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Io non sto con Salvini e mi indigno, intanto faccio di peggio

Molti aderiscono allo slogan “Io non sto con Salvini” per slancio umanitario, ma ai loro vizi non rinuncerebbero maiio non sto con salvini

Io non sto con Salvini è la dichiarazione di moda lanciata in questi giorni dagli intellettuali e ripresa dal popolo, che rimbomba sui giornali  e nel contesto dell’informazione online. Un atto che vuole essere più sociale che politico, del resto a me la politica ripugna e non intendo occuparmene neanche per dieci minuti. In ogni caso, qui la politica c’entra meno che altrove, poiché si tratta di uno slancio umanitario e solidale. Quello che lascia perplessi è l’assurdità di certi comportamenti: ci si appella a un concetto di umanità non molto ben compreso, che genera una massa di dicotomie ambulanti. Si ritiene che essere solidali voglia dire indignarsi, compatire, dire “poverino”, e dirlo sempre a qualcuno di molto lontano, perché notare i casini del vicino potrebbe rivelarsi insidioso.

Salvare l’umanità intera è impossibile, ma si potrebbe per lo meno rispettarla, evitando quei vizi imbecilli che sono di fatto il punto di partenza di ogni crisi.
Invece, io non sto con Salvini perché provo pietà per i poveretti che muoiono di fame, ma se trovo un pelo nel piatto lo rimando indietro o butto via tutto il contenuto, e guai se nel centro commerciale si rompe l’aria condizionata e mi tocca patire il caldo mentre faccio la spesa, però mi commuovo molto quando vedo quelli sui barconi con la pelle spaccata dal sole.

Io non sto con Salvini perché mi fanno tenerezza i bimbi sfortunati, ma non mando mio figlio a scuola se non ha il corredo con tutti gli abbinamenti di colore azzeccati, così aiuto le aziende a produrre una montagna di merce in più per poter offrire l’alternativa, che poi una buona parte ovviamente si svende o si butta via e magari qualcuno resta senza lavoro, ma io il bambino senza corredo giusto non ce lo mando, se no sai che figura.
Voglio la frutta già sbucciata, la carne già divisa in porzioni e sono sensibilissimo nei confronti dei poveracci che si ammazzano di fatica.

Io non sto con Salvini e metto la maglietta rossa per ricordare i morti, intanto ordino la cena a domicilio e se qualcuno deve crepare per portarmela non importa, purché arrivi puntuale. E se la pizza non è rotonda me la faccio rifare, la carne con i nervetti mi fa schifo e non voglio aloni sui bicchieri. Ci metto otto ore per scegliere un vestito e poi non lo prendo perché tra i centocinquanta provati nessuno mi va a genio.

Insomma, una massa di persone solidali e umane i cui capricci producono uno spreco tale da distruggere un intero pianeta.

Elisa Rolfo

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