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Mostri, desiderio, passione e Labirinti al Teatro Planet

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Mostri, desiderio, passione e Labirinti al Teatro Planet
Fermata Spettacolo

Mostri, desiderio e passione creano i labirinti nei miti illustrati con dovizia di particolari ed entusiasmo in prefazione dalla stessa autrice e regista Angela Ricci in proscenio ad introdurre ciò che avverrà sul palco. E siamo in scena il sipario di apre ed eccola elegante, e con ammaliante e ipnotica resa attoriale, incedere tutta vestita di oro, costume plissé, alta cintura bustino di medesima, ma con maggior impatto, cromaticità. Anastasia Mecucci nei panni di Arianna abbandonata sull’isola di Nasso donde il famoso detto lessicalmente riarrangiato con poca dimestichezza mitologica in ‘piantata in asso (correttamente in Nasso)’ da Teseo di cui si è follemente innamorata pensando potesse essere l’uomo della sua vita. Resta lì dove solo altro c’era il labirinto ove rinchiuso era il suo fratellastro Minotauro, figlio di Pasifae e Minosse ora c’è la disperazione

Eccola Milena Cocco alle prese con una magica pozione per far suo il recalcitrante toro bianco delle eccelse e grandi doti che fanno presa su Pasifae della quale veste i panni. Ognuna delle protagoniste dei quadri in scena sarà preda di un amore impossibile o mostro, ma la passione, il desiderio le renderà schiave in questo labirinto dal quale per districarsi e riuscirne vincitrice occorrerà tribolare e non poco. Si è il momento della citata e, nell’attenta descrizione ad arte interpretata, cosa partoriranno ella e Minosse appunto un mostro.

Il Minotauro o grandissima interpretazione di Davide Doro. Pepli e cenci di lana e un’acconciatura di mostruosa fattura faranno il mood del monologo. Solo chiuso li dentro senza porte senza finestre, tutto orribilmente uguale e ripetitivo il suo status ma l’arrivo di Minosse lo libererà, ma anche della vita e porterà via con sé, grazie al famoso filo, Arianna appunto che alla sua disperazione troverà grande conforto nel bellissimo Dioniso. Grande magia scenica e interpretativa staranno lì on stage a coronare questo primo mito.

Striscia sul terreno la donna serpente, bellissima Marta Giannini, in Echidna attratta da Tifone, ma non corrisposta per il suo essere mostruoso: dalla vita in su donna, dal bacino in giù serpente, ma il fascino, e com’ella stessa dice “il desiderio vince tutto”, riuscirà a vincere anch’ella il suo labirinto e ne usciranno ben tre mostri. Agli occhi degli altri! Sì siamo noi a creare i mostri, per il resto i figli sono figli: nascono da un coinvolgente amore, come energicamente con uno sguardo di forte impatto racconta. Oramai in piedi in tutta la sua bellezza sulle tavole del Teatro Planet ad avvincere di sé, come anche un mostro sa fare con quel che di umano è passione. Magia!

E siamo ad Achille l‘eroe indiscusso, per antonomasia, crudele uccide tutti immortale a parte il tallone. Gigantesco in scena come nelle fattezze il giovane e avvincente Alfonso Rinaldi tunichetta corta marrone e calzari stivali d’ambient. Le ha ucciso il padre Priamo, il fratello Ettore, il fratellino Triolo, ed eccolo il mostro e il suo labirinto: parliamo di Polissena. Non è possibile è mostruoso dovrebbe odiarlo, eppure è amore tra la bella in questo caso Priscilla Nutschell e Achille. Anche questi è vulnerabile.

Le sue parole, il suo ardore la convincono e in volteggio tra danza, sogno e fantasia ella vestita di bianco con rifiniture e cintura in oro e maniche a petalo a un roteare di braccia sono ali e come una farfalla vola sulla crudeltà della realtà e trasforma l’orrore in matrimonio con il nostro eroe, benché mostro e ferito al tallone al momento del rito nunziale da Paride. Davvero una chiosa di spettacolo da brivido ma quando la regia porta la firma di chi ama le sue eroine leggenda ovvero Angela Ricci non può che il fil rouge che unisce tre miti creare l’onirico che riporta a noi e ai nostri giorni il valore degli stessi. Complimenti alla nostra Polissena e ai suoi svolazzi coreuti per avere creato tale risultato.

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