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Storia proibita dell’America: i Seminole di Dario Fo

Storia proibita dell’America: i Seminole di Dario Fo
Fermata Spettacolo

Al suo ingresso sul palco del Duse, Dario Fo ritrova gli applausi e il calore che Bologna non gli ha mai negato: “vi conosco da anni cari spettatori bolognesi”, dice Dario circondato dai suoi colorati quadri, per la prima nazionale del suo spettacolo “Storia proibita dell’America: i Seminole”, scaturito dall’omonimo libro acquistabile nel foyer del teatro. La risposta di pubblico ovviamente non si è fatta attendere: “abbiamo raggiunto il record di capienza del teatro, son venuti a prendere anche la sedia che ho in camerino!”.

La ricerca della rivalsa dei deboli sui forti stavolta spinge Dario a raccontarci la storia dei Seminole, Indios dell’America che a lungo lottarono contro i conquistadores per difendere le proprie terre e non finire in schiavitù. Anche se gli Americani erano superiori per armamento e numero, il valore dei guerrieri, la loro tenacia e la conoscenza delle paludi della Florida consentirono ai Seminole di resistere a varie ondate di eserciti, seppur venendo decimati. Gli americani dovettero scendere a patti con loro e riconoscerne l’autonomia nel 1923, fino all’accordo formale del 1957. Furono di fatto l’unica tribù di indios che non si arrese davanti al nemico, così a proprio agio Nelle paludi e nel conflitto uomo contro uomo da essere anche coinvolti dagli americani nella successiva guerra del Vietnam come “scout”.

Il racconto di Dario Fo parte molto prima, dall’arrivo dei primi conquistadores nelle Americhe e i conseguenti primi contatti con gli indios. Lo spettacolo può essere suddiviso in due “atti”, separati dall’intervallo: nella prima parte, Dario prende spunto dallo spettacolo “Johan Padan a la descoverta de le Americhe” che scrisse e interpretò nel 1992, raccontandoci le peripezie della vita di un veneziano che si imbarcò per le Americhe per fuggire alla forca. La ricerca di Dario non si ferma ai menzogneri “resoconti di ammiragli” ma va a scavare nelle “memorie delle ciurme”, per ricostruire la vita di questo nostro connazionale che stava per essere ucciso dagli indios ma poi ne decretò la salvezza e ne prese il comando.

Il racconto è appassionante, pieno di aneddoti divertenti e di rumori che Dario Fo imita in maniera personalissima. Si nota una maggiore dimestichezza con questi argomenti, sembra di essere attorno al fuoco ad ascoltare l’oratore che racconta una favola, senza considerare che quelle storie sono magari parafrasate ma realmente accadute.

Nella seconda parte dello spettacolo, l’attenzione si sposta sul popolo dei Seminole, che contro i conquistadores avevano una “intelligenza e fantasia” incredibili, per sfruttare i punti deboli di un nemico sicuramente più forte di loro. Per poter sopravvivere, si fusero insieme ad altre etnie ed accolsero gli schiavi fuggiti dalle piantagioni americane. Nascosti nelle insondabili paludi, riuscivano a colpire il nemico in modo imprevedibile: cospargendo di miele l’accampamento nemico, attirando milioni di formiche rosse, molto fastidiose e dal morso velenoso, oppure nella battaglia sul fiume, dove una divisione di fanti che stava guadando il fiume col fucile sopra le spalle venne sterminata dai Seminole, con un attacco a sorpresa armati di lance a cavallo di tronchi galleggianti. Anche in questo caso il lavoro di ricerca è imponente, dato che questi fatti non compaiono nemmeno nei libri di storia americani, tale è l’onta che racchiudono.

Il finale ha un sapore amaro: gli incorruttibili guerrieri Seminole furono contagiati dal gioco d’azzardo che poteva garantire loro forti introiti per le loro tribù. Le nuove generazioni vivono nelle riserve e non hanno nessuna memoria storica di quanto accaduto ai propri antenati.

Dario Fo è splendido, due ore e mezzo (interrotte solo dal breve intervallo) di spettacolo solo sulla scena, senza scenografia né aiuto di nessuno: fa tutto lui, il capo comico, le parti drammatiche, persino la colonna sonora, tiene banco e da il ritmo. Incredibile vedere tanta forza e passione a quasi 90 anni. La seconda parte risulta un po’ più pesante e meno rodata della prima, ma sono sicuro che nelle prossime repliche questo difetto andrà a sparire.

Storia proibita dell’America: i Seminole di Dario Fo
Fermata Spettacolo



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