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Tu facevi il femmino!

Tu facevi il femmino!

Iannozzi Giuseppe

vecchio punk

Roby sosteneva che le donne hanno classe punto e basta.
Lou annuiva col capo, poco convinto però.
Roby amava i CCCP sparati a tutto volume. Spara Jurij rimbombava forte nella camera. Roby era convinto che fosse un invito a far fuori Wojtyla (*).
Roby cantava a squarciagola facendo agitare la cresta da punk mezzo spennata. Nonostante fosse votato a un’inesorabile calvizie, continuava a rovinarsi i pochi sopravvissuti con gel e colori bislacchi.
Quando la canzone fu finita, Roby si buttò sul letto, a culo all’aria. Addosso aveva semplicemente una maglietta e dei pantaloncini corti, ai piedi delle vecchie Nike puzzolenti.
“Secondo me sbagli. Le donne la classe l’acquistano”, buttò lì Lou.
Con la faccia schiacciata sulle lenzuola scomposte, mezzo addormentato, Roby gli rispose: “Che cazzo dici?”
“Dico che se ti mettessi le scarpe col tacco di tua sorella, anche tu avresti classe.”
Roby si riebbe, come se un’anguilla gli fosse entrata nelle mutande.
“Dove vuoi arrivare, brutto finocchio?”
“Intendo dire che sono gli accessori a fare una donna… di classe.”
Roby sospirò. Poi ammise: “Forse hai ragione.”
“Ho ragione di sicuro”, sottolineò Lou.
“Non puoi provarlo!”
“E invece sì. Levati quelle dannate scarpe da ginnastica.”
“Perché?”
“Levatele e mettiti quelle di tua sorella. Avete lo stesso numero.”
“Quali scarpe?”
“Quelle con il tacco alto alto.”

Roby saltò prima sul letto a piedi nudi, poi si buttò giù e corse in camera della sorella, che era fuori a farsi sbattere da qualche morto di fame.
Tornò dopo pochi minuti con un paio di scarpette molto sexy.
Senza pensarci su, Roby calzò le scarpette della sorella. E prima che potesse accorgersene aveva cominciato ad ancheggiare proprio come una femmina. Gli era venuto naturale.
Lou sorrise soddisfatto: “Che ti dicevo? Hai classe, ne hai da vendere!”
Roby ci aveva preso gusto. Ancheggiava e si atteggiava.
All’improvviso Lou lo abbracciò. Pose prima le mani sul petto di Roby, poi, continuando a restare dietro di lui, una mano gli scivolò nelle mutande dell’amico.
A quel punto Roby si rese conto che il gioco si era spinto troppo oltre e cercò di slegarsi dall’abbraccio. Ma Lou era davvero grosso e troppo forte per lui.
Lou glielo prese in mano e subito cominciò a palpargli ben bene i testicoli.
Roby gridò. Fu un grido a metà, da checca isterica.
Lou continuò a lavorare sul suo uccello e in un men che non si dica Roby eiaculò non una ma due volte, quasi tre.
Una donna non era mai riuscita a farlo venire così.
Però lui non era un finocchio, non lo era, dannazione.
Tirò fuori un urletto da niente.
Lou allora lo sbatté sul letto a pancia sotto.
Piagnucolando Roby lo pregò di non farlo.

Roby rimase in silenzio per un bel pezzo. Alla fine sputò: “Perché l’hai fatto?”
Imperturbabile, Lou si limitò a scrollare le spalle, poi aggiunse: “L’occasione fa l’uomo… Insomma, mi andava.”
“Sei gay?”
“No.”
“L’hai fatto solo perché…”. Roby non sapeva che pensare. Però, se solo Lou non fosse stato così grosso, lo avrebbe riempito di botte.
“Perché mi andava. Tu ancheggiavi, facevi il femmino e mi sono arrapato. Tutto qui.”
Roby provò un odio che non credeva possibile. Lo aveva usato, questo era il punto. E soprattutto odiava sé stesso, perché, in fondo in fondo, non gli era dispiaciuto farselo mettere in quel posto, anche se non lo avrebbe mai ammesso.
Lou sentì sbattere la porta. Nico, la sorella di Roby.
Doveva levar le tende.
Senza aprire becco, Lou uscì dalla camera dell’amico punk, con un cenno del capo salutò Nico, che non lo degnò d’uno sguardo, e si lasciò tutto alle spalle. Per lui non era successo nulla di eclatante o degno di nota. Semplicemente l’aveva sbattuto in un buco e da quel buco ne era uscito tutto d’un pezzo, tale e quale a prima.

Seduto sul letto, con le scarpette della sorella, Roby rimase con la testa fra le mani. Non era un finocchio e nemmeno una checca, però gli era piaciuto e gli piacevano anche le scarpe di Nico che lo facevano femmino. Lou non avrebbe dovuto dimostrargli che anche lui ce l’aveva della classe!
Nico entrò in camera del fratello.
“Adesso potresti pure restituirmele. Costano un occhio della testa”, disse rivolta a Roby senza una particolare inflessione nel tono di voce.
Roby si levò le scarpe.
“Ti puzzano i piedi”, osservò Nico. “Dovresti fare qualcosa, e non solo per i piedi. Sembri uno scampato per miracolo al Fronte Orientale, Dio santo!”
Roby non fece una piega.
Lasciò che la sorella si portasse via le scarpe con il tacco alto alto.
Prese a canticchiare Annarella: Lasciami qui/ Lasciami stare/ Lasciami così/ Non dire una parola che/ Non sia d’amore/ Per me/ Per la mia vita che/ E’ tutto quello che ho/ E’ tutto quello che io ho e non è ancora/ Finita/ Finita”. Ben presto una disperazione infinita lo invase. Pensò che sarebbe stato facile volare giù dalla finestra.

(*) In realtà la canzone si riferisce ai tragici accadimenti del settembre 1983. Il 1mo di quel mese il volo civile Korean Air KAL-007 fu abbattuto da alcuni aerei dell’URSS per ordine di Jurij Vladimirovič Andropov, in quanto l’aereo, finito fuori rotta, fu scambiato per un aereo spia degli USA. Oltre trecento persone morirono a causa di questo errore.

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