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La crisi perpetua II: Irlanda, Grecia e noi.

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Scrivere un articolo sulla crisi che sta attanagliando come una morsa le esistenze di milioni di individui non è per nulla semplice.

Partiamo da un fatto ineludibile che riguarda l’Irlanda:

L’Irlanda poteva semplicemente dichiarare il fallimento, rinegoziare il suo debito e far capire ai suoi creditori che l’alternativa era prendere o lasciare un’offerta unilaterale del governo di Dublino”.cit. 1

Insomma poteva non accettare il piano di salvataggio. Ma l’ha fatto, così come ha fatto la Grecia.

In misura e per ragioni diverse un paese come l’Ecuador (non certo il paese più ricco e potente del mondo) ha revisionato il proprio debito estero a dimostrazione che gli stati possono sempre fare qualcosa. (vedi video)

Una clausola posta dall’Ue e dal FMI, a garanzia dei soldi degli investitori per il salvataggio dell’Irlanda, è niente meno che il Fondo di Riserva delle Pensioni Nazionali Irlandesi.

Abbiamo capito bene: le pensioni degli irlandesi sono garanzia di quest’accordo, insieme a un altro paio di incomprensibili clausole come l’obbligo “per le famiglie di dotare ogni casa di un contatore dell’acqua a unità separate, precondizione essenziale per la privatizzazione del servizio. O la riduzione dei già miseri stipendi minimi”cit. 2, oltre a un’infinita serie di ulteriori decurtazioni salariali sia nel pubblico che nel privato, aumenti delle spesa dell’istruzione e crollo  dell’assistenza ai poveri. (La parola d’ordine è  maxi-tagli fiscali da 15 miliardi di euro in quattro anni)

Come dice l’autore di questo interessante articolo, soprattutto nella prima parte, non si capisce cosa centri l’esposizione delle banche e il loro fallimento con tutti questi tagli e clausole che dovranno subire gli irlandesi.

Quello che è stato fatto agli irlandesi è raccapricciante, disumano, è quello che sta succedendo ovunque in un modo o nell’altro in Europa.

Ma questa non è altro che “la vecchia arma primaria con cui il capitalismo affronta storicamente le proprie crisi, l’autoritarismo, è verificabile in tutto il mondo occidentale, Unione Europea inclusa. Questa non fa che generare organi centrali di controllo economico sottratti a ogni vaglio democratico e investiti di pieni poteri. Il monetarismo, la UE lo ha elevato a dottrina centrale e indiscutibile addirittura per costituzione (costringendo a votare di nuovo chi si era espresso contro, fino a non fare votare per nulla la sua ultima riproposizione, il “Trattato di Lisbona”). I parlamenti sono stati esautorati delle loro prerogative attraverso limitazioni di mandato, o meccanismi di voto alterati sino a escludere opposizioni ostili alla filosofia di fondo. Ogni impegno è volto a impedire che i cittadini possano influire sulle scelte determinanti che li riguardano.” cit. 3

L’anno 2011 si è aperto con i telegiornali che mostravano i festeggiamenti per l’ingresso nell’ euro dell’Estonia (anche se almeno metà della popolazione si ritiene molto preoccupata da questo ingresso), attualmente l’economia più debole dell’area: alla luce di quanto è avvenuto per Grecia, Irlanda (e potrebbe avvenire per il Portogallo) non si capisce proprio cosa ci sia da festeggiare, non si capisce quali siano i vantaggi reali per la popolazione di questo ingresso. (Eppure molti giornali continuano a indicare vantaggi evidenti, salvo poi non dimostrarli).

Non si capisce cosa ci sia da festeggiare visto che oramai gli stati sembrano avere la testa sospesa sul patibolo con il boia che si chiama Grandi speculatori internazionali e la scure che si chiama declassamento dei titoli di stato da parte delle agenzie di rating (4).

Tremonti ha rilasciato, alla conferenza 'Nuovo mondo, nuovo capitalismo' tenutasi a Parigi riferendosi alla situazione internazionale la seguente dichiarazione:

La crisi non è finita….La guardia dei governi e delle istituzioni internazionali -ha sottolineato- deve restare alta. C'è una situazione per cui viene attaccato dai mercati finanziari un Paese dopo l'altro” "stiamo vivendo come in un videogame: appare un mostro, lo combatti, lo vinci e allora ti rilassi, ma subito dopo appare un altro mostro, ancora più forte del primo"

e ancora Dominique Strauss- Kahn direttore del FMI

 “…..ha dichiarato che una seconda crisi finanziaria e quasi inevitabile. E la prossima volta, ha specificato sarà impossibile convincere i contribuenti a finanziare le operazioni di salvataggio delle banche. In questo caso ci troveremo di fronte a una crisi della democrazia. ” (5)

Quella di Strauss Kahn è retorica: quando mai gli stati si sono messi a “convincere” i contribuenti che dovevano finanziare il salvataggio delle banche, c’è stato forse qualche referendum o qualcuno ha chiesto ai cittadini se volessero salvare le banche, non mi pare vi sia stata la possibilità per nessun cittadino di influire minimamente in questo processo decisionale, a me pare piuttosto che tutto avvenga nell’unilateralità, visto che nessun cittadino accetterebbe di vedersi tagliare servizi essenziali alla sua stessa sopravvivenza.

Ora mi appare chiara una cosa, nonostante da più parti si continui a difendere l’Europa dell’euro visto che siamo in presenza di un mercato sempre più interconnesso, si continui a narrare della necessità che questa Europa si unisca anche politicamente e non agisca come un congerie di stati nazionali, siamo di fronte allo sviluppo oramai netto di un cambiamento epocale che porterà nei nostri paesi una massa sempre crescente di disoccupati, aumenterà la “cinesizzazione” del lavoro (non saranno più solo sacche di lavoratori senza diritti ma questa diventerà la regola), per rispettare i livelli di deficit si andrà a incidere sensibilmente sull’istruzione, sulla sanità, i servizi essenziali saranno sempre meno garantiti.

Inoltre da più parti questa stessa stampa connivente con i poteri forti spinge per le privatizzazioni di servizi essenziali e pubblici, per permettere agli stati di far cassa: e una volta che anche quelli saranno privatizzati saremo completamente alla mercé del mercato selvaggio, saremo numeri da “cooptare” per la loro sete di denaro e potere,

saremo captive demand.

semplicemente ci ragguaglia Randall Wray:

“I cittadini, anche se impoveriti, sono costretti a pagare le bollette per mantenere uno standard minimo di sopravvivenza. Come faranno? Guarda chi è oggi il più ricco uomo del mondo; è colui che ha il monopolio privato dei telefoni in Messico, Carlos Slim, e i messicani non navigano certo nell’oro”.

Insomma siamo di fronte all’attuazione pratica di un piano criminoso partorito molti e molti decenni fa, come risulta dalle ricerche sempre approfondite di Paolo Barnard, cosa c’è in gioco lo dice bene

l’economista Micheal Hudson (Univ. of Missouri, Kansas City) aggiunge: “In gioco ci sono proposte per cambiare radicalmente le leggi e la struttura della società europea. Se le forze anti-lavoro avranno successo, spezzeranno l’Europa, che diventerà una palude morta col mercato interno a pezzi. Siamo a questo punto di gravità, è un colpo di Stato finanziario in piena regola”.(cit. 6)

Prepariamoci dunque a tempi bui, sempre più bui, e quando sentiamo parlare di Europa e di euro aguzziamo l’udito, teniamo ferma e limpida la mente, perché in tanti saranno pronti a benedire questa struttura plutocratica- politico economica e finanziaria- che come ho riportato nel precedente articolo, non è stata fatta per il nostro bene, non è stata fatta per il sogno di un’Europa dei popoli, unità e libera, ma è stata concepita semplicemente per far guadagnare i soliti pochi su masse sempre crescenti di ignavi e inconsapevoli, e stata concepita per cancellare ogni residuo potere dei popoli e degli stati.

Siamo di fronte a un crimine contro l’umanità. Ma sono in pochi a comprenderlo.

 

Davide

 

Riferimenti in questo articolo:

cit. 1 e 2 L'Europa che non c'è di Ilvio Pannullo

cit. 3 Economia metapolitica, Valerio Evangelisti - Carmilla on line

(4) Si allarga la crisi in Europa: Francia e Belgio nel mirino delle agenzie di rating

(5) “I problemi di Dublino non dipendono dall’euro.” W. Hutton. “The Observer” comparso sull’”Internazionale n. 874

(6) Aggiornamento I a "Il più grande crimine" di Paolo Barnard



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