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Le grandi sfide del salto in alto maschile e femminile: Sweeney vs Ryan (1891-96) e Caterwood (1926-31) vs Clark (1927-34)- di Giuseppe Baguzzi

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Ethel Caterwood

Non sappiamo se i protagonisti delle grandi sfide nella storia del salto in alto fossero effettivamente semplici antagonisti (nel senso più “sportivo” del termine) nella logica di una rivalità corretta, come si conviene nell’ ambito di uno sport tipicamente individualista qual è l’atletica leggera. Oppure se fossero degli amici-nemici soltanto in pedana, quando dovevano affrontarsi in gara. Oppure ancora se tra loro esistesse quasi un odio viscerale, considerando l’avversario un nemico (o una nemica…) da battere anche fuori dalle pedane.

Forse sono stati un po’ di tutte queste ipotesi.

Non avendo dati certi, soprattutto relativamente ai protagonisti più lontani nel tempo, abbiamo costituito delle coppie il più possibile omogenee basandoci in particolare sulla contemporaneità delle prestazioni al di là, laddove non esista, del semplice confronto diretto. Atleti, cioè, che hanno caratterizzato un’epoca di stile o semplicemente un periodo, sia esso breve oppure più duraturo. O che magari hanno espresso il meglio di loro stessi, grazie a recondite motivazioni interiori, proprio contro quel particolare avversario. Assolutamente da battere.

UOMINI

Sweeney vs Ryan(anni 1891-96)

I primi che abbiamo preso in esame, perché più lontani nel tempo, sono due irlandesi: uno naturalizzato americano (Sweeney) e l’altro purosangue celtico (Ryan).

Michael Sweeney, nato nel 1872, piccolo di statura (solo 1.72) e inventore dello stile eastern-roll (una variante della tradizionale forbice o scissors che prevede la distensione della schiena all’indietro quando il corpo è sopra la barra) sale in vetta alle classifiche mondiali nel 1892, a 20 anni, superando l’8 ottobre a Travers Island-NY la misura di 1.936 che costituisce il nuovo WR (precedente 1.93 di Page di 5 anni prima con lo stile scissors). L’anno dopo porta il WR indoor a 1.905 a Filadelfia il 17 febbraio e lo migliora nuovamente nel 1894 con 1.911 a Boston il 10 febbraio.

Nel frattempo nella lontana Irlanda sorge un nuovo astro della specialità, James Ryan, nato nel 1871 a Ballyslateen, che nel 1893 a 22 anni si installa in vetta alle graduatorie stagionali mondiali con 1.911 saltando con il “vecchio” stile scissors. Poi non gareggia nel 1894, perché impegnato nel conseguimento del diploma di maestro elementare, e ritorna in azione alla grande nel 1895 quando il 19 agosto a Tipperary, una cittadina di 15.000 abitanti, salta alla terza prova la misura di 1.945, nuovo WR che migliora l’1.936 di Sweeney di tre anni prima. Poi, a primato ottenuto, Ryan prova addirittura 1.972.

E’ evidente che, non appena la notizia varca l’oceano, Sweeney non sta con le mani in mano. Fa organizzare subito una gara a Treasure Island e, nove giorni dopo, esattamente il 28 agosto, salta 1.955 e migliora il WR di Ryan. Ma si scatenano le polemiche circa la validità del record, perché non si trattava di una gara ufficiale, cioè riconosciuta in calendario, ma di una esibizione…

(Nota. Nove giorni di durata del record mondiale del salto in alto, seppure ufficioso perché la Iaaf li considera ufficialmente solo a partire da quello di Horine del 1912…, NON costituiscono il record assoluto di….. MINOR DURATA, perché negli anni successivi c’è stato un caso che farà discutere ancora gli statistici e del quale tratteremo a parte.)

Sweeney appare in gran forma e spazza via tutte le polemiche 5 giorni dopo, a Bayonne il 2 settembre, quando salta ancora 1.955 eguagliando (o stabilendo) il nuovo record. Che stavolta viene omologato.

Non soddisfatto, dopo altri 19 giorni, il 21 settembre 1895 a Manhattan, nell’incontro New York-Londra, supera la barra a 1.972, nuovo WR che resisterà per quasi 17 anni e verrà migliorato da Horine con 2.007 solo il 28 maggio 1912 a Palo Alto, diventando il primo uomo al mondo a saltare 2 metri.

Tre anni dopo, nel 1898, Sweeney accetta la proposta di diventare professionista e salta addirittura 1.981 che però non può essere omologato perché ottenuto da un NON dilettante.

Ryan non si arrende mai, da buon irlandese. E in una esibizione salta anche lui 1.981, ovviamente anche questo non omologato.

Dovrà arrendersi invece, 5 anni dopo, ad una malattia cronica. Morirà a soli 29 anni a Mount Bruis, dove insegnava, il 18 giugno 1900. Riposa nel cimitero Ballintemple di Dundrum.

DONNE

Caterwood (1926-31) vs Clark (1927-34)

E’ la sfida tra le due grandi interpreti del salto a forbice (scissors) dei primi anni del Novecento.

La canadese Ethel Caterwood nasce…negli Stati Uniti, esattamente a Hannah nel Nord Dakota, il 28 aprile del 1908 da genitori canadesi e si mette in evidenza quando diventa una ragazzona (per quei tempi) alta 1.78, con gambe lunghissime, quando da diciottenne, un po’ a sorpresa, salta 1.581 a Regina il 6 settembre 1926 migliorando il record mondiale di 1.552 stabilito il 2 agosto a Londra dall’inglese Phyllis Green. L’anno dopo si assesta su misure di assoluto rilievo saltando ancora 1.574 a Toronto il 3 settembre.

Sempre nel 1927 nasce l’astro di Marjorie Clark, una sudafricana nata il 6 novembre 1909 a Bulwer, che il 3 ottobre migliora il record mondiale di 6 millimetri saltando 1.587 a Petermaritzburg, nei pressi di Durban. Anche lei quindi diciottenne, ma un po’ più piccola di statura (1.72).

La distanza tra Canada e Sudafrica non è da poco quindi le due primatiste si…. guardano a migliaia di chilometri di distanza. Il primo “botta e risposta” avviene all’inizio dell’estate del 1928, anno olimpico: Clark a Londra il 23 giugno porta il WR a 1.60. Caterwood a Halifax il 2 luglio lo eguaglia.

L’unico scontro diretto della loro carriera avviene così ai giochi olimpici di Amsterdam quando, il 5 agosto, Caterwood vince la medaglia d’oro con la misura di 1.595 (battendo la beniamina di casa, l’olandese Gisolf) mentre Clark non va oltre il quinto posto con 1.48, battuta anche dalla diciassettenne americana Shiley.

Poi la canadese rimane sulla cresta dell’onda nel 1929-30 e 31. Ma quando sta per arrivare la successiva olimpiade si infortuna seriamente ed è costretta ad abbandonare l’attività. La sudafricana, invece, si presenta da protagonista anche ai giochi olimpici di Los Angeles del 1932, ma il suo destino si compie: è ancora quinta con 1.58. Poi nel 1934, prima di ritirarsi, vince i Giochi del Commonwealth a Londra con 1.60 e stabilisce il suo pb con 1.606 a Ladysmith il 17 dicembre.

Giuseppe Baguzzi



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