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Simona, anima pura – di Maria Palazzo

Simona

Il dolore per la perdita di Simona Cavallaro, amorevole, dolce, intelligente, straordinaria giovane donna è infinito.
L’eco ha prodotto cerchi concentrici in ogni cuore, come una pietra scagliata, improvvisamente, in un lago calmo. Cerchi di profonda angoscia, di sconforto, di tragedia.
Soverato non è più la stessa. La comunità si stringe accanto ai familiari, per sopportare un senso di annientamento, di fronte a un peso impossibile da sopportare.
Simona ha lasciato un vuoto incolmabile, eppure sembra dica, col sorriso che ci ha lasciato, che non dobbiamo pensare a come il Destino crudele ce l’abbia portata via, ma a tutto ciò che ella ci ha regalato.
Simona, piena di luce, aveva sguardi eloquentissimi. Non ci ha mai riempiti di parole, non ci ha mai rimbambiti con frasi ad effetto. Ma il suo occhio, sempre vigile, si posava su di noi, fermo, penetrante, colmo di mòniti, a volte, ma di tanta dolcezza. Quel suo sguardo ha sempre invogliato tutti a non tralasciare nulla, a guardarsi dentro.
Detestava le ingiustizie, Simona, ma non ha mai giudicato.
Amava profondamente il bene e le cose belle. Aveva dentro una grande energia, un fuoco d’amore, puro.
Guardando lei, a me veniva sempre in mente la canzone del cantante Raf: “Sei la più bella del mondo”; pensavo sempre a quelle note suggestive, a quei versi: “Non c’è neanche una salita, quando ci sei tu:/ tu non sei un’illusione,/ per fortuna che ci sei”…
E ancora: “Manifesti i tuoi sentimenti/ mostrandoli con il ritmo del tuo cuore”.
Proprio così: il ritmo del cuore di Simona pulsava di pari passo con la Vita stessa. La incontravi e ti nasceva un sorriso, ti confidavi, ti sfogavi (potevi farlo e lei ti ascoltava, guardandoti negli occhi, non si distraeva mai e ti abbracciava con tutte le espressioni del suo viso, oltre che con lo sguardo) e, dopo le cose tristi, ti nasceva un sorriso: nasceva sempre un sorriso con lei. Anche quelle punte di amarezza della giornata che, a volte, costellano la vita, sparivano, se la incrociavi sul tuo cammino.
La vita ti sembrava più bella, ecco…
Nei miei momenti tristi o difficili, lei, come fosse un venticello profumato, bussava alla porta della mia aula, nei giorni in cui, ante covid, non ero in classe sua: apriva, non chiedeva nulla, cercava i miei occhi e, dopo avermi scrutata benevolmente, salutava e richiudeva la porta, andando via. Spesso le ho chiesto il perché: lei si accorgeva se il mio viso fosse triste o corrucciato e diceva che voleva fare qualcosa per me, dato che io cercavo sempre di prodigarmi per gli alunni. E, nei momenti in cui la mia salute ha vacillato, nel periodo in cui era in classe con me, non mi è mai mancato il suo sostegno, silenzioso, ma persistente. Quando andavo a camminare, spesso, col suo caro compagno Leandro, me la trovavo accanto: era come se percepissi un’energia incredibile. Compagni di scuola, Simona e Leandro, sono sempre stati un po’ i miei Angeli Custodi, anche in periodi, per me, non facili. E, anche dopo, passate le nuvole, vi è sempre stato un legame molto forte.
La sera della Fiaccolata ero andata per cercare di dare qualche parola di conforto a Pietro, il suo caro fratello gemello, ma è stato lui a confortarmi, abbracciandomi: “Ti voleva tanto bene”… E quanto BENE, Simona cara… Non so se io ti ho dato qualcosa… Ma so quel che mi hai dato tu, con quel tuo cuore puro, che comprendeva. Comprendeva cose che, davvero in pochi (e potrei nominarli, tanto sono pochi) comprendono di me…
Leandro mi ha detto: “Non ci sono persone come lei!”. Le persone come lei, è vero, sono rarissime: angeli in terra. Siamo stati davvero fortunati ad averla vicina, ad avere il suo cuore a cullarci.
Ricordo un pomeriggio dello scorso anno, il famigerato 2020. Incontro Simona e Leandro. Io e lui siamo chiassosi, lei rideva e ci guardava con una tenerezza infinita. Parlavamo del loro recente diploma, dei loro sogni: io avevo appena comprato un ennesimo cappellino, presso il negozio soveratese “PENELOPE”, per la mia collezione… Leandro: “Simona ride col cuore!”.
Non scorderò mai quel pomeriggio, fatto di stelle, anche se il sole era ancora alto…
Quante volte ho detto a Simona che avrei voluto essere come lei, quante volte mi ha risposto: ”Ma perché? Siete perfetta così!”… “IO, PERFETTA???”, rispondevo e lei rideva.
Mi faceva “rientrare nei ranghi”, sempre. Aveva sempre la parola giusta.
Ecco perché “la più bella del mondo”…
E una poesia, per te, cara Simona, l’ho scritta anch’io, perché, per te, non restino solo articoli tristi. Il mio pezzo è accorato, ma non triste.
La notte prima della Fiaccolata, ti ho sognato. Dicevi che il Signore ti aveva chiamato subito a sé, senza sentire i dolori del corpo. Non so se sia un mio desiderio o sei stata proprio tu, così come quando sento la tua presenza, camminarmi al fianco: in fondo ti sentivo vicina, anche quando eri qui, ma non eri con me…
E, allora, accetta questi miei brevi, umili, versi: la poesia è un omaggio per te, che non andrai mai via…
SIMONA
La tua carnagione
diàfana,
come quella
degli angeli,
ci parla
della tua dolcezza.
Il centro
dei tuoi occhi
e
il tuo sorriso,
sono
aureola,
fra le ali
della tua anima.
Io
non ho
che
qualche parola,
per ricordarti,
ma,
il mio cuore,
risuonerà
sempre
di te.
Maria Palazzo



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