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Lettera aperta di un parroco misericordioso

                                                                                              








Bekescsaba, 23 febbraio 2012  

                                                                                                  
Carissimi  fratelli e sorelle    

                                                                             
Da chilometri di distanza, ringrazio il vostro buon cuore, la vostra generosità e la solidarietà che so, pur in un momento così difficile per la vostra comunità e per il vostro paese, è insita nei vostri cuori. Noi umilmente non vi chiediamo molto ma solo una goccia di ciò che possedete e si sa, tante gocce fanno un oceano. Ognuno di voi saprà cosa poter donare, un po’ del proprio tempo, qualche spicciolo per poter acquistare medicine e del cibo o anche vestiario. Chi vi consegna questa busta è da me delegato e si è offerto volontario per costruire un progetto che ritiene importante non solo per noi, ma per tutta la comunità, anche la vostra. So che la povertà, figlia di questo sistema, sta crescendo in modo esponenziale anche in Italia. Immagino le molteplici domande: “ ma perché proprio i poveri ungheresi?” E’ solo un caso se io e il sig. Fucile ci siamo indirettamente incontrati, un puro caso, ma l’impegno comune è quello di aiutare diverse realtà e non solo qui da noi.  Vi prego cerchiamo di non dare né etichette né privilegi almeno alla povertà e alla sofferenza. La sofferenza accomuna e non divide. Sarà compito di chi ci aiuta, studiando le singole necessità, dare le priorità opportune.  Non considerate, la nostra, come una richiesta pressante e fastidiosa, ma come prezioso elemento utile a risvegliare e tener vivo in noi tutti un nobile sentimento, la generosità, che accresce la nostra persona gratificandola moralmente e psicologicamente. Come arricchirà tutti quelli che riceveranno un vostro atto d’amore, perché tale sarà considerato ogni vostro impegno solidale. Iniziamo quindi da subito a lavorare assieme per sconfiggere la povertà e la fame, mali endemici che sembra non si possano debellare e che ghermiscono, con i loro tentacoli, l’intero universo. Questo, è solo un primo passo che ci accomunerà in una lotta e che ci  porterà sicuramente  in un prossimo futuro, un piccolo attimo di serenità durante alcuni momenti della nostra giornata.  Accadrà ogni qualvolta penseremo “Bene questo vestitino o questa moneta , quella zuppa o questa matita, renderà  felice chi non ha mai o quasi mai potuto permettersela”. E in quell’attimo, probabilmente da paesi lontani, ci risponderà il sorriso innocente di un bambino dagli occhi non più così tristi.

Padre   SzIgeti Antal                        
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