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“Amor mio” in scena all’Altro Spazio di Roma

“Amor mio” in scena all’Altro Spazio di Roma
Fermata Spettacolo

É difficile vivere in un corpo che non ci appartiene più o che forse non ci è mai appartenuto. Per una stagione intera o forse, solo per un momento, sembra che il successo di pubblico possa oscurare tutta la tristezza che c’è nell’animo. Ma l’amore perduto, quello materno, e la non accettazione di sé tornano a bussare alla porta. È questo vissuto che va in scena con Amor mio al teatro Altro Spazio di Roma. Un “musical” – ma è riduttivo definirlo così – scritto, diretto e interpretato da Simone Sibillano, con le bravissime attrici e cantanti Brunella Platania e Chiara Di Bari.

Il titolo ci farebbe pensare ad un inno all’amor proprio e in effetti, la protagonista, Eva, si sforza in tutti i modi di amarsi, di accettarsi, di darsi da sola tutto quell’affetto negato dalla madre che l’ha abbandonata. Una ferita mai rimarginata, che ha portato Eva a rinchiudersi in un mondo tutto suo e a trasformarsi in “altro da sé”.

Amor mio è ambientata negli anni ’70, è la storia di un travestì che sta per avere il suo debutto e si snoda tra un camerino e un palco. Tutta la città è in attesa di vedere e applaudire il “diverso” che è sinonimo sì di ambiguità, ma soprattutto di libertà. Libertà di mostrarsi per come ci si sente dentro, di truccarsi, di vestirsi da donna, di indossare un abito e una parrucca bionda, di puntare una pistola in faccia alla propria madre, urlandole tutta la rabbia che si ha dentro e che ci ha condizionato l’esistenza.

Eva è trasgressione, è libertà, è presunzione, perché si è data il nome della prima donna sulla Terra, nonostante fosse un uomo. E anche da donna ama un’altra donna, una francese elegante, che sa il fatto suo, e l’ha persino sposata. E canta con una voce intensa e soave, quasi un ossimoro, come tutta la sua esistenza.

Eva è il dramma dell’esclusione, la lotta per l’affermazione e il palcoscenico è la sua unica via di salvezza, anche se ogni volta che si chiude il sipario, l’ombra della madre è lì a ricordarle che non è Eva, ma Giulio, che il suo passato non lo può cancellare, lo deve solo affrontare. Arriva per tutti la resa dei conti e vanno pagati. Chi non lo fa, muore dilaniato dai suoi stessi mostri.

Ottima la scenografia, curata nei dettagli, ricrea gli spazi e le atmosfere dell’epoca. Molto abile il gioco delle luci e lodevole la scelta dello spazio scenico: un palco a T, aperto con commistione tra attori e pubblico – la madre di Eva si siede spesso nella prima fila – e tra le scene. Una nota di merito anche per i costumi e per il trucco.

I brani dello spettacolo segnano tutti l’epoca in cui si svolge la storia: da Patty Pravo, Lucio Battisti, a Mina, Charles Aznavour e brani spagnoli come “Gracias a la vida” e “Historia de un amor”.

La trama richiama molto la storia di The Danish Girl, ma si sviluppa poi in modo autonomo, con un finale diverso. La realizzazione di questo spettacolo è stata sostenuta da una campagna di crowdfunding.

“Amor mio” in scena all’Altro Spazio di Roma
Fermata Spettacolo



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