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Il processo per combattimento o duello giudiziario

Game of Thrones ha mostrato in più occasioni che gli intrighi di palazzo terminano spesso con morti atroci o innocenti a Processo. Ma nel caso di Tyrion Lannister, il più astuto della sua casata (dopo l’adorabile figura paterna di Tywin) sembra avere sempre un asso nella manica: il processo per combattimento. Invece che difendersi in un regolare procedimento giudiziario, il “Folletto” ha scelto in almeno un paio di occasioni di difendersi (attraverso un campione) in uno scontro all’ultimo sangue in grado di determinare la sua sorte.

Il processo per Combattimento non è un’ invenzione dell’autore della saga: derivato dal l’ ordalia di origine germanica, fino al XV secolo fu una delle procedure per determinare l’esito di una disputa, sparendo completamente dai codici legislativi europei verso la fine del XVI secolo.
Il processo per combattimento era una procedura non prevista dalla legge romana, ma tra popoli come i Franchi, gli Alemanni, i Longobardi e i Normanni era considerato un valido metodo per risolvere le situazioni giuridiche più gravi dimostrando con la forza le proprie ragioni.

Il Duello giudiziario  (o “duello di Dio”) delle origini era basato sull’inscindibilità, nei popoli di origine germanica, del diritto dalla religione: vincere un duello significava godere del favore delle divinità e di conseguenza comportava una proscioglimento da ogni accusa. L’ editto di Rotari, la prima raccolta di leggi longobarde redatta nel 643, regolamentava il duello di Dio, in prima persona o attraverso un campione, motivando la posizione del vincitore come “giusto agli occhi di Dio” e proibendo categoricamente ai duellanti di portare su di sé erbe malefiche utili a vincere lo scontro con l’inganno.

Il Lex Alamannorum (712-730 d.C.), la raccolta di leggi e procedure giuridiche degli Alemanni, prescriveva il processo per combattimento nel caso di disputa di terreni tra due famiglie: un pugno di terra prelevato dal terreno della discordia era posizionato tra i campioni che rappresentavano le parti in contesa e, dopo il giuramento solenne di rispettare l’esito dello scontro, il combattimento aveva inizio. La parte sconfitta, oltre a dover concedere il terreno conteso, era costretta a pagare una multa.

L’ holmgang norreno era una pratica non solo legata al delitto d’onore ma anche alla risoluzione di dispute giudiziarie. Ogni persona che si fosse ritenuta offesa per qualunque ragione (contese di terreni, di bottini di guerra o semplicemente onore ferito) poteva invocare il diritto di sfidare a duello l’accusato entro 3-7 giorni dalla sfida. La mancata presenza al duello di una delle parti o il rifiuto ad accettare l’esito del combattimento poteva sfociare nel bando dalla comunità come fuorilegge, probabilmente la pena più severa tra quelle previste dalla legge norrena.

La prima battuta d’arresto per la popolarità del processo per combattimento si verificò verso la fine del primo millennio d.C. con l’episodio di Gero, Conte di Alsleben, accusato di un crimine (non sappiamo quale, ma sembra fosse di gravità quasi trascurabile) dal guerriero sassone Waldo di fronte all’imperatore Ottone II (il cui padre, Ottone il Grande, aveva pubblicamente sostenuto la pratica del processo per combattimento nel 967).

Dopo aver invocato il suo diritto a sfidare l’accusatore, Gero si incontrò con Waldo l’11 agosto del 979 nel luogo concordato per la sfida: dopo aver ferito gravemente Waldo, Gero fu colpito alla testa cadendo a terra al limite dell’incoscienza; Waldo, confidando nell’impossibilità del suo avversario di rialzarsi, si allontanò disarmato dal luogo dello scontro per morire poco dopo a causa delle ferite inferte da Gero. La morte di Waldo non ebbe tuttavia alcun effetto sulla posizione giuridica di Gero: sebbene avesse vinto il duello, fu ugualmente dichiarato colpevole del crimine di cui era accusato e condannato a morte per ordine dello stesso imperatore.

L’episodio di Gero fu l’inizio del declino del processo per combattimento tra i popoli dell’Europa Centrale e Settentrionale. Circa due secoli dopo, nel 1216, Papa Onorio III richiese all’Ordine Teutonico di cessare la pratica del processo per combattimento sui nuovi convertiti in Livonia (tra la Polonia e la Lettonia) ma per altri tre secoli il duello sopravvisse in alcune regioni europee fino a svanire del tutto dalle leggi tribali.

Processo per combattimento in una miniatura del manoscritto del XV secolo "Conquetes de Charlemagne"
Processo per combattimento in una miniatura del manoscritto del XV secolo “Conquetes de Charlemagne”

Nonostante l’invito papale a terminare la pratica, il Sachsenspiegel, il più importante libro di legge del Sacro Romano Impero, riconosceva ancora il processo per combattimento come un metodo efficace per scoprire la responsabilità delle parti nel caso di insulto, lesioni o furto, e stabiliva una sorta di regolamento per il duello: i combattenti, armati di spade e scudi, potevano indossare tessuti di lino o pelle ma nulla ai piedi e un paio di guanti leggeri sulle mani. Se l’accusato non si fosse presentato dopo averlo convocato per tre volte, l’accusatore veniva considerato il vincitore del duello e della disputa legale.

Seguendo la tradizione dello Sachsenspiegel, i processi per combattimento continuarono per almeno due secoli e giocarono un ruolo fondamentale per lo sviluppo delle scuole di scherma tedesche del XV secolo. I maestri di spada iniziarono ad elaborare tecniche da utilizzare specificamente nei processi per combattimento: Hans Talhoffer, uno dei più celebri esperti di scherma del 1400, trascorreva buona parte del suo tempo ad insegnare l’arte del combattimento con spada e scudo ai partecipanti dei duelli giudiziari.

Il Gran Bretagna e in Irlanda, il processo per combattimento (chiamato wager of battle) fu introdotto dopo la conquista normanna e rimase in uso fino alla fine del Basso Medioevo. L’ultimo duello tra gente comune in Gran Bretagna risale al 1446: uno schiavo accusò il suo padrone di tradimento e vinse il duello sfruttando l’ubriachezza dell’accusato.

Il wager of battle non era un diritto fondamentale di ogni cittadino britannico o invocabile ad ogni crimine. Se l’imputato veniva colto sul fatto, tentava di evadere di prigione o c’erano prove schiaccianti in suo sfavore, non poteva invocare il diritto al duello giudiziario. Il clero, la nobiltà e i cittadini di Londra potevano invece rifiutare una sfida senza subire conseguenze.

Illustrazione da uno dei manoscritti di Hans Talhoffer
Illustrazione da uno dei manoscritti di Hans Talhoffer

Il combattimento avveniva in un “ring” del diametro di 18 metri e iniziava dopo il giuramento solenne da parte dei contendenti di non utilizzare la stregoneria. Se l’imputato veniva sconfitto ma rimaneva in vita, doveva essere impiccato sul posto; se l’accusato vinceva il duello o resisteva fino al tramonto poteva considerarsi prosciolto; se invece l’accusatore si arrendeva (pronunciando la parola “craven“) veniva dichiarato infame, privato di ogni privilegio di uomo libero e costretto a pagare i danni al vincitore.

L’Italia ha una tradizione di processi per combattimento ben documentata tra il XV e il XVI secolo. La parte offesa, per poter avere diritto ad un duello, doveva formulare un’accusa da presentare alle autorità giudiziarie, accusa che doveva essere smentita ufficialmente dall’imputato; l’accusatore doveva quindi seguire la procedura notarile del “cartello“, una sorta di notifica di sfida alla parte accusata.

L’imputato aveva il vantaggio di poter scegliere le armi dello scontro, regola introdotta nel tentativo di limitare gli abusi sui meno abili al combattimento (la maggior parte della popolazione), ma il sistema aveva innumerevoli buchi al limite della legalità e poteva essere facilmente manipolato dai più ricchi.
Prima dello scontro, un araldo leggeva le accuse e dava l’ultima possibilità all’imputato di confessare. La parte offesa aveva il privilegio di poter sferrare il primo attacco; come per il duello anglosassone, se l’accusato riusciva a sconfiggere l’avversario o a resistere fino al tramonto veniva considerato il vincitore della sfida.
Anche se il processo per combattimento divenne illegale in Italia verso la fine del XVI secolo, la pratica non cadde in disuso tra le classi sociali più elevate fino al XIX secolo.

Trial by combat
Charters relating to Judicial Duels, 11th – 12th Century



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