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Ti ho amato perché la morte è lunga – Antologia con 4 poesie inedite

Ti ho amato perché la morte è lunga

ANTOLOGIA VOL. 30

Iannozzi Giuseppe

Angels è opera di Valeria Chatterly Rosenkreutz

Sepoltura d’un uomo
(inedita)

Tutti lo sapevamo
che sarebbe dovuto morire
da un momento all’altro
Fuori la pioggia e l’urlo dei corvi
così umani
S’era perso un verso il becchino,
prima che Selene si sciogliesse
nel mattino di pianti e brume
Su ogni bocca sostava ancora
l’illusione che per forza
doveva esserci qualche cosa
di sbagliato
Però nessuno aveva idea,
come sempre in questi casi

Tutti noi avremmo dovuto segnarci
Lasciammo invece l’orecchio teso
al ringhio dei cani affamati;
e due o tre scherzarono di mimo
ma macabro che non uno ebbe cuore
di mostrar un sorriso
Fra cani e corvi a ogni minuto più vicini
col fiato sospeso spalancammo infine
la porta; il becchino fu il primo
a metter fuori il piede, poi uno a uno
chiudemmo le nostre sulle sue orme

Quando oggi ripenso al pozzo scavato
in profondità nella viva roccia
da tutte quelle mani ossute piagate a sangue,
dico che è un miracolo o giù di lì
che non sia finita peggio, mio Angelo

Morire a te accanto
(inedita)

Non rimproverare noi
perché senza l’ombra d’un seppur pallido coraggio;
più valenti uomini d’ogni etade caddero in ginocchio
di fronte all’orrido mistero allineato in fredde croci

Morire a te accanto
Prima o poi tutti si va incontro alla fine
con uguali probabilità di lasciar invisibile traccia
a chi dopo di noi; e però a te accanto
finire sarebbe conforto non dolce, non vieto,
ma necessario
come la carta ingiallita
sotto la pressione di parole
che niuno saprà più recitare
a memoria

Non rimproverare noi
che oggi cediamo all’autunno,
alla sua spaventevole carezza che gli avelli tutti spazza
e tosto ricopre di nuove foglie agli alberi strappate;
dona a noi una preghiera di vento
che abbia il suo respiro e la sua foga
e restaci accanto, perché seppur vecchi e inutili
con soddisfazioni e rimorsi alle spalle,
l’Ignoto ancor lo temiamo
E un fiore soltanto, rosso, lascia alla mercé
della marcìta immobile ai piedi degli algidi marmi
l’uno all’altro stretti, senza quasi un breve spazio
che sia per loro

Ti ho amato perché la morte è lunga
(inedita)

Ti ho amato perché la morte è lunga
Nessuno crede che smetteranno di piovere
le foglie dell’autunno
Si spogliano di nascosto le donne per un amante
I vecchi si rifugiano in una chiesa bene in vista;
hanno ancora denti per pregare,
e forse dio li sta ad ascoltare

Ero libero
come chiunque
prima d’inciampare nelle catene

La ruggine sul portone è di cent’anni
E non uno ricorda quale fosse il colore
che aveva a carnevale
Ho incontrato la tua faccia persa
in mezzo alla confusione
Mi fosti subito grata, ma non capivo
che stavi vivendo le tue immobili illusioni

Esce la bara tirata a lucido, portata a spalla
qualcuno in silenzio piange,
e tutti e nessuno avrebbero da confessare un torto
Pochi minuti da sopportare insieme fin laggiù,
una voce dentro ripete
“Andate avanti e acqua in bocca”

La ragazza compie gli anni proprio oggi
Cinguetta con le amiche
sorpresa di non provare sorpresa,
è una donna oramai,
ha segreti che non può più raccontare

Pentiti!
(inedita)

Erano in tanti
che il pentimento lo buscavano
a cuor leggero dal clero, dallo stato,
pagandolo con un po’ di vil danè,
ma di più quelli che lo rifiutavano
per troppa sicurezza di sé
o chissà per qual altro perché
Né gli uni né gli altri però
han poi avuto infine la Ragione
a scendergli sul capo; sol la cenere
silente, e per tutti graffi di vento,
dritti in faccia
e nelle parti più basse nude indifese,
uguali e profondi sì tanto
che identità e culo un’unica piaga
Lacerati nel corpo e nell’anima,
vagabondi, han pensato
potesse bastare cader in ginocchio
all’ultimo momento,
far la faccia che conviene,
dar per scontata la preghiera;
dentro a quest’illusione
testé si son visti la testa spiccata
dal busto, e tosto dall’alto in basso
le loro stesse vuote orbite
con una lacrima di pianto appena
li han lasciati inquadrati al Destino

Erano in tanti
che alla vita s’aggrappavano disperati
come bastardi aborti al materno seno;
e non uno che oggi abbia in Terra
qualcosa di più d’un freddo marmo
Per questo oggi io t’invito…
Per questo oggi ti chiedo di pentirti

Ti ho perduta

La mia donna si è di me
dimenticata, chissà perché
Interrogo il girasole e il crisantemo
Nessuno sa
La mia donna non ha memoria
o son io che ho sbagliato indirizzo
Però tutto quell’amore, tutto
quell’amore l’ho sognato?

Tempesta minaccia il futuro
e niente di più, niente di più…
se non infinita tristezza
per quel che ho perso
immerso nelle strade di Babilonia

La preghiera dello scrittore

Preghiamo
Preghiamo insieme
e le mani giungiamo
Invochiamo
la vergine critica
e un santo che valga
almeno il nome
che porta

Preghiamo
tra fuochi fatui
e tombe divelte:
domani
uno scrittore risorgerà
e sarà come Lazzaro
o giù di lì
In ogni caso
un miracolato,
senza nevralgie odontoiatriche
né disturbi della personalità
Senza una personalità multipla
scissa in serial killer
e giallista professionista

Preghiamo
perché una volta per tutte
abbandoni la frigidità
il cadavere anonimo giacente
all’oscuro dei fatti
in un buio vicolo milanese,
di piscio e vino puzzolente

Preghiamo
e pentiamoci
per aver dubitato
che il morto ammazzato
non potesse più tornare
dall’Aldilà
a tirarci per i piedi
nelle notti in bianco
con lo sguardo sepolto
sulla vuota pagina

I.

Ora dove sei?
Ora dove siete,
angeli biondi?
Spiare
il vostro sorriso
eternato
nelle fotografie
serve a niente.
Serve al mito,
al mito servo
della nostra fame
di immagini fotografate
per la vostra fama.

II.

Marilyn! Diana!
Fu uguale
amare
vivere.
Morire.

III.

Anime morte,
bionde fiamme,
sapete Voi
il senso estremo
di questo vivere
che ci portiamo
addosso?
Se è disperazione
o infatuazione
è un discorso
in
sospeso
perso
fra il cielo
e l’infinito.

IV.

Il nastro gira,
sbobina
immagini
e sorrisi morti,
incompiutezza
d’amore,
compiutezza
di morte.

Biondo Amore,
ti chiamo
nella sconfinatezza,
dal confine della Morte
per aggirarmi
ancora
fra i passi di Dio
e la putrefazione
di questa Terra
che è una sola
ed è bara
per infiniti corpi
che un tempo furono
Anime.

Adesso,
sono le Anime Morte
a comandare
le verità
e le allucinazioni:
le curve fotografate
dei tuoi amori,
dai seni alle gambe.

merda d’artista

tu mi ami sì ma non ridi più
non piangi più

passano le stagioni
siamo ancora qui
tra specchi e bugie
affannati sotto il sole
bagnati fradici
sotto una pioggia di sputi

l’uomo che vende i giornali
dice che migliorerà
che solo i cani alla catena
non credono
a noi ci hanno buttato l’osso
la schiena a pezzi ci fa rabbia
e se mordiamo mordiamo di brutto
e questa porcheria nel piatto
la buttiamo dalla finestra

la ragazza della porta accanto
non è carina ma ha vinto
un televisore nuovo a colori
ad un quiz a premi sul canale di stato

le mosche con l’estate vengono fuori
posano le zampe su pesci e merda
volano di testa in testa
si posano a riposare sulla testa della fiat rossa
parcheggiata giù in cortile da una vita e mezza
e gesù prega in ginocchio sui ceci
in ultima fila con le orecchie d’asino
mentre in ospedale una donna muore

e dio ci manda tutti quanti a cagare

il ragazzo del piano di sotto è un culo
gli hanno rifatto il muso l’altro ieri
non esce più di casa da quattro stagioni
lo consola il dobermann il rum e la merda d’artista
ma giù al partito l’assessore arrangia due note
uno spinello e piedi accomodati
accordati per i bianchi e i neri del jazz

tu mi ami sì ma non ridi più
non piangi più

non ti posso dar torto
ci siamo fatti male abbastanza
a scartare mazzi di carte truccate
restare in mutande non fa ridere più
nemmeno le galline coi collant violentati

le mosche con l’estate si ripassano tutti
senza razzismo o ideologie
posano le zampe su pesci e merda d’artista
restare in mutande però non fa ridere più
nemmeno le puttane violentate a culo nudo

e dio ci manda tutti quanti a cagare

tu mi ami sì ma non ridi più
amore mio tu non mangi più

non piangi non piangi non mangi più!

Del fascino femminile

Il segreto del fascino femminile è che gli uomini sono dei deboli, si lasciano incantare da una lacrima, da un cernecchio, da una caviglia scoperta, da uno sguardo che sembra quello d’un angelo. Il segreto del fascino femminile è qualcosa che assomiglia alla grazia di Dio.



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