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E’ terza guerra mondiale? Sì, ma anche no

guerraE’ una domanda che ormai circola da parecchio sul web. Siamo davanti alle porte di una terza Guerra mondiale? Forse sì e forse no. In realtà, non credo che si ripeterà più lo scenario di una guerra globale come quella vista nella prima e nella seconda guerra mondiale, anche perché in tal caso, giocherebbero un ruolo determinante e definitivo le armi nucleari. La verità è che siamo davanti a uno scenario frammentato e locale, in cui le potenze si combattono indirettamente.

Il cuore di questa nuova forma di guerra (mondiale) è – guarda caso – il Medioriente, il punto più caldo del pianeta. Il nemico da abbattere è l’ISIS e in generale il terrorismo islamico. Ma esistono sostanzialmente due punti di vista su come abbatterlo: quello russo da una parte, e quello americano ed europeo (inteso come UE) dall’altra. Quello russo ragiona in termini di maggiore real politik: dare man forte ad Assad per indebolire l’ISIS. Quello occidentale, invece, intende abbattere Assad e portare la primavera araba in Siria. Peccato però che quando ciò è stato fatto in altri paesi come l’Egitto, Libia e l’Iraq, tanto per fare un esempio, al dittatore di turno si siano sostituite forme di governo instabili e pericolosamente connesse o condizionate dal terrorismo. Vedasi l’Iraq, dove l’ISIS e Al Qaeda dominano.

In questo contesto, dunque, la terza guerra mondiale è più una guerra dei nervi, dei giochi sporchi a livello diplomatico, dei droni, dei tranelli economici, degli embarghi, dei colpi di Stato falliti (v. Turchia), dei terrorismi religiosi e degli incidenti sospetti, più che una guerra di fronti e di eserciti (seppure nemmeno questi manchino).

L’impressione, dunque, è che al di là dell’intento comune di spazzare via l’ISIS e lottare contro il terrorismo islamico (che in occidente, nonostante i recenti attentati, viene negato), in verità siamo davanti a un non troppo inedito scontro tra gli americani (che non accettano il declino egemonico) e l’emergente potenza russa di Vladimir Putin, con la presenza del terzo incomodo cinese. Una nuova guerra fredda per il dominio geopolitico del mondo è la migliore delle ipotesi. Una guerra che vede però in questo caso i russi non più gli acerrimi nemici dell’Europa e della libertà, ma paradossalmente (vero o falso che sia) i promotori e i difensori dei valori e dell’identità del continente europeo, stretto tra l’incudine dell’ordoliberismo dell’UE a trazione germanica e il martello dell’immigrazione dal nord Africa. Entrambi strumenti del medesimo progetto mondialista.

Come andrà a finire questa nuova guerra “fredda” non è dato saperlo. Potrebbe degenerare in una reale guerra globale in cui si mettono in gioco le armi nucleari, oppure potrebbe limitarsi ad assegnare punti di vittoria come in un videogame, modificando continuamente gli equilibri e le sfere di influenza. E questo perché, forse a nessuno davvero interessa prevalere militarmente sull’altro. In fin dei conti la vera guerra mondiale moderna non si combatte con i fucili, ma con internet, lo spread, i mercati e dunque con l’economia globalizzata. E sotto questo aspetto, la terza è scoppiata già da un pezzo…

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