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ONU. In Europa bisogna importare migranti

onu-ban-ki-moon-europa-migrantiMentre girovagavo sul web, ho letto una notizia di un annetto fa, che riguarda una dichiarazione di Ban Ki-Moon, fatta durante la celebrazione dei sessant’anni dell’ingresso dell’Irlanda nell’ONU. Ebbene, secondo il segretario, il vecchio continente è davvero vecchio. Perciò, se vuole mantenere la propria dinamicità (economica), ha bisogno di migranti. Niente più reticenze, dunque: è necessario importate migranti, nuova forza lavoro, nuova gente. Solo così l’Europa potrà salvarsi dal declino.

Questa dichiarazione non deve meravigliare. Non è la prima volta che l’ONU esorta l’Europa a importare migranti, facendo sorgere il dubbio che le ondate migratorie di questi anni non siano casuali bensì studiate a tavolino. Già nel 2000, nel rapporto della  “Population division” (Divisione per la popolazione) delle Nazioni Unite, intitolato “Migrazioni di ricambio: una soluzione per le popolazioni in declino e invecchiamento“, viene sostenuto che l’Europa avrebbe bisogno entro il 2025 di 159 milioni di immigrati. Mica duemila o tre mila: bensì 159 milioni. Una vera e propria invasione.

Perciò la domanda sorge spontanea: se l’immigrazione è un fenomeno spontaneo, come i media di regime e i sacerdoti del buonismo ci dicono, accusando di razzismo e xenofobia chiunque li contraddica, come mai, già quindici anni, fa l’ONU sosteneva che l’Europa avrebbe avuto bisogno di importare 159 milioni di immigrati nel vecchio continente?

La conclusione è oggettivamente inquietante, e non è affatto necessario scomodare i complottisti del piano Kalergi per rendersi conto che il progetto di sostituzione delle popolazioni europee non è campato per aria e che tutto ciò che sta accadendo non è il frutto del caso o delle guerre in Africa o in Siria o su Marte. Le ragioni sono soprattutto economiche e sono state spiegate ampiamente in questo blog. Non v’è alcun dubbio infatti che l’obiettivo sia disgregare le identità nazionali, annullare gli Stati fondati sui popoli, attraverso la creazione di masse di individui in perenne conflitto fra di loro per motivi etnici, culturali e religiosi. I popoli divisi e disuniti non hanno una coscienza comune, non hanno consapevolezza della loro forza, e così vengono più facilmente soggiogati e usati dalle élite.

Ecco è questa la ragione politica che impone l’assenza di politiche sulla natalità autoctona e giustifica una situazione emergenziale che contrabbanda la necessità assoluta e inderogabile di importare migranti per sopperire il mancato ricambio generazionale interno. La verità è che le élite non vogliono un ricambio generazionale interno, perché ciò significherebbe alimentare gli Stati nazionali, la memoria storica dei popoli, le istanze sovraniste e dunque il processo di globalizzazione e mondializzazione della politica e dell’economia.

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