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Mirafiori: l’essenza.

 

(Questo pezzo non entra in dettagli tecnici o in diatribe.  Questo è solo un lungo pensiero, scaturito da un’immagine, di un vecchio operaio Che Piange Attaccato alle sbarre della fabbrica torinese)

operai

 

Nella mia mente ho scritto questo pezzo più e più volte.  Su Mirafiori ho letto tantissimi articoli e opinioni, ho letto tutto e il contrario di tutto. Per  quanto volessi fare un articolo che contemplasse l’aspetto sindacale, economico e i vari punti dell’accordo, alla fine ho deciso di concentrarmi sull’essenza: i lavoratori.

Sempre quelli….

Mentre i dottrinanti economisti ci vogliono dire che la fiat è ora impresa multinazionale, non quindi un’impresa nazionale, che deve rispondere a leggi di mercato globali, dove gli operai devono essere considerati come costi e quindi alla stessa  stregua razionalizzati, i giornali ci ricordano di badare alla crisi internazionale, e buona parte dei sindacati esalta il miliardo di euro d’investimento e si accontenta di sentire la parola “lavoro garantito”, tralasciando le reali condizioni lavorative (e la parte dissenziente FIOM, dissente soprattutto per ragioni legate alla rappresentanza ahimè)  io mi concentro sui lavoratori.

Immaginatevi da piccoli, mentre siete intenti a fare i vostri giochi di marmocchi, e vostra madre vi chieda cosa volete fare da grandi:

“Lo scienziato”, mamma, “l’astronauta….” e cose roboanti del genere.

E vostra madre, la quale casualmente può leggervi il futuro, guarda la sua bella sfera di cristallo  e vi dice  recitando strane formule magiche in lingue ormai desuete e dimenticate:

“Ah figliolo, ecco la magica sfera che il tuo futuro mi svela…non sarai scienziato e neanche astronauta, operaio sarai, figliolo. Avrai una moglie che bene ti vorrà e un bel marmocchio proprio come lo sei te adesso. Ma all’alba e alla notte ti leverai dal letto e dal letto alla  fabbrica andrai, che sia neve, sia pioggia o sia sole.  Per dieci gaudenti ore sempre li starai, muovendo le braccia prima a destra e poi a sinistra, avvitando coi pollici prima in senso orario poi in senso antiorario e  piegando il tuo bacino prima in basso poi in alto…. per dieci cento volte lo ripeterai e senza fermarti mai…. (tranne un paio di volte  per dieci minuti). In bagno veloce veloce il tuo panino mangerai, e alla fine con la schiena rotta a casa tornerai. E  quando in fabbrica più andar non ci vorrai,   sottrarti non potrai, se il mutuo vorrai pagar e il tuo figliol imboccar.”

Avrebbe firmato qualcuno? Si, direte, poi da bambini si vede il mondo in maniera distorta, si sogna troppo. Ma un bambino che direbbe a sua madre dopo una rivelazione del genere, che per quanto generica, sommaria, condensata, raffazzonata descrive beffardamente   la vita di migliaia, forse milioni di persone mentre il Marchionne di turno osserva il magnifico spettacolo delle formichine dal suo attico e si gusta un bel cocktail d’ultimo grido acquistato con la somma di duemila stipendi di quelli che in fabbrica si fanno un mazzo tanto.

Qualcuno dirà: ma che vuoi, questo è lavoro! Questo è il tuo pane. E frasi tipo “non sputar sul piatto dove mangi”. Solite frasi risibili, quando in gioco è la tue esistenza.

Perché a pensarci bene, per dirla come la direbbero alcuni economisti, dieci ore di lavoro in fabbrica sono un costo opportunità esistenziale. Sono il costo derivante dal mancato sfruttamento dell’opportunità chiamata Vita che arriva una volta sola, dal mancato sfruttamento della propria affettività coniugale, genitoriale, dal mancato sfruttamento delle proprie passioni, dal mancato sfruttamento di un congruo numero di ore all’aria aperta e pulita.

Non vi pare anche questo un costo? La domanda è: quanto è alto?

Sarà che sono io il pazzo, ma non sento nessuno (o quasi) fare delle constatazioni tanto evidenti.

Seconda cosa: è se il no vincesse? Se Marchionne ritirasse il miliardo di euro e Mirafiori chiudesse? (Cosa che non avverrebbe comunque nel breve).

Oltre cinquemila operai a spasso, a cui si devono aggiungere altri 70 000 dell’indotto.

E se  quei 75 000 esasperati cominciassero a protestare furentemente e violentemente? (utopia)  E se per ripicca, l’italiano, ogni italiano, diventato consumatore etico e autocosciente smettesse di comprare auto fiat?  O addirittura il consumatore decidesse di non comprare nessuna macchina senza la certificazione che essa è stata costruita “senza barbaro sfruttamento operaio”, come accade per  le etichette “Dolphin Safe” che si mettono alle scatolette di tonno.  (fantascienza).

Alla fine la verità la dicono le lacrime di quell’anziano Operaio Che Piange attaccato alle sbarre della fabbrica torinese, lacrime dense di storia e di lotte, salate da sconfitte e vittorie, negli anni caldissimi tra il 68 e il 71 e in quelli della crisi del ‘73, quando nonostante si fosse anche li in un momento di grandissime ristrettezze, quegli uomini erano ancora capaci di salire in groppa al carro della storia, immemori della loro pavidità.

Qualche giorno fa invece a Mirafiori, nella calca generale, qualcuno gridava:

Entrano operai ed escono schiavi”.

Davide.

 

 

 



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