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What happens to the vineyard in winter: the rest of the earth

The grapes will come. The neat rows have no leaves and no fruit. Dark branches waiting, with patience and elegance.
The hills are covered by silent lines that are like musical staffs in search of notes. The earth rests. But it is actively resting, a prelude to the coming fruits.
Winter in the vineyards seems to be a quiet moment, it looks like nothing is going on, but instead it’s this exact moment when the future wine hangs in the balance, as those who work with the wine and the land everyday know all too well.

So, I asked Lorenzo Giordano, who works the land, and gives the grapes to the Vinchio Vaglio winery and knows the Barbera d’Asti, what happens in this period. He told me with passion what practical activities there are to do: “In winter the farmer cleans up the vineyard, restores the rows, changes the poles that need to be replaced, fertilizes according to the wine that wants to create, prepares for the dry pruning that happens in January and February and removes harmful shrubs.”

It is a very delicate phase because the earth rests, along with the vines, but those who cultivate them never stop, “This pause phase,” Giordano continues, “seems like the least important but it is the basis for the planning of the future harvest. It’s like building the foundations of a house: everything still needs to happen but it’s already planned out. It’s like the truffle dog when it gets close to something but does not know what’s hidden underneath.” I asked him how important snow and rain in the winter and I have placed “They’re critical because the vineyard builds up the water for the whole year.”

But the answer best Giordano gave is when I asked him if he gets a melancholy feeling when the vines lose their leaves and are bare. He smiled and said: “The farmer, who goes in the vineyard every day, never sees them bare, he always sees the vineyard with grapes, all year round, because he, simultaneously, sees all phases and imagines the future.” Exactly, I like thinking of a farmer who, starting from the ground, with their feet firmly rooted in the soil, dreams and imagines the future.


 

ORIGINAL LANGUAGE

L’uva che verrà. I filari ordinati senza foglie e senza frutti. Rami scuri che aspettano, con pazienza ed eleganza.
Le colline sono percorse da file silenziose che sembrano pentagrammi in cerca di note, la terra riposa. Ma è un riposo attivo, un preludio dei frutti che arriveranno.
L’inverno nelle vigne sembra un momento tranquillo, pare che non succeda nulla, ma invece è proprio adesso che si gioca il futuro del vino, come sa bene chi con la terra è a contatto tutti i giorni.

Ho chiesto a Lorenzo Giordano, che lavora la terra, conferisce le uve alla cantina sociale Vinchio Vaglio e conosce bene la Barbera d’Asti, cosa succede in questo periodo. Mi ha raccontato con passione quali sono le attività pratiche: “In inverno il contadino mette a posto la vigna, ripristina le strade, cambia i pali che hanno bisogno di essere sostituiti, concima a seconda del vino che vuole creare, si prepara alla potatura a secco che avviene a gennaio e febbraio e toglie gli arbusti dannosi”.

È una fase molto delicata perché la terra riposa, insieme alla vite, ma chi coltiva non si ferma mai: “Questa fase di pausa – continua Giordano – sembra la meno importante ma è la base per la programmazione della vendemmia futura. È come costruire le fondamenta di una casa: tutto deve ancora succedere ma è tutto già scritto. È come il cane da tartufo quando si avvicina a qualcosa ma non sa ancora cosa c’è sotto”.
Gli ho chiesto quanto sono importanti la neve e la pioggia in inverno e mi ha riposto: “Sono fondamentali perché la vite accumula l’acqua per tutta l’annata”.

Ma la riposta più bella Giordano regala quando gli chiedo se non gli dia una sensazione di malinconia la vite spoglia. Ha sorriso e ha detto: “Il contadino, chi va in vigna tutti i giorni, non la vede mai spoglia, vede sempre la vigna con l’uva, tutto l’anno, perché vede contemporaneamente tutte le fasi e immagina il futuro”.
Ecco, mi piace pensare al contadino che, partendo dalla terra, con i piedi ben radicati nel suolo, sogna e immagina il futuro.

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