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Cina e La Nuova Via della Seta: Progresso od Abuso ?

Cina E La Nuova Via Della Seta: Progresso Od Abuso ?

Nonostante gli spazi limitati e finiti del pianeta terra, le potenze mondiali continuano a discutere e promuovere dei modelli economici basati sulla crescita. Quest'ultima si basa sullo sfruttamento di risorse e manodopera oltre i cosidetti confini nazionali. Oltre a conquistare un paese con l'opzione militare, un'alternativa meno rumorosa ma forse piu' efficace e' quella economica/finanziaria: si penetra in una Nazione con investimenti, prestiti monetari, manodopera qualifica, divenendo dei referenti commerciali, incanalando flussi di denaro e potere che altrimenti andrebbero ai concorrenti.
One Belt One Road è un progetto che prevede il rilancio in chiave contemporanea della Via della Seta da parte della Cina. Questo progetto, considerato di capitale importanza per lo sviluppo e il sostentamento dell’economia nazionale attraverso l’apertura di nuove rotte commerciali e la creazione di rapporti più amichevoli con i paesi euroasiatici, consiste principalmente nel promuovere, grazie a finanziamenti a tasso agevolato, la costruzione e il miglioramento di infrastrutture secondo due direttrici: la “Silk Road Economic Belt” e la “21st Century Maritime Silk Road”. La prima coinvolge i paesi attraversati dalla storica “Via della Seta”, ovvero quelli situati in Asia Centrale, i paesi mediorientali e quelli dell’Europa Sud-Orientale, ai quali si aggiungono gli Stati dell’Asia Meridionale. La seconda, include i paesi costieri sulla rotta che porta dalla Cina all’Europa attraversando il Nuovo Canale di Suez, congiungendo, da Est a Ovest, Indonesia, Singapore, India, Pakistan, Sri Lanka ed Egitto, fino ad arrivare tramite il Mediterraneo Orientale in Grecia, utilizzando l’Africa Orientale e il Kenya in particolare come punti d’appoggio. Questo progetto e' supportato da una ingente quantita' di denaro, circa 100 miliardi di dollari di capitale, di cui la Cina detiene la maggioranza di investimento con quasi 30 miliardi di dollari. Per gestire tutta questa quantita' di moneta e' stata anche creata una banca ad hoc la "Banca Asiatica di Investimento per le Infrastrutture" (AIIB). Quest'ultima è uno strumento per catalizzare gli investimenti necessari al miglioramento delle infrastrutture ferroviarie e portuali, complessivamente stimati in 1800 miliardi di dollari in dieci anni. Qualche esempio: una reta ferroviaria tra Cina e Tailandia, impianto nucleare in Pakistan, estrazione alluminio grezzo in Guinea, rete ferroviaria Cina-Uzbekistan-Kyrgyzstan, acquisizione del porto di Hambantota, Sri Lanka, per 1.1 miliardi di dollari, gasdotto fra Cina e Myanmar e molti altri.
" La Cina mettera' le mani su importanti fonti minerali trasformando le Nazioni coinvolte in debitori di lungo termine", cosi' un articolo su "Aljazeera" definisce le linee geopolitiche di questa operazione globale del colosso asiatico. " Lo scopo primario di questa operazione epocale e' aumentare l'influenza planetaria del paese, le infrastrutture ed il commercio sono solo motivazioni secondarie", rincara la dose Aljazeera.
L'India stessa ha esternato preoccupazione per il progetto della Nuova via della Seta che dovrebbe passare nelle delicatissime e contese zone del Kashmir, mentre Indonesia, Filippine e Nigeria dubitano sulla qualita' delle infrastrutture e dei suoi investimenti.
Eppure numerosi progetti sono gia' iniziati: e' già terminata la costruzione di una ferrovia per il trasporto merci di 8 mila miglia che connetta Yiwu a Madrid e una linea che inizi  da Kashgar e si diriga verso il Pakistan e successivamente verso il mare Arabico. Da un anno e' in funzione la linea ferroviaria Shanghai-Tehran, 14 giorni per coprire quasi 10400 km di tratta, una collaborazione economica, tra i due paesi, sempre piu' forte. Lo scorso novembre, invece, e' partito dalla Lombardia il primo treno merci diretto in Cina, composto da 17 carri e 40 container. Va ricordato anche che  nei primi 10 mesi del 2017 gli scambi commerciali Italia-Cina hanno raggiunto il miliardo di dollari, con una crescita del 24% rispetto all’anno precedente.
L'Europa non e' da meno: il 2017 ha segnato un record per gli scambi commerciali con 3673 treni merci in circolazione tra la Cina ed il vecchio continente, un aumento del 116% rispetto al 2016.
Xi Jinping, il presidente della Repubblica Popolare Cinese, sa benissimo che per spingere ad una leadership globale ci vogliono connessioni a 360 gradi: infrastrutture, finanza, assistenza tecnica, hardware ed un' altra miriade di " trappole da modernizzazione"  come le definisce Pepe Escobar nel suo articolo " Xi Jiping e le tappe verso il sogno cinese" . Questo "New Deal alla Cinese" e' appena agli inizi, se pensiamo che il suo annuncio e' avvenuto nel 2013, in un progetto su larga scala che dovrebbe estendersi fino al 2050.
Ma ad affermare che il progresso porta solo benefici e modernita' per le popolazioni potremmo essere tacciati di ingenuita', sopratutto se il paese preso in considerazione e' la Cina. Qui 1.6 milioni di persone muore ogni anno per problemi legati allo smog. Il gigante asiatico solo ultimamente sta prendendo provvedimenti per rendere almeno parte delle sue politiche piu' ecosostenibili, come l'opera di riforestazione iniziata nel 2013 che ha gia' ricoperto circa 338.000 km quadrati ( la superficie dell'Italia e' di 301.000 km quadrati!). Eppure dietro questa frettolosa patina ecologica si celano numerose contraddizioni e proteste. E' il caso della diga di Myitsone in Myamar, progetto faraonico gestito dalla " China Power Investment Corporation" che avrebbe sommerso 447 km quadrati di terreno che includeva 47 villaggi e quasi 12 mila persone. Senza contare i danni idrogeologici per il fiume e per la foresta pluviale, il progetto e' al momento sospeso per le numerose proteste da parte della popolazione e di associazioni ambientaliste, ma vi sono forti pressioni cinesi, anche tramite eventuali vie legali, per riprendere il progetto. Sorte analoga e' toccata alla popolazione del villaggio Paunglaung, circa 8000 persone hanno dovuto lasciare forzatamente la propria abitazione, adesso sotto 36 metri di acqua della nuova diga. Questo ha causato un aumento di depressione e casi di suicidi, secondo l'Organizzazione "Physician for Human Right" : centinaia di persone hanno perso tutto il loro mondo, terreni e case, passato e futuro sepolto da milioni di metri cubi di acqua. La Nuova via della Seta inoltre ha progetti per la costruzione di centrali a carbone in ben 65 paesi mondiali, dal 2001 al 2016 oltre 240 progetti di centrali a carbone hanno visto coinvolto il gigante asiatico: India, Indonesia, Mongolia, Vietnam e Turchia sono le Nazioni con maggiori accordi commerciali di questo tipo. E che dire dell'accordo con il Pakistan per la costruzione di una centrale nucleare nel Punjab? La China National Nuclear Corporation (CNNC) sta gia' operando per la costruzione di altri due reattori in Karachi. Gli investimenti oltre confine non si fermano solo in paesi diciamo in via di sviluppo, visto che a Bradwell nell' Essex, sud Inghilterra, la stessa CNNC sta progettando la costruzione di un nuovo impianto nucleare che ha gia destato attriti sia nella popolazione e nella stampa, in questo caso "l'Independent" che ha riportato il rifiuto delle stessa Compagnia cinese di fornire dettagli sulla sicurezza dell'impianto in costruzione.
Dall' Inghilterra facciamo un salto in Uruguay, precisamente a Montevideo, dove la "Shandong Baoma Fisheries Limited" ha in mano un  Progetto da 200 milioni di dollari per ampliare il porto della Capitale, in modo tale da permettere ai propri pescherecci di estendere le zone di pesca oltreoceano. L'area e' considerata gia' ipersfruttata  a livello ittico, come fanno notare numerosi ambientalisti ed esperti. Il progetto prevede un cantiere navale, una zona di rifornimento carburante, una zona di stoccaggio refrigerata. Montevideo potrebbe diventare lo snodo cruciale degli scambi marittimi tra il sud America e la Cina nel progetto della Nuova via della Seta. Milko Schvartzman, esperto in conservazione marina, fa notare come il numero dei calamari pescati e' gia' sceso drasticamente nel 2015, questo potrebbe essere connesso con la diminuzione delle colonie di pinguini che sono solite cibarsi proprio di questo mollusco.
Lo scorso agosto, giusto per ricordare come il lupo perde il pelo.....nel famoso proverbio, le autorita' equadoregne hanno intercettato un cargo cinese nelle acque Delle isole Galapagos, con a bordo 300 tonnellate di pesce, tra cui 6000 squali e specie in via di estinzione come il pesce martello. L' equipaggio e' stato arrestato e la Compagnia multata di svariati milioni di dollari.
Se da un lato, dunque, il colosso cinese sta tentando di rimediare alle devastazioni ambientali causate nei decenni passati con nuove foreste, riduzioni delle emissioni, messa al bando dell'avorio, dall'altro lato, oltre confine assistiamo alla vendita del surplus cinese, nato dallo sfruttamento interno della manodopera e delle risorse naturali. La Cina ha bisogno di nuovi partner economici, di nuovi investimenti, di nuovi canali commerciali, di nuovi orizzonti per alimentare il motore asiatico ed un popolo che vuole avvicinarsi sempre di piu' agli standard di vita occidentali.
La Cina ha un peso sempre ​maggiore​ nell'economia globale. "Sono circa 100 i Paesi il cui Pil deriva per l'80% dai commerci con la Cina", ha sottolineato il vice direttore del FMI. Moneta sonante, infrastrutture, modernizzazione, prosperita' sono ancora queste le parole magiche per entrare in economie depresse o in via di sviluppo dove la parola"progresso" non sempre coincide con "diritti umani" e "sostenibilita' "......maremmacinghialaaaaaaaaaaaaaa



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