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Una riflessione sul voto degli italiani all’estero voluto da Mirko Tremaglia

buffer-1143485_960_720La campagna referendaria appena conclusa ha posto per l’ennesima volta all’attenzione dell’opinione pubblica un argomento piuttosto “spinoso”: il Voto Degli Italiani all’estero, voluto dal compianto Mirko Tremaglia una quindicina d’anni fa e considerato un importante traguardo della destra italiana.

Ebbene, più volte questo voto, espresso per lo più da italiani che lavorano e vivono stabilmente all’estero, si è rivelato determinante per la consultazione elettorale/referendaria. Il che ha da sempre fatto porre un quesito fondamentale: è davvero opportuno che chi vive fuori dall’Italia, non è coinvolto nella vita quotidiana italiana, non ne conosce i problemi e forse non paga nemmeno le tasse nel nostro paese, concorra a decidere del destino politico, sociale ed economico degli italiani che vivono in patria?

Le ragioni che spinsero Tremaglia a lottare per il voto degli italiani all’estero, erano indubbiamente nobili: coinvolgere nella responsabilità politica tutti quegli italiani che per le più varie ragioni, furono costretti ad abbandonare la loro patria. Il fatto è che il “sogno” di un uomo profondamente idealista, si è trasformato nell’incubo di chi in Italia è rimasto e che si vede imporre decisioni, responsi referendari e politici con il voto determinante di persone che poi non subiscono in alcun modo gli effetti di queste scelte. Assolutamente frustrante!

E’ chiaro che alla luce di queste considerazioni, il voto degli italiani all’estero deve necessariamente essere rivisto e ripensato in un’ottica completamente nuova e più vicina alla normativa di altri paesi. E’ certamente opportuno cancellare il diritto di voto per quegli “italiani” che vivono stabilmente all’estero e che con l’Italia non intrattengono più alcun rapporto, se non culturale o affettivo, e spesso nemmeno questo (i cosiddetti oriundi). Diverso è il discorso per coloro che sono all’estero temporanemente, per lavoro o per studio. Per loro dovrebbe essere approntanto un sistema che garantisca in loco il pieno diritto di voto e parimenti scongiuri i sospetti di errori, irregolarità e finanche brogli.

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