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Alla scoperta delle leggi di fisica con il machine learning



Nel lontano 1999, pubblicai sul TI Technical Journal (March 1999) un articolo scritto con alcuni miei colleghi dal titolo “Semiconductor Device Modeling using a Neural Network” (Link) in cui si proponeva l’uso di neural network (NN) per cercare di predire alcuni parametri critici dei dispositivi a semiconduttore partendo dai dati prodotti da un simulatore TCAD. Ma perche’ usare una NN per fare quello che puo’ fare un simulatore TCAD molto sofisticato e disponibile in tutti i centri di ricerca di grosse compagnie? Questione di memoria. Il CAD per produrre un risultato ha bisogno di tanta memoria e di tempi lunghi, addirittura di intere giornate. Una rete invece occupa poca memoria e una volta che ha appreso e’ velocissima. L’unica cosa importante e’ che con il simulatore bisogna esplorare uno “spazio delle fasi” del modello quanto piu’ largo e’ possibile,  all’interno del quale poi la rete fara’ le sue predizioni. Dopo 21 anni ritrovo in giro la stessa idea, allargata ovviamente a tutti gli algoritmi di machine learning e non solo le reti NN,  e applicata non solo nel campo dei semiconduttori ma ai concetti di base della fisica stessa. Procediamo con ordine.
Nelle ultime due decadi il Machine Learning e’ diventato uno dei pilastri dell’Intelligenza Artificiale, e parte della nostra vita anche se non tutti se ne accorgono. Il termine e’ stato usato per la prima volta da A. Samuel nel 1959. Ma quale e’ la differenza tra un algoritmo tradizionale e uno di machine elarning? Nel primo caso il programmatore conosce il modello e definisce i parametri e i dati necessari alla risoluzione del problema, mentre nel secondo caso non c’e’ un modello a priori e né una strategia. Si fa in modo che il computer impari da solo eseguendo l’attivita’ e migliorandola iterativamente. In questo caso si parla di apprendimento automatico. Con la continua crescita dei dati a disposizione e’ ragionevole pensare che la Data Analytics diventera’ sempre piu’ pervasiva e un ingrediente necessario del progresso tecnologico. Il Machine Learning puo’ apparire in diverse forme come:

1.     Ranking delle pagine web
2.     Identificazione di spamming
3.     Traduzione automatica
4.     Riconoscimento vocale
5.     Riconoscimento immagini
6.     Identificare gli interessi delle persone (come per es. su amazon, netflix etc)

per fare solo pochi esempi.  Il machine learning comunque e’ una tecnica molto potente non solo nel predire quale film ci piace vedere ma anche nella ricerca scientifica. Non a caso viene utilizzato su diversi siti web per la classificazione della forma delle galassie, l’individuazione delle tracce delle particelle elementari dopo una collisione, il riconoscimento di una forma tumorale dall’analisi di immagini TAC o della presenza di infezione da Covid-19dall’analisi delle immagini a raggi X. E non solo. E’ notizia dell’ultima ora che il machine learning sta aiutando gli scienziati a predire i risultati di alcuni fenomeni naturali e in alcuni casi a rivelare le leggi alla base del fenomeno. Si avete capito bene, le leggi che sono alla base della natura. Pensate un attimo al racconto della mela di Netwon e supponete di trasferirlo nel mondo di oggi. Il nostro Netwon avra’ un cellulare, con cui potra’ organizzare l’esperimento della mela raccogliendo in una tabella l’altezza da cui cade la mela e il tempo necessario per arrivare a terra.  E supponiamo anche che Netwon abbia tanta pazienza da raccogliere ben 5000 misure. Questa potrebbe essere la tabella compilata. Il sistema di misure utilizzato e’ l’MKS cioe’ metri, Kg e secondi. Con y0 Newton ha indicato la posizione iniziale della mela cioe’ l’altezza da cui essa cade. La prima riga per esempio dice che la mela cadendo da un’altezza di 82 metri impiega 4 sec per arrivare a terra e cosi via.
  

 Ipotizziamo che Newton, uomo dei nostri tempi abbia a disposizione un software molto sofisticato per l’analisi dei dati e machine learning,  JMP Pro sviluppato dalla prestigiosa SAS. Tra i diversi modelli a disposizione e’ stata scelta una semplice rete neurale il cui schema e’ riportato qui di seguito:



Una rete neurale e’ un algoritmo che cerca di simulare il comportamento del nostro cervello. E’ costituita da uno strato di ingresso (il nostro y0) da alcuni strati nascosti (nel nostro caso 2, quelli con cerchi verdi) e uno strato di uscita (il nostro tempo t). Ogni strato e’ costituito da diversi nodi che rappresentano i nostri neuroni e delle linee che entrano ed escono da essi che simulano le nostre sinapsi. Ad ogni connessione e’ associato un peso che va a moltiplicare il valore che viene presentato su quel link. La stessa cosa accade per le altre connessioni. Dopo di che si sommano tutti i valori che insistono sullo stesso nodo. Questo costituisce il valore x di una funzione che viene specificata all’interno di ogni nodo (vedi immagine sopra dei cerchi verdi). Questa funzione viene chiamata funzione di attivazione. Tra quelle piu’ note abbiamo la funzione a gradino o sigmoide, quella lineare e quella Gaussiana. A seconda della funzione quindi avremo in uscita un certo valore dato da f(x)=y. 
  

 La potenza di questi oggetti, come per il nostro cervello sta nel mettere insieme piu’ nodi con connessioni non lineari tra loro. Questo costituisce una rete neurale. Dando alla rete sia i valori in input che in output, essa aggiusta in modo opportuno tutti i pesi delle connessioni per far si che l’errore in uscita sia il piu’ piccolo possibile. In partica si stabilisce una funzione di costo (anche detto Mean squared error - MSE) e si cerca dei metodi matematici per minimizzarla. Con la rete mostrata nell’immagine Diagram e con 5000 esempi raccolti dal nostro buon Netwon questo il risultato ottenuto.



Il campione a disposizione come vedete e’ stato diviso in 3 parti: un campione per il training, uno per la validation e un altro per il test.  Questo e’ vero per qualsiasi modello di machine learning utilizzato e non solo per le reti neurali. Questa divisione viene fatta per far si che la rete non impari a memoria perdendo cosi’ in generalizzazione della predizione. In effetti oltre al campione di training e di validazione dove la rete viene ottimizzata, si usa quello di test dove ci sono esempi che l’algoritmo non ha mai visto. Solo se le prestazioni della rete sono buone per entrambi il training e il test allora i suoi risultati si giudicano soddisfacenti. Nel nostro esempio i risultati sono eccezionali come ci dice il coefficiente R2 che e’ praticamente pari a 1 per tutti e 3 i gruppi. Ricordiamo che il parametro R2 esprime la bonta’ del nostro modello. Piu’ questo valore e’ vicino a 1 e piu’ il modello e’ buono. (per approfondimenti si puo’ consultare su questo blog il post ). Qui di seguito l’andamento previsto dalla rete della y0 e del tempo t. Come e’ possibile vedere la rete ha catturato correttamente l’andamento secondo la Radice Quadrata tra il tempo e l’altezza y0. 



Addirittura se andiamo a verificare il valore del tempo predetto in funzione dell’altezza y0 vediamo che la curva (in rosso) che meglio approssima i dati (in nero) e’ una radice quadrata e il coefficiente della radice quadrata di y0 e’ pari a 0.447 che e’ il valore previsto dalla teoria per l’accelerazione di gravita’.




Infatti la legge oraria della caduta dei gravi e’ data da:

Y=Yo+Vo*t-1/2*g*t^2

dove Yo e’ l’altezza, Vo la velocita’ iniziale e g l’accelerazione di gravita’, una costante pari a 9.8 m/sec2 in prossimita’ della superficie Terrestre. Per l’esperimento realizzato dal nostro Newton del 2020, Y=0 e Vo=0, cioe’

0=Yo-1/2*(9.8)*t^2

da cui

t=sqrt(Yo/5)=1/sqrt(5)*sqrt(Yo)=0.447*sqrt(Yo)  

avendo eliminata la soluzione negativa (in quanto il tempo e’ una quantita’ sempre positiva).
Adesso complichiamo leggermente le cose utilizzando l’intera legge oraria scritta precedentemente assumendo che la velocita’ iniziale non sia zero e che non ci sia un suolo su cui l’oggetto che cade possa fermarsi. Questo spiega i valori della y negativi nella tabella sottostante. I dati sono stati creati utilizzando la funzione RAND() di excel. Abbiamo introdotto anche una piccola variazione percentuale della costante g per cercare di confondere l’algoritmo. Come potete vedere e’ stata introdotta anche la massa m anche se dalla teoria sappiamo che essa non ha alcun impatto sulla caduta dei gravi come invece pensava Aristotele. Vediamo cosa succede utilizzando i predictive models di JMP Pro. 




Oltre alla rete neurale gia’ introdotta prima, sono stati utilizzati i seguenti modelli di machine learning: Random Forest (RF), Ensemble Boosted e KNN.
Prima di poter parlare di Random Forest dobbiamo introdurre il modello di decison tree da cui l’RF deriva. L’idea alla base dei modelli Tree e’ molto semplice. E’ quella dei mitici romani: dividi e governa. Dato un dataset con almeno una risposta Y (sia numerica che categorica) e tante features X (o anche predictors), l’algoritmo cerca di dividere il dataset in due gruppi per una certa X che massimizza la differenza tra i valori medi della Y nei due gruppi e che all’interno di ognuno di essi minimizza la standard deviation. Fatto cio’ ripete piu’ e piu’ volte questa divisione costruendo un vero e proprio albero con tanti rami e tante foglie (in giallo nell’immagine qui sotto).




 Purtroppo i decision tree sono molto sensibili ai dati in ingresso. Se i dati di training vengono cambiati (per esempio addestrando l’albero su un sottoinsieme dei dati di addestramento) l’albero decisionale risultante puo’ essere abbastanza diverso e con diverse previsioni.  Per questo motivo si e’ arrivati alle Random Forest (RF). Come il nome indica si tratta di un grande numero di alberi decisionali che operano come un tutt’uno nel senso che lavorano in parallelo. Le RF si basano sulla regola che un gruppo di persone e’ piu’ intelligente di un singolo individuo (saggio di J. Surowiecki, La saggezza della folla). Ogni singolo tree fa la sua previsione e la classe che ottiene piu’ voti diventa la previsione globale dell’algoritmo nel caso di classificazione oppure il valore medio nel caso di regressione. Individualmente, le previsioni fatte dai singoli alberi potrebbero anche essere non accurate, ma combinate insieme, si avvicineranno alla risposta corretta.
Passiamo adesso all’algoritmo di boosting. Come per le random forest anche questi modelli fanno parte dei cosiddetti modelli previsionali ottenuti tramite la composizione di vari modelli piu’ semplici (ensemble models). Il tutto nasce nel 1988 quando si capisce che un insieme di modelli di apprendimento deboli se messi insieme possono creare un modello robusto (l’unione fa la forza). Il concetto non e’ molto diverso dall’ottenere una funzione complessa a partire dalla somma di funzioni elementari semplici. Vediamo un esempio. Supponiamo di avere a disposizione dei dati (punti in blu nel grafico qui sotto) e vogliamo trovare la migliore curva che approssima questi punti. Poiche’ si vede un andamento globale a crescere la prima cosa che possiamo fare e’ provare con una funzione radice quadrata (in arancione). Non male. Osservando bene pero’ possiamo notare che ci sono delle oscillazioni intorno al valore della radice quadrata. Viene quindi spontaneo aggiungere alla radice quadrata una funzione seno (linea nera) che migliora l’approssimazione come si puo’ vedere dalla tabella excel riportata.



 


La somma dei residui al quadrato 

SUM(Y_actual-Y_predicted)^2

nel caso della radice quadrata e’ di circa 3800 mentre quella della funzione somma  

f(x)=a*sqrt(x)+b*(sin(c*x))                                                                a,b,c costanti

ha un valore di circa 200 cioe’ un fattore x19 di meno.
 E’ chiaro quindi che questo algoritmo lavora in serie cercando di migliorare un learner debole applicandone uno nuovo e cosi via. Allo stesso modo per un problema di classificazione o di regressione se M(x) e’ il primo modello avremo:

            Y=M(x)+e1                             con un’accuratezza per esempio pari a 84%

dove con e1 abbiamo indicato l’errore. Invece di procedere col costruire nuovi modelli, quello che si puo’ fare e’ cercare di modellizzare l’errore ottenendo qualche cosa come

e1=H(x)+e2

e a sua volta

e2=G(x)+e3

Se ci fermiamo qui otteniamo

Y=M(x)+H(x)+G(x)+e3

Arrivati qui possiamo assegnare degli opportuni pesi ai 3 learners M, G e H cercando di ottenere un’accuratezza migliore del primo learner M, cioe’

Y=aM(x)+bH(x)+cG(x)+e4                                                con Accuratezza>84%

L’ultimo modello utilizzato e’ il KNN cioe’ K-Nearest Neighbors model. Si tratta di uno dei modelli piu’ semplici del machine learning che produce dei buoni risultati in diverse situazioni. Si tratta di un algoritmo che cerca di predire una nuova istanza conoscendo i punti che sono separati in diverse classi. L’idea di base e’ quella di usare i k punti “piu’ vicini” (nearest neighbors) per effettuare la classificazione.



Questi algoritmi per poter lavorare correttamente hanno bisogno di una classe di training e di una metrica per calcolare la distanza (per esempio la distanza Euclidea) tra i vari records e il numero di vicini da utilizzare. Il processo di classificazione prima di tutto calcola la distanza rispetto ai record nel training set, identifica i k records piu’ vicini e utilizza le labels delle classe dei primi vicini per determinare la classe del record sconosciuto (per es. scegliendo quella che compare con maggiore frequenza) nel caso di classificazione oppure prendendo il valore medio dei primi vicini nel caso di regressione.  Qui di seguito un’immagine che mostra la definizione di primi vicini per diversi valori di k (da 1 a 3).


E’ chiaro che utilizzando valori diversi di k si otterranno risultati diversi come nel caso della regressione dove il valore medio dipende da quanti vicini vengono considerati. Bisogna quindi stabilire il valore ottimale di k. In genere l’errore per il gruppo di training e di validation ha un andamento come quello mostrato nell’immagine sottostante. Per piccoli valori di k l’errore sull’insieme di training e’ piccolo mentre quello sul validation set e’ grande. Chiaro segnale di overfitting nel senso che l’algoritmo ha una bassa generalizzazione della predizione avendo imparato a memoria. Al crescere di k vediamo che sia l’errore per il training set che per il validation set aumentano indicando che il modello e' in una condizione di underfitting. Comunque osservando la curva dell’errore del validation set (chiamata elbow a causa della sua forma a gomito) vediamo che essa mostra un minimo intorno a k=9. Questo valore di k e’ il valore ottimale del modello KNN.    



Dopo questo excursus sui modelli utilizzati, possiamo ritornare al nostro esperimento sintetico della caduta dei gravi. Utilizzando i 4 modelli descritti e presenti nel modulo di “Predictive modeling” di JMP Pro abbiamo ottenuto i seguenti risultati per la legge oraria del moto completa dei gravi. Il modello con le migliori prestazioni e’ stata la rete neurale seguita dal Boosted, dal KNN e per utlimo dal Random Forest. 





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