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Fra pinocchi pagliacci e scrittori

Fra pinocchi pagliacci e scrittori

ANTOLOGIA VOL. 222

Iannozzi Giuseppe

Hippy

NEL PANICO

Il Silenzio
nell’esatto momento
che avverte
a sé accanto
il vizio dell’Ordine
si promuove
a vindice del Caos,
gettando nel Panico
quelle anime
che tentano
di muovergli torto

Per quanto
il Silenzio sia stato
fra i mortali portato
con l’avvertimento
che è d’oro massiccio,
gli Dèi ben sanno
che l’assenza di fiati
è pura menzogna

Silenzio e Caos
l’un l’altro
si promuovono:
non si è mai senza
il primo o il secondo,
da soli con sé stessi
Nemmeno Dio
ha goduto mai
d’un’Assenza piena
totale e assoluta:
nel momento
preciso esatto
che decise di dar
al Genesi l’avvio
subito
prese coscienza
che da sempre
lui resistette
nel vuoto spazio
come
essere esistente
ma non silente

Schiere d’angeli
forte il fiato vomitarono
dentro a trombe d’oro
Coorti di Diavoli
dal marmo strapparono
rugginose catene
Fu il Caos
ben prima che l’opra
a termine fosse portata;
menò Dio contro Lucifero
diabolica lotta
per la lunghezza
d’un’eternità intera,
un momento soltanto
per gli esseri immortali
Il Silenzio a nudo si mise,
mostrando volto clownesco,
suonando balordi sonaglini,
sibilando con lingua di serpente

Tutto questo accadde
e molto di più
E tu, mio Angelo d’Amore,
il Silenzio vorresti impormi!
Non mi muovere
simile affronto
Non lo perdonerò

PREGHIERA

Sia Dio
– se grande è
come dicono –
a punire
quanti oggi
con passo altero
e menzognero
ruggiscono,
pestando
il morente
pria che sia fantasma
senza più
l’ombra d’un respiro

Sia Dio,
nomato
Alto e Onnipotente,
a stringere
le dita
attorno al collo
di malandrini,
ladri, puttane
e assassini

Nei turbini di cenere
che novembre monta,
fratelli, preghiamo
per una veloce fine

ECCETERA ECCETERA

Il vino, la bicicletta nuova e lucente
e il vento fra gli eccetera eccetera
E noi nel buio cimitero
a cercare di capire
il senso della vita, toccando
con mani tremanti,
per indefiniti momenti,
angeli di freddo marmo
E pensiamo, pensiamo
che il momento resta e resta
sul momento un bel niente,
un bel niente senza spiegazione
E iniziare le frasi con una “e”,
con un “ma” o un “però”;
Ci perdiamo così,
per una congiunzione
fra vita e morte, sole e luna,
poesia e distrazione

Bigi i colori,
la pazzia sulla tavolozza,
e Van Gogh ancora
senza cognizione di sé
E noi qui
ci siamo dimenticati
di sistemare
il testo in testa all’attore,
all’insignificante commediante
che tiene la lingua longa,
cadendo però, chissà perché,
solo e sempre
su Aida, mia dolce Aida

DITEMI COSA AVETE FATTO

Ditemi adesso della forza
Vacante è il Seggio dei Re,
e della fiamma della candela
non rimane niente,
nemmeno la cera nel buio sepolta

Ditemi cosa avete fatto,
dove avete portato i cuori
e il vino che li alleggeriva
Ditemi adesso dell’onestà,
se vi piace il presente
Il Muro del Pianto è alto,
e come sempre, come sempre
se solo lo voleste veramente
con le dita potreste sfiorarlo

Ditemi adesso della forca
che dal niente avete tirato su:
è dunque questa la forza
di cui oggi disponete?

Un giorno qualcuno vi dirà
parole dure e gentili,
ed allora dovrete arrendervi
a camminare a piedi scalzi
lungo la Strada del Perdono

UNIVERSI SENZ’ANIMA

Siamo poi solo
simulacri senz’anima,
e c’illudiamo
d’avercela una
Fra pianisti e piazzisti
ci adopriamo
E in ritardo ci accorgiamo
che si son scaricate le batterie,
abbandoniamo allora
lungo i fianchi le braccia
e aspettiamo, e aspettiamo
che pure per noi
venga un tempo…

un tempo migliore
oltre queste stigmate di universi
che cadono a pezzi

CAMBIAMO MUSICA

Cambiamo musica,
buttiamo il pigiama
che ci intristisce,
che ingrigisce
le nostre anime

Buttiamo via
tutta l’inutilità,
le frasi fatte
e quelle in sospeso,
e con calma
negli occhi
cerchiamoci

Spogliamoci,
e in fretta cambiamo
questa notte
prima che l’alba
con la sua luce
la scopra negata;
prima che l’alba
dia corso
a un altro dì
da far passare
senza
sguardi complici

COLLEZIONE DI FARFALLE

Mi piacerebbe un giorno
accompagnarti a vedere
la collezione di farfalle
che tengo sotto vetro
in camera mia
Sono la cosa più preziosa
che io ho; e quale onore
sarebbe per me
se il tuo pudore lucidasse
con lo sguardo i mille colori
che sulle ali distese riposano

Vorrei anche farti vedere
il pennello la tela e il cavalletto
che uso quando con la paglia
in testa dipingo le donne
che piano lungo la strada scivolano
costeggiando il pericolo
– la riva dell’Arno sempre pronto
a schiumare sua centenaria rabbia

E portarti infine al luna park
fra pinocchi pagliacci e scrittori
che ti leggono il futuro
per una lira o due appena

Un giorno sì, te lo giuro,
ti accompagnerò
dentro ai meandri oscuri
della Vanità; e se paura
prenderà casa nel tuo cuore
di corsa a casa mia al sicuro
fra colori tele e farfalle!

ERO IERI UN POETA
DI BUON NASO

Si mormora in giro
che sia il tuo compleanno.
Ero ieri un poeta di buon naso,
così dicevano un po’ tutti,
per non lasciarmi cadere
nel bianco d’un manicomio;
non facevo sempre centro,
però non me la cavavo
troppo male; oggi sono
e basta, mi penso in pensione,
la penna nel calamaio
e, di certo, l’inchiostro secco
da un pezzo, ciononostante,
giorno dopo giorno, divento
sempre più pazzo, e fingo io
di non capire come mai;
ma lasciamo da parte
i particolari,
il passato che mi ha eletto
pazzo fra i pazzi e che ancor
mi fa sudare sette camicie:
di togliersi di dosso a me,
non ne vuol che sapere,
e bello bello sulla gobba mia sta,
manco fossi io cammello
da guidare e poi lasciar morire
in deserti di sabbia e di sole.
Dicevo che si mormora che…
ecco, il mio fingere di non capire
vale quanto un mucchio di pirite,
ché lo so benissimo che
il passato mi fa oggi lo sgambetto
per farmi cadere in tentazione,
per farmi scrivere col sangue mio
poesie che non valgono due lire;
e allora, l’hai capito o no che
ho partorito ‘na pazzia per te?

ERO IL TUO ROMEO

E poggiavi il capo sul mio petto
E ridevi e sapevi confortare
l’anima mia nascosta
E pregavi Dio
contro il grigio
che spesso m’invade

E adesso vai via
senza una parola
di dolore o d’amore
Vai via
e il meglio di noi
porti via,
giochi e fantasia

E dimenticherai
chi sono
e chi sono stato
Dimenticherai
ogni cosa,
le gioie e le rabbie
insieme godute

In strada, forse
domani mi incontrerai,
e per colpa d’una distrazione
forse mi guarderai;
e di corsa, veloce col tempo
che ti spinge i piedi,
con gli occhi asciutti,
nella confusione ti spingerai
sicura di te oramai

Ed io Romeo egoista
mi spaccherò la testa
contro i muri,
per sempre solo
col tuo ricordo
a scavarmi
dentro al cuore

BIANCA REGINA

Non andar via,
tu che sei la poesia mia
Se oggi vai via morirò
Morirò senza veder più
il tuo viso di luna

Non sono stato l’amante
che meritavi ma t’amo
T’amo ancora, fra rose
e viole, Bianca Regina

Non so dimenticare
il sapor tuo sulle mie labbra
Di te drogato non mi puoi lasciare,
non su due piedi, non sto in piedi
senza il sorriso che sai donarmi tu

Non andar via, poesia mia
Non scegliere qualcun altro
Ho davvero bisogno, tanto bisogno
d’affogare nel tuo biancore

Non lasciare che muoia senza te
Devo avere le tue labbra da mordere
Non posso farne a meno, poesia mia
Ho bisogno di te, Bianca Regina

Non andar via, poesia mia
Tu che sei la sola bianchezza
che amo non mi abbandonare ora
che vien la domenica dei falliti
Non portarti via, lontano, da me
prima che abbia dato un senso
alla fine che mi ronza in testa

ADDII

Se guardo, se guardo bene…
Se ancor oggi punti e virgole non vengono facili,
lungo i binari dei treni tante le foto
di quanti, tra baci e bestemmie, dissero addio
a quella terra che nel tradimento li  fulminò

IL MIO MAGLIONE PREFERITO

Il mio maglione preferito
s’è scolorito
Non ho un gettone per telefonare,
né una moneta per bere un caffè
La notte è appena iniziata
e la primavera si dice sia nell’aria
Starnutisco e ho le ossa peste,
come se, come se avessi partecipato
alla campagna di Russia
Le stelle son tante e brillanti,
tutte troppo lontane
perché mi possano consolare
Sono un lusso che non scende giù
Ho dalla mia che non credo ai miracoli
Non leggo romanzi d’amore
ma colleziono canzoni di rivolta,
poi sempre mi schianto ubriaco a letto
e finisce lì quello che ho pensato,
e tutto quello che non ho osato
Però ti voglio ancora bene, come allora,
se ti ricordi di me, piccola grande donna
che hai illuminato la vita mia
per un giorno appena, dal dì alla sera

ERI DIO CHE PUNIVA

Ti perdevi
e non ti perdevi
nel ticchettio
d’un orologio.
E il cappio
al mio collo reggevi
per baciarmi
in un soffocamento,
con il buonumore
d’una bocca di fragole.
Allentavi poi la presa
e mi davi il sorriso
d’un’inquisizione:
i tuoi occhi
trepidavano
nelle fiamme
d’una passione
di capelli rossi
rovesciati nella seta
d’una tormenta
sul mio volto
sbiancato,
soffocato.

Eri Dio,
che puniva.

COLOMBA DI PACE

Bianca Colomba, vola
Sui campi falciati,
sui camposanti
squassati dal cotidiano
assalto del bronzo, vola

Vola sulle stragi,
vola a deporre
un rametto d’ulivo
dove Luce
non penetra
e la preghiera
è dimenticata voce

Vola sulla Croce
spezzata
Vola sui corpi
abbandonati e straziati
Vola sul Milite Ignoto
a ricordargli il Nome

La Speranza porta
dove il Brutto impera
Vola e benedici
l’ostinato Amor novo
che, in terra
per caso precipitato,
da un piccolo seme
sì tanto in vigore alto,
già cresciuto

CROCI

ripeti il mio nome
dopo la tempesta
perché superi
le residue nuvole
e sulle labbra di Dio
infine si posi

pianta poi
la croce mia
sotto la quercia
con un cuore
sulla corteccia
intagliato
e per l’eternità
dannato

BRODO CALDO

Un buon brodo
caldo
di culi di gallina
quando l’inverno
spacca la fronte
e gela i coglioni,

un brodo così
rimette al mondo
rivoluzionari,
portinaie e puttane

ADDIO, MIA POESIA

ma poesia
è sospiro,
breve gioia
sul ciglio
dell’orizzonte

presto assai
cangia
in lacrima
veloce,
silente

sulla guancia
scavata
subito rimane
consumata,
ben pria
che possa
delle labbra
sfiorar
il turgore

sia il morire
un inaspettato
sorriso
a quello di Camus
uguale

e sia il vivere
smorfia e sputo,
abituale disgusto
d’andare
tanto per andare,
come da sempre
fan tutti,
grandi e piccoli,
cattivi e buoni



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