Get Even More Visitors To Your Blog, Upgrade To A Business Listing >>

Occhi elettrici e proiettili di solitudine

Occhi elettrici e proiettili di solitudine

ANTOLOGIA VOL. 40

Iannozzi Giuseppe

Caravaggio - Amore vincitore

Proiettili di solitudine

Mi son svegliato spaventato e sudato,
la gola una fornace, il cuore tumulto
Ti ho cercata piangendo come un bambino
che pretende la bella pazienza della madre
Ho tastato tutto il vuoto accanto a me
e l’ho sentito ancora caldo del tuo corpo
In un bagno di sudore ti ho cercata
sotto la doccia e nella fantasia della tivù
dimenticata accesa su un canale di nevischio
Mi son sentito raccolto dentro alla prigionia
della follia che spara proiettili di solitudine
E poi sei arrivata vestita solo della tua nudità
ed allora ho smesso la paura, ho capito la verità

Mai dirle una bugia

Mai dirle una bugia, potrebbe dannarti
per l’eternità lontano dal suo letto
Mai dire il falso, mai a una bambina
che aspetta fremente un fresco bacio
e non il veleno d’una lingua di serpente

Mai dirle una bugia, non te lo perdonerà
Mai, nemmeno se a fin di bene
Una bambina il bene lo misura diversamente
e tu non ci puoi proprio fare niente,
è al di là delle tue possibilità, lei è angelo

Lei ha la sua idea in testa
e occhi elettrici che ti fissano dentro,
non puoi credere di farla franca
Non puoi essere così stupido da pensare
di poterla seppellire in un sepolcro imbiancato

Lei è un angelo, credetemi sulla parola
E’ venuta su con Chuck Berry e i Beatles,
non puoi toccare il suo Re Bianco sulla scacchiera
né ti è permesso di fare il furbo con la Regina Nera
Lei semplicemente conosce più astuzie di te

Lei è un angelo e ti farà tanto tanto male
se oserai dirle che non è la prima e l’ultima
Non ci provare a dirle una bugia, ti farà secco
in meno d’un nanosecondo, si farà per te strega
Credimi sulla parola, amico, non c’è nascondiglio
o sbadiglio dove tu possa tentar riparo se le dirai…
se le dirai la tua bugia per piccola o grossa che sia

Ultimo sopravvissuto

Straniero in terra
di consumata guerra
conto delle stelle gli anni,
la lontananza che da loro
mi separa
Quante invalide notti qui
ad aspettare speranza
mentre cadevano uomini
e tutto l’intorno si faceva
spazio di fantasmi,
di mute voci,
non oso confessare
all’alma mia ora piagata
su questa vuota spiaggia
S’alza stanco il mio navigatore,
mi dice di Chi oggi così muto
Ma basta un vago mio gesto,
un cenno del capo appena
perché tosto si dissolva
per congiungersi alla mutezza
che è sovra ogni corpo abbandonato
orrendamente straziato

Quanti sono così al cielo esposti,
nudi nella morte
e non raccolti in cristiana sepoltura!
E le mosche a divorare quei volti
che in vita mi diedero voce d’amicizia
sotto gli sguardi prepotenti del sole

Di facile morte,
chi per disgrazia
oggi Unico Sopravvissuto,
non muore;
e l’astuto imperfetto Silenzio
piano lo consuma in atroce pazzia
nell’incessante ronzio
di milioni e milioni di mosche

Le armi e il sorriso depongo
(da “Fiore di Passione”)

Le armi e il sorriso depongo;
la bottiglia amica
a un giro di solitudine m’invita,
e bevo, a lungo bevo
dimenticando
la falce della gelosia,
il tuo corpo di Venere nuda.

E di nuovo cado
al centro d’una doccia fredda:
l’abbiamo poi sempre saputo
che risalgono il fiume i salmoni
per amare e subito morire.

Invitami a un tè nel deserto
(da “Fiore di Passione”)

Invitami a un tè nel deserto,
e lasciami da solo fra le dune d’oro
a conversare insieme a Lawrence d’Arabia,
al suo fantasma, alle vestigia di Damasco.

Invitami a meditare poesia selvaggia
fra il vuoto d’attorno e l’inferno edace,
e sarò domani un uomo migliore
armato di spada, di cicatrici scolpite.

Si aprono le Porte della Percezione,
fioriscono gl’ideali torturati da bambino,
e ogni patita sofferenza più non riconosce
il nord e il sud quando la notte fredda e oscura
il corpo mio abbraccia
tentandomi a un abbandono senza fine.

Prepara la tavola con del buon vino rosso,
mettiti comoda con su il vestito tuo più bello
e aspettami a lume di candela;
in lacrime ascolta la lingua beduina del silenzio
e aspettami sfidando della luna il volto metallo:
quando sarò di nuovo insieme a te
in dono ti porterò la mia lingua arsa
e un mare di poesie selvagge e affilate
come la tua sincerità, come la tua sincerità…

Epitaffio

Lascia che dicano e dicano…
han soltanto la loro parola,
l’epitaffio tremendo
che per sempre li seppellirà
nella muta terra senza pietà

Ballare

Torno a ballare
per fare all’amore
Solo un ballare
infinito, un passo
e uno ancora l’uno
accanto all’altro
ma quasi soltanto

Ricordo

Rammento una storia
non finita
ma non infinita,
la vita da denudare

Per nulla

amando
odiando

perdendo
la testa
in nulla battaglia

pisciando
lentamente

Al primo sguardo

lei amava sempre tutto,
al primo sguardo tutto,
ogni sogno e dispetto

lei morì così,
amando l’immenso

…immenso dove
dove tempo non c’è…

Questa sera gli amici

Questa sera Gli Amici non verranno
Hanno cose più importanti da fare
C’è chi ha preso un impegno con dio
e chi invece con la tosse del fumatore
C’è poi chi ha da tempo sequestrato
la tosse dello stupratore in corsa
Stasera gli amici non si faranno vivi

Questa sera gli amici non diranno
né un tormento né un asso nella manica
Sono tutti lontani, persi a rincorrersi
in una fola sfiatata dal culo dell’inferno
Già!, stasera gli amici non si faranno vivi
e non tortureranno il gatto a nove code
che amo come la mia stessa vita

Linea rossa

sottile
linea rossa
all’orizzonte
spezza
monotonia,
tenta
un felice gioco
di fantasia
”chi è…?
la più bella
del Reame?”
e s’increspa
un’onda
e spruzza
schizzi al Sole
[…]
e collassa
l’acceso riflesso
su lo specchio
del mare blu
[…]
è già affogato
per metà e di più
al di là
dell’ormai
triste confine
tracciato da Dio

Alla Corte del Re

A Corte córte abbiam le gambe:
“Accorti, accorti, in piedi
o tutti giù per terra! Alé Buffone,
tu che della Corte sei il Preferito,
fa’ un po’ vedere come li metti
in riga ‘sti volgari impenitenti
con le tue belle palle volanti”

A Corte lunghi abbiamo i nasi,
ma la lacrima facile a divertire:
“Avanti, avanti, in ginocchio
o alla pecorina! Buon Dio,
Buffone mio, che fai? le braghe
ti cali proprio davanti a me
che son la tua più alta Maestà?”

A Corte sempre un gran casino:
“Che volete, Altezza! Le scudisciate
mi dannano al male come bestia
infernale; e alla fine sol mi resta
di prestarvi di me la parte più bassa
allargandola in un gran sorriso
perché almeno Voi possiate ridere
di quello che avete sotto al naso!”

Ricorderai il sorriso
(da “Donne e parole”)

Ricorderai il sorriso
che ti amava tanto,
che t’imbarazzava tanto

Troverai che,
che adesso c’è
quel che più non è

Scoprirai che,
che fra sole e luna
davvero poi non c’è
tutta quella differenza,
tutta quella diffidenza
che gli amici dicevano a te,
che i cinici
insegnavano ieri a te

E scoprirai da te,
da te,
che male davvero non c’è
sotto la neve bianca,
sotto la cenere ancor calda

E ti chiederai perché,
(perché?)
ogni cosa ha fatto male a te.
soltanto a te,
a te più che a me

E, fra le lacrime
con o senza un perché,
puntini di sospensione…

Non il mio cielo

Non ti posso dare il mio cielo
E’ di nuvole come il tuo
e si scatena in fredda pioggia
che s’abbatte sui volti della gente
Non guarda in faccia nessuno
e tutti sembrano come a un funerale

Ieri sono andato al cinema
C’era un film
che raccontava di Casanova
Ho riso, però non troppo
Chissà che mi aspettavo!
Se non avessi smesso di fumare
sarei stato tentato di uscire
e fumare almeno almeno una Camel
E invece sono rimasto al mio posto
a far finta di divertirmi

Quando fuori dal cinema
c’era un’aria pesante e concitata
Faceva quasi freddo,
così ho tirato su col naso
e ho aggiustato il collo della giacca

Oggi piove, e la gente per strada è triste
Non ti posso dare il cielo delle Alpi

Oggi piove

Oggi piove, vien giù
Sembra che dio pianga
le ultime lacrime dell’Inverno
Oggi fa freddo
e vorrei stare a casa
Ma devo uscire
e perdermi fra la folla in strada

Non sarà bello incontrare
visi avvolti nelle sciarpe
e occhi cisposi e lacrimanti

Aspetto che torni la notte
Poi finalmente potrò riposare
e dimenticare d’esser stato vivo

Libero più di dio

Il naso quasi uguale a quello
di quel Pinocchio sì ingenuo,
e tante tante inezie da scontare,
ma nessuna voglia di bruciare
tra le fiamme per farmi fiamma
anch’io

Nessun dio, nessun faust
nel cuore o in una tasca:
per questo solo mi dirò
un po’ Pinocchio, un po’ imperfetto
E così chi mi ama potrà seguirmi
o inseguirmi là dove vado io,
là dove non esiste il giudizio
di certi infami che in bocca hanno
profonde carie e immense bugie
pronte a giudicare chiunque
per presto sbranarlo nel rogo
d’una più che mai falsa verità

E tu, se ancora mi ami un po’,
se credi di sì, provaci a prendermi…
io libero più di dio



This post first appeared on Iannozzi Giuseppe – Scrittore E Giornalista | Ia, please read the originial post: here

Share the post

Occhi elettrici e proiettili di solitudine

×

Subscribe to Iannozzi Giuseppe – Scrittore E Giornalista | Ia

Get updates delivered right to your inbox!

Thank you for your subscription

×