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Dalla via Emilia al mondo - Fotografia Europea

Reggio Emilia, Palazzo da Mosto
6 maggio -10 luglio 2016
Fotografia Europea 2016 - La via Emilia. Strade, viaggi, confini.

Dalla via Emilia al mondo è una delle mostre dell’edizione 2016 di Fotografia Europea.

Paola de Pietri, Questa Pianura

E’ un percorso attraverso le rovine del mondo: una delle varie forme date al tema della strada, secondo la traccia individuata per l’intero programma di quest’anno.
Una collettiva che comprende opere di autori di nazionalità diverse (Italia, Germania, Svezia, Finlandia).
Rovine, macerie, contraddizioni, legami e rapporti conflittuali tra uomini e macchine.

Gulnara Kasmalieva & Muratbek Djumaliev, A new Silk Road

In molte delle opere esposte le rovine della nostra civiltà assumono le forme e gli aspetti brutali della morte e del duro lavoro: dalla ferraglia trasportata da immensi autotreni lungo la nuova Via della Seta, attraverso le strade deserte del Kirghizistan, alle vittime degli attacchi israeliani a Rafah dell’agosto 2014.

Gulnara Kasmalieva & Muratbek Djumaliev, A new Silk Road

In altri casi lo sguardo sulle macerie assume un aspetto più sereno: i casolari abbandonati della pianura Padana, fotografati da Paola de Pietri cancellano la tragedia.

Paola de Pietri, Questa Pianura

La scelta del soggetto è una manifestazione culturale che si esprime attraverso immagini simboliche. Il significato simbolico del paesaggio senza persone corrisponde all’assenza di tragedia. In questo caso l’attenzione è rivolta al passato, alla scomparsa e al declino, che rimangono tuttavia incruenti.

Paola de Pietri, Questa Pianura

Nelle immagini di vecchi casolari, non così lontani nel tempo al periodo della loro esistenza vitale, noi percepiamo ciò che conosciamo bene: una storia molto vicina in cui la casa era concepita come il centro dell’esistenza, luogo di lavoro, di riposo, di vita.
Tutto raggruppato in un medesimo punto. Nessuna distanza, nessun viaggio.
Se fotografare è un atto simbolico, che serve ad appropriarsi di qualcosa affinché non vada perduto, in un’epoca di grandi migrazioni le fotografie di una civiltà contadina da poco scomparsa forniscono l’idea di una concezione antica di universo statico. Una dimensione di fissità che porta con sé un’idea di permanenza.

Paola de Pietri, Questa Pianura

La fotografia non costruisce, non agisce direttamente sulla realtà (neanche quella ritoccata o manipolata), ma è capace di carpirne la natura. Non è mai documentaria ma attiene alla vita spirituale.

Paola de Pietri, Questa Pianura

In questo senso la fotografia rimanda ad una azione magica: rinuncia alla corporeità per trattenere o ricostruire una piena relazione con il mondo, in questo caso con un universo circoscritto, incapace di grandi distanze e immobile, e dunque irrimediabilmente perduto.



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