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Pecorari (Banca di Anghiari e Stia): usciremo dalla pandemia economica solo superando la burocrazia – In cento giorni di lotta al virus, 736 atti fra governo e regioni!

Fabio Pecorari DG della Banca di Anghiari e Stia analizza in questo colloquio con ‘cuoreeconomico’ i tratti distintivi della nostra economia e delinea quelle che sono le priorità per arginare la pandemia economica che inizia a mordere.

Lo fa con grande oculatezza e attenzione consapevole che in questi momenti solo chi saprà leggere la situazione con razionalità e tempismo, riuscirà ad uscirne meglio.Tutta l’economia è praticamente in ginocchio. Nei borghi e nei territori si vincerà solo facendo sistema fra gli stakeholder locali. Certo dall’alto il gran numero di norme e provvedimenti ha solo provocato confusione e incertezza sul futuro.

Il COVID-19 ha praticamente ipnotizzato il Paese e la sua economia. PECORARI, che territorio si immagina fra qualche mese?

‘Un territorio ferito ma non avvilito. Intendo dire che l’operosità delle persone che vivono nell’area di influenza della Banca verrà alla ribalta; certamente avremo le nostre ferite da guarire ma non credo che assisteremo alla rassegnazione della nostra gente. E tra questa gente molti sono Soci e Clienti della nostra Banca. L’economia del nostro territorio di riferimento è molto variegata, basata su PMI e dove anche il settore agricolo ha la sua importanza. Sicuramente i settori economici più in sofferenza saranno quelli legati al turismo, allo spettacolo e all’intrattenimento in genere’.

Pecorari, il tema liquidità alle imprese. Il Governo ha proposto alcune soluzioni invitando perlopiù le aziende ad indebitarsi per reggere alla crisi. Alle banche, poi, ha delegato l’incombenza della valutazione del merito di credito. Da Direttore di un istituto locale, ritiene che sia una misura adeguata in un momento così delicato?

‘La misura scelta dal Governo per dare liquidità alle imprese è chiaramente volta a generare un effetto virtuoso sul settore finanziario con un impegno di fondi pubblici limitato anzi nell’immediato nullo. Le Banche sono state scelte come “generatore” di questo volano finanziario senza però pensare che non si possono mettere in campo provvedimenti straordinari con metodi e regole tradizionali. Era ovvio già al momento della prima lettura del decreto liquidità che ci sarebbe stato un “ingolfamento” degli uffici delle Banche, dei service che permettono alle stesse di inviare le domande al Fondo Centrale e ovviamente degli uffici del Fondo che devono deliberare le garanzie per i finanziamenti.

Si è alleggerito solo marginalmente il peso della documentazione da allegare alle domande ma si sono lasciate le incombenze del periodo ordinario, compresa quella di verificare lo stato delle imprese richiedenti le misure di liquidità che non devono essere in “difficoltà finanziaria” (sembra una commedia dell’assurdo: dover certificare che un’impresa non è in difficoltà finanziaria quando dichiara di aver subito rilevanti danni a causa della pandemia…)

Le Banche effettuano un erogazione di un finanziamento e quindi il merito di credito va comunque verificato e poi vanno verificate le altre condizioni tra le quali la più impattante sarà quella, almeno nel caso dei finanziamenti della lettera m) dell’art.13 del Dl 23/20 (il citato decreto liquidità dei “25.000 euro a tutti”), di non poter diminuire l’ammontare del sostegno finanziario dato all’azienda nei 24 mesi di durata del preammortamento del prestito, pena la decadenza della garanzia. Come si può ragionevolmente comprendere questa condizione non è così facile da verificare.

Probabilmente la misura più indicata e adeguata nell’immediato sarebbe stato un finanziamento a fondo perduto in percentuale del fatturato per coloro che avessero dichiarato di aver subito danni dalla pandemia e in caso di dichiarazione mendace con sanzioni molto pesanti e conseguenze penali. Per far questo però occorrono soldi, non bastano le parole…’.

Banca di Anghiari e Stia Credito Cooperativo Sc

Pecorari, siamo finalmente alla Fase2 del Covid-19 e dobbiamo iniziare a riprogrammare la rinascita. Da dove ripartirebbe se dovesse dare un consiglio ai poteri governativi? Burocrazia, imposizione fiscale, formazione, investimenti…

‘Partirei dal debito pubblico; alla fine di questo periodo di emergenza sanitaria si stima un rapporto debito/PIL del 155-160%, livello che per essere sostenuto ha bisogno degli interventi della BCE sull’acquisto dei titoli che lo Stato dovrà emettere; l’intervento della BCE non potrà essere eterno e quindi il rientro del debito è necessario e improcrastinabile se vogliamo che l’Italia non sia continuamente sotto scacco della speculazione (leggi livello dello spread). Non è credibile che il terzo Paese dell’Unione Europea abbia un debito pubblico di stile sudamericano.

A ruota la burocrazia: “In cento giorni di lotta al virus, 736 atti di governo e regioni”, cito dal Il Sole 24 Ore di mercoledì 6 maggio scorso, è poi noto che in Italia sono in vigore 164mila norme tra nazionali e regionali, i nostri alleati Europei funzionano con meno di un decimo delle nostre norme, in Germania sono circa 7mila, ma i nostri alleati sono anche i nostri competitori nei mercati europei e internazionali e sicuramente questa gran mole di norme pesa in massima parte sulle imprese e si riflette sulla loro competitività. Insieme allo sfoltimento delle norme ci sarebbe bisogno di formare una classe di funzionari pubblici preparati e capaci anche di scrivere in italiano le norme; mi pare ce ne sia molto bisogno. Nessuna delle principali università italiane, né pubbliche né private, ha un corso di laurea per preparare i “burocrati” del futuro, credo che questo potrebbe invece essere un suggerimento da cogliere.

Abbiamo bisogno di una classe dirigente del “pubblico” allo stesso livello di qualità che si può trovare nel “privato”; potremo approfittare di questa ripartenza anche per coinvolgere in questa fase i nostri giovani e generare occasioni di impiego.

Anche l’imposizione fiscale va aggiornata: in Italia esiste la tassa più iniqua e assurda che si possa aver mai pensato, l’IRAP che colpisce non la capacità dell’impresa di produrre reddito, ma i margini lordi. Occorre tassare le imprese in maniera equa e lavorare per uniformare la fiscalità all’interno dell’Unione Europea’.

(LEGGI ANCHE ARTICOLO Calzini (Banca Popolare di Cortona), torniamo ad un modello di sviluppo umano ed economico Delle nostre ‘Comunità’)

Infine, il tema fondamentale del ‘territorio’ da intendersi come fattore distintivo e vincente delle nostre comunità. Ritiene che sia necessario fare più sistema fra gli stakeholder in campo, soprattutto in momenti come quello che stiamo vivendo?

‘Il “territorio” per una Banca di Credito Cooperativo è da sempre tratto distintivo. La BCC è una cooperativa che opera con Soci che devono risiedere nel territorio di riferimento; già da qui si capisce qual è il legame stretto con le nostre Comunità e di conseguenza si comprende il ruolo, sotto l’aspetto finanziario, che giochiamo in questo ambito.

Ma nello stesso terreno di gioco ci sono altri giocatori che svolgono un ruolo altrettanto importante e che devono far parte del modulo di gioco. Tutti i giocatori sono importanti ed indispensabili, occorre solo capire chi dirige il gioco. Molto spesso nei nostri “territori” assistiamo ad un grande coinvolgimento delle varie istituzioni, pubbliche e private, associazioni, aziende ma manca un coordinamento ed una guida. Quasi mai, purtroppo, gli enti pubblici territoriali sono in grado di svolgere il ruolo di “allenatore” in grado di schierare la migliore formazione.

Anche in occasione della pandemia i territori hanno ben reagito sotto l’aspetto dell’emergenza con iniziative di raccolta fondi e donazioni per sostenere gli ospedali e le fasce più deboli delle Comunità. Nel momento della ripartenza sarebbe utile e necessario lo stesso coinvolgimento ma con una regia in grado di orientare le forze nella direzione volta a garantire l’efficacia delle misure che si metteranno in campo. Dubito che questo avverrà; già si vedono i primi contrasti tra i vari livelli delle autorità pubbliche locali.

Per quanto ci compete faremo la nostra parte cercando di fare meglio che possiamo il nostro mestiere, quello di partner finanziario; spero vivamente che le istituzioni locali, indipendentemente dalle divisioni amministrative, operino in grande sintonia così da consentire ai “territori” di uscire dall’emergenza con poche ferite ancora sanguinanti e tante in via di guarigione’.

TAGS: Banca di Anghiari e StiaBCCBCEcoronaviruscovid-19Fabio PecorariFase2ilsole24ore

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