidente ma Batista, nominato Capo di stato maggiore dell’esercito, finì per avere il potere effettivo, pur in totale assenza di consenso popolare. Nel 1940 venne varata la nuova costituzione cubana nella quale si sanciva la totale sovranità del paese (in precedenza, gli Stati Uniti avevano avuto un diritto d’ingerirsi negli affari interni cubani costituzionalmente garantito), la non rieleggibilità del presidente, l’uguaglianza dei cubani indipendentemente dall’appartenenza razziale, la parità di salario tra uomini e donne, il sussidio di disoccupazione, il diritto ad una paga minima ed alle ferie pagate. Anche grazie all’approvazione della nuova costituzione nell’’ottobre 1940 Batista venne eletto Presidente. La prima presidenza di Batista fu bersagliata da  problemi economici dovuti soprattutto al basso prezzo della canna da zucchero (e dall’indisponibilità statunitense ad aumentarlo), dai problemi sociali nonché dallo scoppio della seconda guerra mondiale. Batista si dimostrò da subito un buon alleato degli americani concedendo basi sull’isola alla US Navy per la lotta contro i sommergibili tedeschi e dichiarando guerra alla Triplice Alleanza sin dal 1941. Le elezioni del 1942 videro la riconferma della maggioranza governativa ma Batista, a causa del  limite imposto dalla costituzione, non potè ripresentarsi per un secondo mandato e, alle elezioni del 1944, venne eletto il suo maggiore avversario, Grau costringendo Batista a lasciare Cuba per rifugiarsi negli Stati Uniti. I governi di Grau e del suo successore Socrates furono caratterizzati da violenza e corruzione. Alle elezioni del 1952 si prospettava la vittoria di un candidato sgradito a Batista, che, con l’appoggio delle grandi compagnie statunitensi dello zucchero e di Washington, prese il controllo dell’isola con un colpo di Stato. Gli Stati Uniti riconobbero subito il suo governo. Cuba divenne la capitale del gioco d’azzardo e della prostituzione. Qui si rifugiarono grossi esponenti della mafia americana che acquistarono alberghi, case da gioco e favorirono la prostituzione incrementando il turismo sessuale dagli Stati Uniti. Questa situazione, divenuta presto insostenibile, alimentò lo spirito rivoluzionario di un giovane avvocato cubano, Fidel Castro.

La Rivoluzione Cubana

ernesto-guevara-fidel-castro

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Dopo un tentativo, fallito, di insurrezione contro il governo Batista, il giovane Fidel Castro fu costretto all’esilio in Messico. Qui conobbe un giovane medico argentino, che ancora oggi incarna l’idolo di tutti i rivoluzionari nel mondo, Ernesto Guevara de la Serna più noto come il ‘Che’. Tra i due fu subito intesa e da quel primo incontro le vite del ‘Che‘ e di Fidel si intrecciarono per circa un decennio. Nel novembre del 1956, 82 ribelli si imbarcarono sulla nave ‘Granma’ alla volta di Cuba. Furono attaccati appena sbarcati e solo in 12 sopravvissero: tra di essi i fratelli Fidel e Raúl Castro e Che Guevara. In breve i ‘barbudos’ – cosi venivano chiamati i rivoluzionari a causa della folta barba – conquistarono il favore della popolazione aumentando giorno dopo giorno il  loro numero con l’adesione dei locali e conquistando di volta in volta piccole vittorie contro l’esercito Batista che gli dava la caccia. In questo primo periodo i barbudos si rifugiarono nella Sierra Maestra. Sconfitto il tiranno Batista, il primo gennaio 1959 il gruppo dei ‘barbudos‘ cubani entrarono trionfalmente all’Havana. Da quel momento Guevara ricoprì diversi incarichi in prima linea nell’isola, soprattutto in campo economico, inclusa la guida del ‘Banco Nacional’.

Cuba, quali saranno le sorti di Cuba e del suo popolo?

Una domanda lecita, da un milione di dollari, si potrebbe dire. Una domanda la cui risposta non è affatto facile, né tanto meno scontata: nel bene o nel male il futuro di Cuba e dei cubani resta in bilico, soprattutto ora, in questa precisa fase storica. La morte del suo leader maximo, Fidel Castro non spalanca le porte alle riforme attese, necessarie e improcastinabili per lo sviluppo del territorio. Le elezioni del presidente americano Trump segnano un passo indietro nell’apertura al dialogo tra Cuba e gli Stati Uniti avviati dall’uscente Obama.

Attualmente Cuba vive una situazione economica molto difficile nonostante stia vivendo una fase di riforme. L’economia cubana è ristagnante poiché la sua produzione è notevolmente scarsa a causa della carenza di macchinari e materia prime a partire dai concimi. Ovvio, dunque, che il territorio resti ancora fortemente legato all’importazione, non solo, mantenendo un Pil bassissimo – circa 68 miliardi di dollari con 11 milioni di abitanti (quindi meno 6mila dollari procapite – dati World Bank) non vi sono possibilità di recupero senza una serie di riforme economiche. Né Raul Castro (85 anni), né il 56enne Miguel Mario Diaz-Canel – quest’ultimo, marxista convinto, designato quale suo successore Raul quando tra circa un anno e mezzo lascerà la presidenza – sembrano aperti a grosse riforme essendo entrambi legati alla politica castrista e marxista, quindi, salvo un’accelerazione economica inaspettata – fase shock, esterna al sistema politico cubano – il rischio di una grossa inflazione e il tracollo dell’isola resta consistente.

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