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Ogni cosa sarà spazzata via

Ogni cosa sarà spazzata via

ANTOLOGIA VOL. 33

Iannozzi Giuseppe

woman and cross
Cresci tu in bellezza

Cresci tu in bellezza,
invecchio io come posso:
un assassino del sole ha preso possesso
gettando ombre sulla mia statura,
su i sogni d’una gioventù
Ma sempre il tuo sorriso accende il giorno
reclamando primavere, prati e colline in fiore
E sempre i tuoi occhi cercano il bello
oltre i confini delle promesse in un cristallo
E sempre i tuoi seni di latte reclamano miele,
labbra che sappiano leggere e mordere il futuro

E sempre immagino io, sempre immagino
come essere del cieco Omero più vero
per i tuoi occhi che non mi vedono più

Ogni cosa

Ogni cosa, Ogni Cosa sarà
E ogni cosa sarà spazzata via
Stelle, uomini e papaveri
dalle mani del vento saranno raccolti

Ogni cosa, ogni cosa finirà
E non saranno colpe o peccati
a fare la differenza,
a pesare sulla diffidenza

Milioni di luci nello spazio infinito,
milioni di fanali, lampioni e amori
cadranno nel buio

Ogni valore si perderà,
si perderà per illusioni e bugie
E ogni cosa, proprio ogni cosa
tornerà a essere guscio di noce

Ogni cosa, proprio ogni cosa
di nuovo dall’Inizio meravigliosa
Ma non per noi, non per noi

Senza perdono
(1ma versione)

E che me ne frega, che me ne frega
La tua mano aperta, il tuo segno della croce
La mia risposta a denti stretti, pugno chiuso
Non dimentico né perdono, così sono

Ce l’hai su con me, non ho io seme da perdere
Gli zingari hanno occhi di fuoco, gli angeli non so
Ma gli uccelli son negri stormi attraverso il cielo
E che me ne frega, che me ne frega

Come sempre le strade nel fango si fanno pestare
E si tirano su le braghe o se le calano gli uomini
E la tua mano cerca la mia, il tuo segno segna la via
E che me ne frega, che me ne frega

E i tuoi occhi, belli non dico di no
E le tue mani, delicate non dico di no
E le tue gambe, lunghe non dico di no
Però, quel tuo modo di condannare,
di prendermi la mano, a farsi in culo

Non cercare l’incolore mia mano
per giustificare adesso la croce
Sono abbastanza cinico,
pronto sempre a lasciarti sotto,
all’inferno della croce,
nella solitudine di dio, di tuo figlio

Blues di chi è stato

l’ultima volta che sono stato
c’era tanta gente sorridente
rideva di gusto mentre la pioggia pioveva
c’era una donna non più ragazza
vestita di Bianco
ma pareva indossasse il Nero
era proprio l’ultima volta

l’ultima volta giocava le gambe
sempre belle e lunghe, una cerbiatta
sorriso eburneo e labbra carnali
occhi dolci o tristi, non saprei dire

l’ultima volta che sono stato
era tutto sotto il metro del…
l’ultima volta non fu l’Ultima

ma questa è proprio l’ultima
le campane suonano a festa
e io so per chi suonano le campane
il riso gettato a terra lastrica l’asfalto
gli astanti
– simili a scimmie –
si arrampicano in complimenti
& il sole
al di là delle nuvole batte alto in cielo
& la pioggia piove incessante dispetto
scavando la terra brulla
nella tomba da tempo pronta
se non ricordo male fu
l’ultima volta che sono stato

l’ultima volta che sono stato
c’era accanto a me un vecchio
era tutto acceso
fumando blaterava tante cose
“E’ caduto il Muro di Berlino,
il Vaticano invece no!”
raccontava della gioventù
senza rimpianti
lui, il vecchio solitario,
diceva della sua donna ora morta
diceva tante cose, come tutti i vecchi
e lo ascoltavo senza rimpianti
perché ogni cosa è abusata
o forse perché è un “non so”

l’ultima volta che sono stato
ero allegro come non mai
cachinnavo in faccia a ogni nero busbo
– i soliti che indicano la strada del Signore –
& io, io avevo solo una cosa in testa
una presa per il culo e un po’ di blues

l’ultima volta che sono stato
un matrimonio
la gente felice
& il chiasso cittadino
poi calarono giù il cataletto
e fu tutto finito
secondo le dure leggi del…
mentre in Kosovo scoppiava la guerra

l’ultima volta che sono stato al mio funerale
Dio, chi l’avrebbe detto!
sono risorto
uguale a com’ero,
non meglio, non peggio

l’ultima volta che sono stato al mio funerale
si respirava aria dostoievskiana
la bara coperta dalla terra era già
mentre i netturbini spazzavano via il riso
l’asfalto tornava nero
la pioggia smise di piovere
& nell’aria c’era ancora profumo di rose e cose
ridicolo pensarci su
ma fu proprio così che andò

l’ultima volta che sono stato
sono stato veramente io
e non lei, la sua bellezza e la sua vuotezza
sono stato veramente io
libero e non migliore
ridicolo pensarci
in fotografia è viva e bella,
come sempre del resto
mi han detto
che si è trasferita lontano
quanto lontano?
col dubbio il blues si stempera
fosse il mio amore o odio
ora di mezzo dovrebbe esserci la lontananza
eppure penso che…
che per vivere liberi ci voglia “un di più”
qualcosa come un funerale al giorno

l’ultima volta che sono stato
l’ultima volta che sono stato
l’ultima volta che sono stato
al tuo funerale
ero uno sconosciuto fra la gente!

Venere erotica

Venere pandemia
è il tempo della vendemmia
rossa di calore sorridi
bambina, ancora, tutti irridi

il riso anodino sparge i suoi petali nell’aria
riso innocente & spietatamente qualcosa
tra i filari mille e più possibili morosi
ma nessuno che con te osi la gioia
la gioia di guardarti di nascosto
e d’immaginarsi con te in qualche posto

misirizzi si lascia cullare sul tetto dal vento
fra le biche di fieno languisce un sogno sudato
il cielo si colora d’un carnale tramonto
il riso, Venere pandemia, se lo porta via il vento
i contadini rubizzi e stanchi si distraggono dal sogno
e il cielo si fonde con l’argento e l’oro d’ogni cosa frale

Venere pandemia
Venere bambina
rossa sudata sorridi a misirizzi
guardando l’intorno, le vesti zuppe strizzi
& lacrime di sudore scivolano su di te
Venere pandemia

Venere, non sai quanto sei
Venere, non sai quanto sei
Venere, non sai quanto sei

ed è già notte

Bambolina jukebox

Sei una bambolina,
la mia bella stellina
che dice sempre “sì è così,
proprio come dici tu!”
con la testolina un po’
piegata all’ingiù

Sei tu la mia stellina,
il gettone d’oro
nel mio grosso jukebox

Baby, It’s rock and roll
And All I want is to live w/ you

Sei tu che mi prendi
e mi porti su e di più
Sei sempre tu
che mi porti in paradiso
con le tue fresche risate
E sei sempre tu
che mi maledici
quando fingi di cadere
in un pianto a dirotto
Sei tu che hai preso possesso
dell’anima mia, proprio tu

Bambolina, bambolina mia,
non esitare un secondo,
vieni sulle mie ginocchia
e dimentica il mondo d’attorno

Baby, It’s rock and roll
And All I want is to live w/ you

Balla a lungo e baciami a lungo
Lasciati cadere fra le mie braccia
Bambolina, bambolina mia

Bambolina mia, stellina mia,
è solo rock and roll
e il jukebox è pieno di canzoni
E’ tutto nelle tue mani,
Bambolina mia

Serpenti in te

Son serpenti i pensieri
che s’annodano
mordendosi la coda
Non si viene a capo mai
d’un bel niente
a dar loro retta;
par che quando ce l’hai
fra le mani sia per sempre,
e invece un momento
e già son liberi di nuovo
pronti a morderti sul naso
e non di rado altrove
con più gravi conseguenze

Così i serpenti
che tanto amiamo,
Amor mio bello

Bella bionda

Non ho voglia di far niente. Proprio come un ministro o un senatore a vita.
Mi prende solo l’idea d’una bella dormita.
O di andarmene in giro con una bella bionda. Ma c’è un ma pesante quanto tutta la Mole Antonelliana purtroppo per me.

Non ho voglia di scrivere né di leggere… e nemmeno di mangiare yogurt scaduti da poco più d’una settimana per affrontare la crisi economica in cui versa l’Italia.

In questa cazzo di città non ci sono più latterie ed io un bel bicchiere di latte fresco me lo farei proprio. Si sa che il latte concilia il sonno e risveglia la voglia di sesso. Però di bionde non ne conosco manco una! O meglio sì, un paio: ho provato a far loro la proposta d’accompagnarmi, di fare quattro passi assieme: non c’è stato verso. Mi sarebbe piaciuto farmi vedere in giro con una bionda appariscente. Sì, mi sarebbe piaciuto davvero tanto. Il fatto è che tutte m’hanno risposto la stessa cosa ed allora le ho mandate al diavolo, tanto ministro dell’Economia e delle Finanze non lo sarò mai. Il peggio è che quando s’è saputo questo, nel tempo d’un batter d’ali di farfalla anche le brune m’hanno mandato a cagare. Sono state loro a chiamarmi per dirmelo. Io non mi son dovuto neanche sprecare d’alzare la cornetta del telefono per far loro la proposta d’una bella passeggiata in centro città.

Nonostante febbraio alle porte, fuori c’è un bel sole: è giusto un po’ paglierino, porco cane! D’altro canto, questo è forse uno degl’inverni più rigidi e lunghi degli ultimi anni, quindi inutile pretendere la Luna e perdere per sempre il senno.

Signore e Signori, la vita è una cacca che tutti pestano. Non c’è davvero altro da sapere, tranne forse che ai più fortunati rimane appiccicata alla suola delle scarpe; e posso assicuravi che questo è un gran brutto film, uno di quelli che, ahinoi, vanno per la maggiore.



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