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Grandi sfide del salto in alto: Davis vs Holding e Shelton (1951-57) e Brill (72-84) vs Meyfarth (75-84) – di Giuseppe Baguzzi

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Walter Davis, detto Buddy, è l’ultimo grande interprete dello stile western-roll ideato da Horine. Nato nel 1931 a Beaumont, Texas, da piccolo era stato colpito dalla poliomielite. La sua grande volontà di guarire, ed i numerosi esercizi relativi, ne favorirono il ritorno alla normalità accrescendo nel contempo la forza dei suoi arti inferiori. Diventato un gigante di 2.03 esplode nel 1951 quando salta 2.057 a Austin il 17 aprile e si classifica secondo ai Campionati Ncaa di Seattle il 16 giugno con 1.98. Nel 1952 sale a 2.095 a Dallas poi vince il titolo Ncaa con 2.032 a Berkeley (pm con Barnes), il titolo AAU con 2.095 a Long Beach una settimana dopo ed infine i trials per i Giochi di Helsinki la settimana successiva a Los Angeles con 2.057: nell’occasione prova a battere il WR di Steers tentando 2.11. Alle olimpiadi finlandesi vince l’oro saltando 2.04 (nuovo record olimpico) davanti al connazionale Wiesner (uno straddler) fermo a 2.01. In stagione Davis vince 8 delle 21 gare disputate… Deve aspettare l’anno dopo, il 1953, per migliorare il record del mondo. Ci riesce il 27 giugno a Dayton-Ohio in occasione dei campionati AAU superando 2.124 con la seguente progressione: 1.93 e 1.965 per mettere a punto la rincorsa, poi 2.02 ed infine il 2.124 del nuovo WR lasciando Shelton staccato di 10 cm.

Poi salta più volte oltre i fatidici 7 piedi (2.134) ma soltanto in esibizioni o tentativi ufficiosi, mai in gara ufficiale. L’anno dopo, il 1954, a 23 Anni, ……smette la carriera di jumper. Motivo? Riceve una mega-offerta in dollari (di quelle che non si possono rifiutare…) dalla NBA e decide di diventare professionista nel basket. Già due anni prima, nel 1952 quando giocava nella Texas university, era stato scelto al secondo giro dei drafts dai Philadelphia Warriors. Con loro gioca 299 partite nel ruolo di centro e conquista due volte l’anello, nel 1956 e nel 1958, anno del suo definitivo ritiro dalla scene sportive, a soli 27 anni. Per gli appassionati di basket ricorderemo che in 5 stagioni ha segnato 1.558 punti catturando… 1.397 rimbalzi!!!

Charles Holding, detto Chuck, nato nel 1930, è un seguace dello stile ventrale di Albritton e nel 1951 balza in vetta alle graduatorie mondiali saltando 2.076 a Fort Worth il 17 marzo. Poi si mantiene sempre nei quartieri alti delle classifiche stagionali (con un pb di 2.083 nel 54) fino al 1955 senza mai vincere un titolo ai campionati Usa né qualificarsi ai trials per i giochi olimpici.

Ernest Shelton, detto Ernie, nato nel 1932, straddler puro, battutissimo da Davis nei campionati AAU del 1953, approfitta del ritiro del rivale per vincerli nel 1954 saltando 2.07 a Saint Louis il 18 giugno, una settimana dopo aver vinto il titolo Ncaa con 2.09 a Ann Arbor nel Michigan, e poi nel 1955 (a pari misura con l’astro nascente Dumas) con 2.083 a Boulder, Colorado. Nel corso dell’anno ottiene il suo pb saltando 2.115 e vincendo il titolo Ncaa a Los Angeles il 18 giugno. Sempre nel 1955 diventa campione indoor con 2.05 a New York il 19 febbraio e poi in marzo vince i Giochi Panamericani a Mexico city. Nel 1956 si conferma campione indoor AAU con 2.06 ma deve inchinarsi a Dumas nei campionati outdoor di Bakersfield del 24 giugno classificandosi alle sue spalle. Anche lui ha sempre fallito di un’inezia l’attacco ai fatidici 7 piedi. Ma ai trials di Los Angeles del 29 giugno vedrà proprio Dumas riuscirci e stabilire con 2.15 il nuovo WR abbattendo il famoso muro.

DONNE

Per chi non lo sapesse, l’antesignana di Fosbury, la progenitrice dello stile flop o più semplicemente “dorsale” è stata una ragazzina canadese.

Deborah Brill detta Debbie nasce a Mission-BC il 10 marzo 1953. A 13 anni inventa quella che lei chiamerà “Brill bend”, la curva di Brill, cioè la rincorsa curvilinea che si conclude poi con il volo di schiena sulla barra. Nel 1968 a quindici anni salta 1.71 e nel 1970 vince i campionati indoor AAU a New York saltando 1.80 poi il 23 maggio a Modesto sale a 1.834, prima nordamericana a saltare i fatidici (per allora) 6 piedi. Poi, sempre a diciassette anni, vince i campionati nazionali canadesi con 1.80 ed i giochi del Commonwealth di Edimburgo con 1.78. Ancora junior vince i Giochi Panamericani di Cali. Nel 72 è solo ottava con 1.82 ai giochi olimpici di Monaco. Seguono quattro anni di relativo “appannamento” fino alla mancata qualificazione (salta solo 1.78) alle olimpiadi di Montreal, dove poteva essere la beniamina di casa. Nel 1977 e nel 1978 si porta a 1.91, ma la vera maturità atletica la raggiunge nel 1979 quando vince con 1.96 la finale di World Cup a Montreal. Nel 1980 porta il suo pb a 1.97 ma non partecipa alle olimpiadi di Mosca per il boicottaggio. Nell’82 stabilisce il WR indoor saltando 1.99 a Edmonton poi vince il titolo ai campionati Usa di Eugene e i Giochi del Commonwealth a Brisbane. Solo sesta ai mondiali di Helsinki dell’83 si riscatta classificandosi al quinto posto con 1,94 ai giochi olimpici di Los Angeles e sorvolando poi 1.98 a Rieti, suo miglior risultato all’aperto. Nell’86 riesce a saltare ancora 1.97 in sala vincendo il titolo statunitense a New York. A 36 anni conclude la sua carriera con il rammarico di non aver mai superato i 2 metri.

Il suo incancellabile amore per il salto in alto lo manifesterà ancora più avanti, quando a 46 anni stabilisce il WR master con 1.76 a Gateshead.

Negli stessi anni, e più o meno con caratteristiche simili alla Brill, si mette in luce una ragazzina tedesca occidentale, Ulrike Meyfarth che a 16 anni stupisce il mondo aggiudicandosi il titolo olimpico con 1.92 ai giochi di Monaco battendo tutte le più quotate avversarie: Blagoeva, Gusenbauer, Inkpen, Schmidt, Simeoni, Ackermann e Brill nell’ordine.

La Meyfarth nasce il 4 maggio 1956 a Francoforte sul Meno e diventa una ragazzona alta 1.88 per 71 kg che a 15 anni salta già 1.80. Dopo la clamorosa impresa di Monaco non mantiene le promesse sperate: torna a saltare 1.92 a diciannove anni e poi si stabilizza attorno all’1.90. Con la parentesi della delusione (come la Brill…) della eliminazione dalla finale dei giochi di Montreal. Ma non può andare avanti così. Nel 1978 sale a 1.95 e nel 1981 a 1.96. Sono le premesse per un rientro alla grande nel Gotha del salto in alto dieci dopo il clamoroso successo di Monaco.

Ed infatti il 1982 si apre con la vittoria agli euroindoor di Milano dove supera1.99, poi porta il suo pb a 2 metri vincendo i campionati nazionali, poi fa addirittura il WR con 2.02 agli europei di Atene l’8 settembre, togliendolo a Sara Simeoni (con la quale non è mai corso buon sangue…). Nel 1983 salta ancora 2 metri poi è seconda con 1.99 ai primi campionati mondiali svoltisi a Helsinki (battuta dalla russa Bykova) e dodici giorni dopo a Londra fa il nuovo WR saltando 2.03. Un record che durerà solo… quattro giorni perché la Bikova salterà 2.04 a Pisa il 25 agosto.

Nel 1984, dopo aver vinto gli euroindoor di Goteborg con 1.95 si prende una bella rivincita, su tutto e su tutte, andando a conquistare di nuovo l’oro olimpico con 2.02 ai giochi di Los Angeles. Dodici anni dopo Monaco. Chiuderà la carriera subito dopo, vantando di essere stata la più giovane (16 anni a Monaco) e la più anziana (28 anni a Los Angeles) vincitrice del titolo olimpico nel salto in alto.

Giuseppe Baguzzi



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