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FULANO SE FUE' 23/6

La mia Cuba “italiana” e' piuttosto limitata, quasi tutta vissuta per interposta persona.
Non frequentando ambienti latini, (non vorrei in qualche misterioso prive',su qualche sedia di legno, imbattermi nel celestino...) la mia “Cuba e' fatta essenzialmente dalle mogli e compagne dei miei amici.
Ho una socia cubana, compagna di un'amico, l'altro socio ha anche lui moglie cubana, il mio socio di M&S e' anche lui sposato con una cubana...e via discorrendo.
Quindi molte delle notizie che mi giungono da Cuba, al di la' della mia famiglia tunera, giungono da queste fonti.
Da quello che mi dicono pare che, mai come oggi, tutti se ne vogliano definitivamente andare dall'isola.
Non parlo di balseros, ma di gente che esce da Cuba legalmente per poi, in qualche modo, riuscire a raggiungere gli Stati Uniti.
La gente ha osservato con molto interesse il riavvicinarsi di Cuba col potente vicino del nord, ha visto la riapertura delle ambasciate, ha accolto Obama carica di speranze.
Non so quali fossero le aspettative nell'immediato, forse una pioggia di denaro direttamente dal cielo, resta il fatto una volta verificato, nel concreto e sul breve, che di grandi cambiamenti non se ne parlava, pare che la fobia di andarsene abbia contagiato milioni di cubani.
Ad aggravare la situazione c'e' il discorso riguardante il sollevamento del bloqueo.
Pare che la cosa stia entrando fra i lavori delle prossime sedute del senato statunitense, probabilmente e' questione di qualche mese, diciamo entro il 2017.
Quando il bloqueo sara' sollevato, insieme alle rose arriveranno anche le spine.
Ovviamente sparira' la ley de ajuste cubano e pie' seco, pie' mojado, a quel punto il cubano, agli occhi delle autorita' statunitensi, sara' equiparato a un messicano qualunque, di conseguenza rimandato al mittente ogni volta che si affaccera' alle frontiere.
E' giusto ricordare che, a differenza dei cittadini di ogni altro paese al mondo, oggi, quando un cubano riesce a mettere piede nel sul suolo statunitense, gode di tutta una serie di privilegi, potendo appellarsi ad una sorta di asilo politico.
Certo sono finiti i tempi in cui, al profugo, veniva data cittadinanza, casa, lavoro e denaro, ma comunque rimane un trattamento privilegiato che non ha piu' alcun fondamento storico.
I cubani sanno benissimo che questa cuccagna sta' per terminare quindi cercano, in ogni modo, di bruciare i tempi della partenza.
Arrivano in Equador, risalgono 6/7 nazioni, affrontando ogni sorta di bandito e criminale in circolazione, spesso viaggiando con bambini e mogli incinte al seguito, cercando in ogni modo di mettere l'alluce in terra confederata, ex messicana.
Ovviamente vendendosi tutto quello che hanno Nel Loro Paese, realizzando cosi' un gruzzoletto indispensabile per affrontare questo viaggio biblico.
Questo Golgota non lo affrontano soltanto i poveracci, ma anche coloro considerati classe media o agiata cubana.
Gente con casa e carro, che grazie a rimesse e malaffari riesce a Cuba a vivere una buona vita, senza mai un solo giorno di lavoro in tutta un'esistenza,
Anche questi personaggi, che a mio avviso avrebbero tutto da guadagnare a rimanere nel loro paese, si imbarcano in questa avventura.
Probabilmente la mancanza di prospettive, le cazzate rifilate loro dai parenti che vivono all'exterior, la legittima voglia di vedere altre parti di mondo e modi di vivere possono essere i motori per questa migrazione.
Non e' compito dell'umile scriba dare giudizi, e'giusto che ognuno si giochi le proprie carte come meglio crede, mi limito a dire che, probabilmente, questa gente non si rende conto della situazione che sta' vivendo il resto del mondo.
I loro parenti usciti dal paese 10/20/30 anni fa hanno affrontato un'altro mondo, pieno di opportunita' e prospettive.
Ai nuovi fuggitivi toccano questi tempi incerti e perigliosi, dove domani non sai se riuscirai a mettere insieme il pranzo con la cena.
Suerte a todos.


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