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Referendum. Il “terrorismo” mediatico e finanziario contro il NO

Le élite, i poteri forti, la troika, l’eurocrazia… insomma, chiamateli come volete, ce la stanno mettendo davvero tutta per convincere gli italiani indecisi a spostare l’ago della bilancia sul sì, e dunque sulla conferma della riforma costituzionale voluta dal Partito Democratico. Quello che, per intenderci, in vent’anni ha sacralizzato la costituzione italiana, almeno finché non è arrivato il momento di cambiarla a suo piacimento.

Ecco dunque che lo spread diventa ballerino. Oggi siamo intorno ai 174 punti nel rapporto con i bund tedeschi. Domani chissà. Magari saremo a 200, e forse sabato a 400. Anche se non credo ciò accadrà veramente, visto che Draghi pare abbia già approntato uno “scudo” per proteggere i titoli italiani per il dopo referendum, tanto che l’indice è crollato. Ma è chiaro che quest’ansia dello spread è diventata ormai il termometro di ogni decisione politica fondamentale.

La verità è che siamo ostaggio di banchieri e speculatori. Lo Stato nazionale non è più al vertice, ma è un po’ sotto rispetto alle banche e in generale a chi vive speculando e ingenerando profitti con i giochetti sui titoli di Stato. E non è dunque un caso che i media calchino insistentemente sui (possibili) disastri finanziari, per indurre gli indecisi a votare sì. Prendiamo il Financial Times, autorevole giornale londinese di economia e finanza. Eccolo lì che paventa l’ipotesi catastrofica del fallimento di otto banche italiane, qualora vincesse il no, prospettando peraltro scenari da incubo per il dopo.

Terrorismo mediatico? Se non lo è, poco ci manca. Vero è che il messaggio non è indirizzato direttamente agli elettori italiani, ma ai risparmiatori, che così entrano in fibrillazione, creando quel clima di incertezza e instabilità che poi si riversa, tramite i media allarmistici, sugli elettori indecisi, che vengono così convinti che l’unica via d’uscita è quella specifica riforma, che altrimenti rischierebbe di non passare.

Un bel gioco di prestigio mediatico. Un sistema che influenza non poco l’elettorato, e nello specifico quello referendario, o almeno chi è ancora indeciso e non ha ben presente quali siano le deleterie conseguenze della riforma costituzionale sul piano della democrazia e della sovranità nazionale.

Ma del resto, spesso è stato detto che per convincere un popolo a rinunciare a pezzi sempre più ampi di sovranità e democrazia, sono necessari degli energici scossoni, che lo inducano a credere che l’unica soluzione sia affidarsi alle oligarchie, rinunciando, un poco alla volta, al potere di determinare il proprio destino politico. Lo spread, la minaccia di fallimento del sistema bancario, lo spettro della disoccupazione dilagante se non vince quel partito o non passa quel referendum, l’instillazione della convinzione che solo con la rinuncia ai propri diritti si possa ottenere la salvezza, sono oggi le migliori e più efficaci armi a disposizione dei potentati internazionali per conquistare e tiranneggiare un popolo. Del resto, come più volte è stato detto, le guerre oggi si non si combattono nelle trincee, ma nelle borse d’affari. E in queste guerre, purtroppo, la democrazia e la libertà rischiano di soccombere qualora non si corra subito ai ripari.

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