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Contaminazioni: si fanno in cucina, in musica, nell'arte in genere... e in Aikido?

Chi di voi non ha mai sentito parlare di "fusion"... un genere musicale emerso alla fine degli anni sessanta e primi settanta che combina elementi di jazz, rock e funk?

Se non l'aveste mai sentita, vi sarà capitato di vedere un po' di "cucina sperimentale" nei vari programmi che parlano di manicaretti che attualmente vanno per la maggiore in TV...

In tutte le forme di arte, ad un certo punto, si sente la necessità di fare ricerca... ovvero di avventurarsi in luoghi e scenari inediti della propria disciplina: accade nella musica, nella gastronomia, nella poesia, nella pittura e nella fotografia.

E nell'Aikido?

Sembra che sia un'arte innanzi tutto - se marziale o no non lo metteremo in forse in questo Post -, c'è quindi chi fa "contaminazione"?

Riusciamo a vivere una disciplina dalle origini piuttosto tradizionali senza considerare ciò qualcosa di necessariamente negativo?

Non vogliamo instillare le reazioni dei "si stava meglio quando si stava peggio", dei "al giorno d'oggi l'Aikido fa schifo rispetto ad un tempo", anche perché parlano così solo i frustrati e quelli che non sanno nulla dell'argomento del quale la propria lingua continua maldestramente a biascicare qualcosa.

L'Aikido stesso è una contaminazione, nata fra l'intuizione e l'ardire da parte del Fondatore di utilizzare le tecniche marziali dal Daito Ryu Aiki Jujutsu ed alcune filosofie e pratiche spirituali giapponesi autoctone (Shinto, Oomoto Kyo, Byakko Shinko Kai...).

Della sola marzialità non se ne sarebbe fatto nulla, c'era già... era ottima, cos'altro aggiungere?!

Della sola spiritualità e filosofia erano (e sono) piene i templi e gli scaffali... perché mai connettere alcuni valori umani e morali con il movimento del corpo in una condizione conflittuale?

Forse una risposta definitiva non c'è e non avrebbe nemmeno senso ad esserci: è successo e basta, altrimenti non saremmo qui a parlarne!

Quali sono i requisiti necessari perché una simile alchimia avvenga?

Ce ne sono alcuni, vediamoli brevemente insieme...

É richiesta, innanzi tutto, una preparazione specifica ed approfondita in ciascun ambito che una persona cerchi di connettere con un altro ambito differente.

Questo è perlomeno raro, perché consideriamo già essere un traguardo l'acquisire una conoscenza di base approfondita di UN contesto di studio, figuriamoci quale sforzo è necessario per fare la stessa cosa su versanti distinti e molto differenti fra loro!

Ma NON è che non si possa fare o NON abbia senso farlo: certo che studiare Aikido 3 ore a settimana... per 20 anni da indicativamente la consapevolezza che una persona che si allena tutti i giorni ottiene in 3 anni, è forse questo il problema...

Un cuoco che fa "cucina fusion" o "molecolare" è piuttosto consapevole di tutti gli elementi importanti che la cucina tradizionale è già in grado di fornire; un pittore astratto di solito parte dall'esercizio di copiatura di oggetti reali, quindi trascende questa capacità nel diventare più espressivo... ma il SUO kihon (la base)... lo possiede eccome!

Un fotografo che vuole cimentarsi nell'utilizzo di nuovi giochi di luce e filtri grafici ha studiato piuttosto bene i tempi di esposizione o le tipologie fotografiche e le caratteristiche delle lenti degli obiettivi. Nuovamente: il SUO kihon... lo possiede eccome!

Ci va "scuola": in base a quanto salda e vasta risulta la base di partenza sulla quale ci si muove, proporzionalmente sarà ampia la possibilità di esplorazione di nuovi territori.

Nell'Aikido oggi non ci pare manchi la voglia di sperimentare, ci pare più che spesso vengano a mancare le conoscenze profonde per poterlo iniziare a fare con un profitto più interessante ed una maggiore probabilità di approdare a qualcosa di utile e significativo, piuttosto.

La sperimentazione, la contaminazione, la fusione NON è infatti un escamotage per non fare bene NEANCHE una cosa e per connotare con un nuovo "brand" un prodotto del quale NON si sentiva assolutamente l'urgenza... sono proprio altre cose!

Si tratta di connettere ambiti che possono essere accomunati da principi molto simili, ma che nessuno prima aveva saputo notare o affratellare in modo significativo ed effettivamente utile.

Vi facciamo un esempio pratico: avete mai assistito ad una lezione di Tai Ju Quan o Kung Fu?

Si parla di chi (ovvero il ki, detto in cinese), di equilibrio, di centro, di radicamento: pure in Aikido tutte queste belle cose hanno una enorme importanza.

C'è chi ipotizza che nei suoi viaggi in Manciuria, O' Sensei stesso sia stato influenzato nella sua creazione dell'Aikido dalle discipline marziali cinesi incontrate durante la sua permanenza in quei luoghi.

Sarà vero?
Poco importa... le similitudini ci sono, è un dato di fatto.

Altro esempio: l'estetica...

L'Aikido è universalmente noto come "l'arte dell'armonia", ma non solo filosofica o spirituale... anche proprio fisica: i movimenti sono sinuosi, eleganti, rotondi.

Ci sono altre discipline che annoverano risultati notevoli simili?
Alcuni tipi di ballo, per esempio!

Il tango - per citarne uno su tutti - tiene in grande considerazione la connessione che si crea fra il ballerino - colui che porta (tori) - e la ballerina - colei che si fa portare (uke) -... poi li non invertono le parti, ma anche in Aikido questi principi (toru, uteru, connessione) sono ritenuti fondamentali!

Ora, non è che proprio tutti potrebbero inventarsi un "AikiTango" o un "Tangaiki", però che vi siano affinità è indiscutibile, nonostante la provenienza di queste due discipline da contesti e zone geografiche molto distanti fra loro.

Christian Tissier Shihan, 8º dan Aikikai, è stato un allievo di Seigo Yamaguchi Sensei (soprannominato "il Genio dell'Aikido"), ma il suo attuale metodo di pratica e di insegnamento assomiglia poco a quello dal quale lui ha appreso, come mai?

Seishiro Endo Shihan, 8º dan Aikikai, all'età di circa trent'anni ebbe un infortunio alla spalla destra, a seguito del quale dovette rivoluzionare la sua pratica Aikidoistica, facendo ricerca e emergendo "uno stile" (potremmo dire così?), o meglio una visione dell'Aikido che attualmente ispira migliaia di persone in tutto il mondo.

Hanno fatto male a comportarsi così?

Non crediamo proprio: certamente nessuno di loro era ed è un "hobbista" (nel senso più svalutativo del termine, questa volta) che ha preteso di inventarsi l'acqua calda... Stiamo parlando di autentici professionisti, che hanno trascorso la maggior parte della loro vita sul tatami: le basi c'erano in entrambi questo casi... eccome!

Hanno fatto della ricerca e nulla porta a credere che abbiano tutt'ora smesso... diciamo che siamo poco abituati a personaggi con una simile preparazione ed un simile carattere e forza di volontà piuttosto, non che nell'Aikido sia inadeguato fare ricerca.

Ma nei loro dojo - siamo convinti - qualcuno che spiega ancora come si fa un buon kotegaeshi lo troveremo!

Qui si aprirebbe uno stargate sull'irrazionale tendenza - tutta e solo italiana - a giudicare malamente i professionisti di Aikido, che proprio in virtù della loro scelta, si esercitano dalla mattina alla sera ogni giorno... ma parleremo di ciò in un altro Post.

Potremmo dire quindi che la contaminazione è possibile (doverosa?) dove è almeno ben chiaro il contesto dal quale si parte: mancano forse più dojo nei quali si spiega forse bene questo... e che quindi consentano di "spiccare il salto" verso un "proprio" Aikido, che ne dite?

L'occidentale medio è piuttosto creativo ma spesso anche superficiale: vuole risultati abbastanza immediati... ed una base solida NON si realizza in qualche anno, nemmeno in un decennio, probabilmente.

L'orientale medio - quand'anche più paziente e preparato - di solito pecca un po' di inventiva... e tende ad essere più pecorone - almeno - rotella di un ingranaggio più vasto, con meno individualismo/personalismo richiesto dal sistema in cui vive, perciò.

Ci va preparazione e creatività contemporaneamente per fare una "fusion" sensata e che offra il suo valore aggiunto al movimento: le personalizzazioni fatte al di sotto di una certa consapevolezza sono spesso solo stratagemmi per aggirare l'ostacolo (quello di una preparazione seria, che costa passione, pazienza, tempo e soldi) e per non "pagare il dazio" con se stessi.

Noi siamo fermamente convinti di avere un grande debito di gratitudine nei confronti degli "apripista" di ogni disciplina, così come di qualsiasi visione peculiare di un singolo percorso: si tratta di persone coraggiose, che ci hanno messo e che ci mettono del loro per fornire una qualche forma di valore aggiunto.

É gente che rischia di sbagliare nell'esprimersi, ma che non rinuncia a farlo: sono Aikidoka - nella nostra fattispecie - che infrangono gli schemi dopo averli debitamente fatti propri, solo per fare il prossimo passo in una disciplina... che siamo certi evolverà ancora parecchio, anche grazie al contributo loro e di ciascuno di noi!





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