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Puzza di benzina e di povertà

Puzza di benzina e di povertà

ANTOLOGIA VOL. 173

Iannozzi Giuseppe

King Lear

UN RE

Levata dalla testa
la corona di ferro
disse adesso basta,
basta alla testa
che gira, all’ebrietà
che fa il passo incerto

Non tacque però la Corte
di saggi e giullari raccolti
intorno al vecchio stanco

BELLEZZA INFINITA

… stanco,
il Poeta della Malinconia
gli occhi chiuse sul giorno,
e sognò una donna nuda,
e vide l’anima di lei
fulgente di gioia,
di bellezza infinita;
e, finalmente,
anche lui incontrò
la grandezza di Dio

DIMENTICATO

Che fine ha fatto
quel sogno che con me
dividevi;
che fine hai fatto fare
a tutte le notti mie insonni,
a tutta la poesia che,
giusti ieri, ho lasciato
sul tuo cuscino,
scoprendo la bellezza
del tuo seno

Quale altro ardore
ti racconta la notte
quando non riesci a dormire
Quale il poeta
che oggi culla i tuoi desideri

Possibile che abbia amato
solo per dirmi perduto

Mi hai tu dimenticato
E non riesco io a rassegnarmi;
non tengo il coraggio di tagliare
le vene all’Amore

RADICI

Le mie radici
ben in fondo al cuore tuo
lascerò che s’insinuino per sempre
ché il solo nutrimento
che ho bisogno è dove il tuo seno
T’amo profondamente,
così profondamente
E se destino avverso
si dovesse a noi mostrare
col suo ghigno più tristo,
insieme lo sfideremo
con frustate di foglie e radici,
mio solo Dolore

BINARI PARALLELI

Binari paralleli
O solo bottiglie
ubriache
che s’accompagnano
per rompersi
a tarda notte
e confondersi,
per essere infine
pezzi di vetro
tra altri uguali

Siamo paralleli
io e te
C’incontriamo però
per un bacio
e un sonoro schiaffo
in mezzo alla stazione
da dove altri treni
partiranno senza di noi

Troppi impegnati
ad abbracciarci
Troppo impegnati
a dimenticarci
di chi arriva
e di chi invece parte
in cerca di speranza
nel nome d’un dio
cui non credono

DESIO DI ROSA

Vorrei esser
della Rosa
un piccolo petalo,
sul tuo seno
dolcemente scivolare
senza che possa tu
accorgertene

Vorrei esser
tenero brandello
d’un sogno,
d’un segreto
che a nessuno
hai rivelato mai,
e dentro te restare
per raccontarti
storie di aurore,
di arcobaleni
che s’incontrano
nel Regno
dell’Impossibile

Vorrei esser vivo
per darti vita
da condividere
oltre il gelo
che la notte porta

Vorrei in te essere
E nessun altro desio

DI BENZINA E DI POVERTÀ

Ti ho abbandonata
per quella brunetta
che mi racconta sconcezze
con la sua bocca rossa,
rossa più del peccato

Ti ho abbandonata
per seguire quella bellezza
che m’ha promesso vita eterna
e fortuna al tavolo verde

Ti ho abbandonata
perché nel mio orecchio
ha nascosto il suo segreto

Ti ho abbandonata,
non cerco di negarlo
Troppe volte il sole
ha abbandonato la mia fronte,
e sempre la luna
m’ha pugnalato alle spalle

Ti ho abbandonata
per poter cantare questa canzone
che puzza di benzina e di povertà

Ti ho lasciata in completa solitudine
perché lo sapevo sin dall’inizio
che mai e poi mai m’avresti perdonato

Ti ho abbandonata, sì,
per andare incontro al destino
che Dio ha voluto per me

BIANCO CIGNO

bianco cigno,
che sullo specchio dell’acqua scivoli
sotto l’occhio mio vigile,
non pensare che abbia dimenticata
la tua bella verginità,
l’angelicato candore di ali
che al cielo doni con timidezza
e speranza
per un mondo più libero

bianco cigno,
pensiero libero che fra le nuvole
ti confondi per pochi attimi d’infinito,
ancor ti amo
e non importa quanto forte il suono
delle campane a festa o a lutto

bianco cigno,
ho le scarpe rotte e malandate,
piene soltanto di sassolini
che a ogni passo mi torturano,
ma non ce la faccio a smettere
d’inseguirti sotto i colori del cielo,
sotto i capricci degli uomini
e delle stagioni

bianco cigno,
il mattino prego di vederti in bianchezza
sulla mia pelle che fredda è di paura,
di notti passate nell’incubo d’un buio eterno
senza te

bianco cigno,
non dimenticare
che non ho dimenticata la bianca tenerezza
del tuo volo a metà per indecisione,
per lasciarmi di te un bacio soltanto
su labbra appena sfiorate

bianco cigno,
che voli libero, t’inseguo
secondo dopo secondo
per assomigliarti almeno un poco
nella goffaggine che il cuore mi dà

IN MANICOMIO

Forse non te ne sei accorto,
ma Dio s’è cacciato in manicomio
insieme agli spettri di Freud e Nietzsche
Adesso chiacchiera da mane a sera con loro,
passa poi l’infermiere e gli dà la sua pillola:
Dio la inghiotte senza batter ciglio,
e s’addormenta quasi sereno, quasi felice
Sembra un innocente poveraccio
adesso che non abita più il cielo,
adesso che non deve più decidere niente

Ha fatto una gran brutta fine Dio,
così dicono; c’è però chi sostiene il contrario
C’è chi s’improvvisa professore lungo le strade,
dicendo che Dio ha trovato la sua vera casa
in mezzo a noi

Inutile sperare che torni a illuderci
con promesse di pace e di eternità,
anche se ci chi spera e non s’arrende
Non c’è indicazione nell’umano destino
che domani ci ameremo come fratelli
Faremo quello che già abbiamo fatto
Ci scanneremo sul Golgota e non solo,
e contro il cielo scaglieremo cachinni
peggio assai di quelli delle scimmie

Ha trovato la sua dimensione Dio
E l’uomo stringe a sé bestialità,
natura che gli calza a pennello;
e non mancano di certo gli attori
mascherati da Dio, che fanno fuori
chiunque oggi abbia in faccia
stampata la speranza che un giorno
l’Eterno rinsavirà
per tornare a illuderci

MIA GERUSALEMME
(seconda stesura)

Il tuo sorriso scorgo
in ogni sorriso che incontro
in questo vasto mondo
vuotato d’ogni futuro
Uomini in ginocchio vedo
e altri che han tutto perso,
un occhio o una mano
rischiando la fortuna a carte,
puntando verso la Mecca

Ovunque io vada
nella mente e nel cuore
soltanto te

Ovunque io volga
lo sguardo incontro te
che preghi per me
A mani giunte
con occhi di pianto,
mi assolve la tua anima
dai peccati
E’ questa, è questa la strada
che conduce al Paradiso?

I tuoi baci
sul mio volto arso
I tuoi piccoli morsi
su collo e spalle
e più giù ancora
Oh, tutto questo e di più
E di più

Sotto la pioggia acida,
nella nebbia e nel fumo di città,
o sotto il sole del grigio Sahara,
perduto
in questo vasto mondo
sempre ritrovo te che preghi;
sempre è l’eco della tua preghiera
perché l’amato tuo vecchio diavolo
mai perda la speranza
d’arrivare a Gerusalemme, da te;
e portarti finalmente via,
via lontano da lacrime e attentati

INUTILE

Quanti baci dispersi
Quanti amori andati
e mai più tornati
E ancora c’è chi bussa
alle porte del mio cuore
E non lo so se risponderò
Ma se sì, temo che qualcuno
dovrà imparare ad accettarmi
imperfetto, cattivo e buono
allo stesso tempo, ricco
di fragilità e contraddizioni,
quasi inutile alla vita

MORTALI

nasciamo angeli
soltanto perché
l’età adulta
ci sveli diavoli,
poveri mortali

SANT’ELENA

Sant’Elena cos’è?
Un posto che c’è e non c’è
Un dove e un nessundove
per disgraziati, falliti
e cristiani ubriachi
Un cuscino di pietra dove un tiranno
parla con il suo cancro allo stomaco
Sant’Elena cos’è?
Una sfiga e un film porno,
e un’avaria d’amore anche,
e un’eclisse di sole e una di luna
Sant’Elena un segreto
che non conosci te

L’abisso anarchico richiusi,
e il caos districai:
la Rivoluzione ripulii,
i popoli consolidai e i re nobilitai,
tutte le emulazioni eccitai,
tutti i meriti premiai,
e della gloria i limiti allargai (*)

Tutti nascono e tutti muoiono
A Sant’Elena tutti uguali,
al ritratto delle passioni
in seno nutrite uguali,
doloranti fino alla sepoltura
Sant’Elena che c’è e non c’è,
osceno segreto, Eterno insano

(*) Riadattamento di alcune parole dette da Napoleone Bonaparte, Longwood (Sant’Elena) 1° Maggio 1816

ALLA CORTE DEL RE

A Corte córte abbiam le gambe:
“Accorti, accorti, in piedi
o tutti giù per terra! Alé Buffone,
tu che della Corte sei il Preferito,
fa’ un po’ vedere come li metti
in riga ‘sti volgari impenitenti
con le tue belle palle volanti”

A Corte lunghi abbiamo i nasi,
ma la lacrima facile a divertire:
“Avanti, avanti, in ginocchio
o alla pecorina! Buon Dio,
Buffone mio, che fai? le braghe
ti cali proprio davanti a me
che son la tua più alta Maestà?”

A Corte sempre un gran casino:
“Che volete, Altezza! Le scudisciate
mi dannano al male come bestia
infernale; e alla fine sol mi resta
di prestarvi di me la parte più bassa,
allargandola in un gran sorriso
perché almeno Voi possiate ridere
di quello che avete sotto al naso!”



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