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Muore a soli 20 anni lo sprinter Lucas Tonioli, sognava di diventare come Bolt

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Apprendiamo con immensa  tristezza (fonte: bergamo.corriere.it) della morte del velocista Lucas Tonoli, 20 anni, di Campinas, vicino a San Paolo. L’atleta è morto ieri, alle 12.30, a Bonate Sopra. Si è schiantato in moto all’inizio della galleria dell’asse interurbano, direzione Lecco. La sua famiglia italiana, Raffaella e Maurizio Tonoli, lo aveva accolto a novembre 2009 insieme alfratellino Fabio, che oggi ha 14 anni.

Vivono a Gorle, dove don Francesco è stato parroco prima di trasferirsi a Bonate Sopra nel 2013. Proprio attraverso il notiziario parrocchiale i Tonoli avevano accettato di raccontare il loro viaggio dall’altra parte dell’oceano per realizzare il sogno di diventare genitori. Ieri, non hanno avuto la forza di effettuare il riconoscimento, lasciato a uno zio. Nell’attesa che quest’ultimo raggiungesse Bonate, congestionata dal traffico per via dell’incidente, c’era il prete con Lucas.

Secondo la ricostruzione della polizia stradale, il ventenne avrebbe fatto tutto da solo. Il testimone più attendibile, perché arrivato un attimo dopo lo schianto, sostiene di avere visto soltanto il giovane a terra e il suo Derbi 125 poco più avanti. L’impatto è avvenuto all’ imbocco del tunnel contro il muro sul lato sinistro. Impossibile dire cosa l’abbia provocato, ma per la procura non servono altri accertamenti. Il nulla osta per i funerali (ancora da fissare la data) è arrivato nel giro di poche ore. Lucas studiava ancora, era in quinta. Sembra che stesse andando a consegnare qualcosa, ieri, quando ha imboccato l’Asse.

Su Facebook, i Red Hot Chili Peppers come foto di copertina e lui in gara per quella del profilo. Correva per la Bergamo Stars Atletica, dove tocca al presidente Dante Acerbis trovare le parole: «Era un ragazzo d’oro, sempre con quel sorriso. Le sue specialità erano i 200 e i 400 metri. Era anche migliorato, nei 400 era sceso sotto i 50 secondi». Don Francesco: «Lucas era un ragazzino pacato e aveva un forte senso di protezione per il fratello, più vivace». In quell’articolo sul notiziario, i genitori avevano ricapitolato la trafila per ottenere l’adozione e le prime due settimane tutti e quattro insieme. Le avevano passate a Porto Seguro, perché i bambini non avevano mai visto il mare.



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