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Stefano Massini (con regia Leo Muscato) firma a teatro “Il Nome della Rosa”

Stefano Massini (con regia Leo Muscato) firma a Teatro “Il Nome della Rosa”
Fermata Spettacolo

Non chiamatelo “lavoro teatrale” ma “capolavoro artistico”! Una sfida vinta a pieni voti da Stefano Massini tra le massime espressioni drammaturgiche del nuovo Teatro italiano, visionario, acuto, colto, originale. Un maestro di penna, incantatore di parole, conquista con i suoi dialoghi coinvolgenti, la ricerca prorompente delle fonti. Non poteva fare di meglio in quanto il “meglio” fa rima con quella sua capacità di impreziosire tutto, restituendolo nel suo pregio più profondo. La sala del Teatro Argentina di Roma è gremita, palchi e platea pullulano di giovanissimi, che nemmeno erano nati quando Umberto Eco diede alle stampe il suo primo romanzo, tradotto in 47 lingue, Premio Strega nel 1981, dieci milioni di copie vendute. Sul grande schermo, diretto nel 1986, da Jean-Jacques Annaud, Sean Connery interpretò il frate-detective appassionando il pubblico e trascinandolo tra suspense e cultura. E se, leggendo, come qui, che Massini ha realizzato una sublime trasposizione teatrale, la prima italiana, del famoso best seller, ne avrete conferma vivendo in poltrona la più appassionante delle storie ambientate in un’abbazia dell’Italia settentrionale, dove tra libri, scaffali, ossari e cunicoli, Guglielmo da Baskerville deve svelare il mistero di una sequenza paurosa di morti violente, uno dietro l’altro i frati sono eliminati senza clemenza. Di chi è la mano assassina? Quale motivo si nasconde dietro quelle morti assurde? E su chi potrà contare Luca Lazzareschi-Baskerville? A lui si accompagna Adso da Melk, giovane fraticello benedettino (Giovanni Anzaldo), che in avanzata età (Adso da anziano è Luigi Diberti!) racconta i fatti di cui fu testimone con il suo “maestro”, le morti, le indagini, la cruciale scoperta finale “arsa” da noir e colpi di scena.

Nella seconda parte di stagione per i cartelloni romani il titolo di Eco, di scena all’Argentina di Roma fino al 4 febbraio 2018, è la novità assoluta insieme ai “Masnadieri” di Massimo Popolizio all’Opera di Roma. La regia e l’adattamento de “Il nome della Rosa” ha il nome di Leo Muscato, con la versione teatrale di Stefano Massini ed uno strepitoso cast, attori eccellenti e, permettetemi una nota di plauso a quella voce “calda”, narrativamente “efficace”, forte e viscerale che è quella di Luigi Diberti. L’idea di affidare al “narratore” intra ed extra scena, è stata geniale. Ma lui è nelle vette della bravura vocale, un tono trascinante, un timbro virile che veste le parole di una bellezza rara…l’affabulatore…ti incanta mentre guardi, ti dissocia dal mondo, c’è lui e quella voglia di raccontare.

Tutti bravi davvero gli attori, un cast interamente al maschile se non per la presenza di Arianna Primavera, la ragazza, che di notte, intrufolandosi nell’Abbazia, “allieterebbe” le notti di frati viziosi. Peccati che saranno pagati amaramente, e poi il napoletano Alfonso Postiglione, qui “Salvatore”, menestrello e furfante, dalla “lingua di Babele”. Un nome, Postiglione, in fortissima ascesa nella capitale, apprezzato come attore e regista insieme, di teatro, cinema, tv, di una mimica frizzante, dalla ritmica gioconda, un corpo di plastilina, teatralità nelle vene partenopee…tra punte di eccellenza, tutti concorrono in due ore e mezza a farti vivere l’intrigo del narrato, la missione di Guglielmo da Baskerville, i suoi nemici, i falsi amici tra mura (anch’esse poco affidabili), il Papato la guerra con l’Impero, eretici e disobbedienti alla fedeltà religiosa, tra un gioco di luci da lasciare senza fiato. Tutto concorre al mistero ed a valorizzare l’eredità di Eco, scomparso nel 2016.

“Il nome della rosa” di Umberto Eco, tradotto in 47 lingue, ha vinto il Premio Strega nel 1981, e la sua versione cinematografica è stata diretta da Jean-Jacques Annaud nel 1986, protagonista Sean Connery.

La prima trasposizione teatrale italiana di questo straordinario best seller è di Stefano Massini, scrittore e drammaturgo, già autore nella scorsa stagione di Lehman Trilogy (sempre al Teatro Argentina di Roma).

Leo Muscato nel 2016 ha ricevuto dalla Fondazione Verona per l’Arena l’International Opera Awards – Opera Star (Oscar della Lirica). Lo scorso anno i suoi lavori sono stati “L’Incoronazione di Dario” di Antonio Vivaldi al Teatro Regio Torino e “La Bella Dormente” di O. Respighi al  Teatro Lirico Cagliari. Parallelamente al lavoro di regista svolge attività di pedagogia teatrale. Conduce Master Class di recitazione e drammaturgia per attori, registi, drammaturghi e cantanti lirici. Da qualche anno è impegnato in una ricerca sulle diverse possibilità espressive dei quattro principali registri interpretativi: Tragico, Drammatico, Commedia e Comicità.

Stefano Massini, 42 anni, designato nel 2015 nuovo consulente artistico del Piccolo Teatro di Milano con il compito di sostituire Luca Ronconi, ha vinto numerosi premi e riscosso un bel successo con “Lehman Trilogy”, prendendo spunto dagli eventi successivi alla crisi economica del 2008, tra il 2009 ed il 2012. Un lavoro ambizioso ed originale, portato proprio all’Argentina di Roma la scorsa stagione teatrale, tra i protagonisti Fabrizio Gifuni.

Ad interpretare “Il Nome della Rosa” un cast di grandi interpreti: Luca Lazzareschi (nel ruolo di Guglielmo da Baskerville), Luigi Diberti (il vecchio Adso), Bob Marchese (Jorge da Burgos), Eugenio Allegri (Ubertino da Casale, francescano e Bernardo Gui, inquisitore), Giovanni Anzaldo (il giovane Adso). Con loro in scena: Giulio Baraldi (Severino da Sant’ Emmerano, l’erborista), Marco Gobetti (Malachia da Hildesheim, il bibliotecario e Alinardo da Grottaferrata, monaco centenario), Daniele Marmi (Bencio, copista), Mauro Parrinello (Berengario da Arundel, l’aiuto-bibliotecario), Alfonso Postiglione (Salvatore), Arianna Primavera (la ragazza), Franco Ravera (Remigio da Varagine, cellario), Marco Zannoni (abate).

“I libri non sono fatti per crederci, ma per essere sottoposti a indagine. “
Guglielmo: Quarto giorno, Dopo compieta

Lo spettacolo ha debuttato in prima assoluta al Teatro Carignano di Torino il 23 maggio 2017 e, dopo Roma, “Il nome della Rosa” di Muscato e Massini, sarà dal 7 all’11 febbraio 2018 al Teatro Verdi di Padova, dal 13 al 18 febbraio 2018 al Teatro Nuovo di Verona, dal 21 al 25 febbraio 2018 al Teatro Goldoni di Venezia, dal 27 febbraio al 1 marzo 2018 al Teatro Comunale di Carpi, dall’8 all’11 marzo 2018 al Teatro Comunale di Ferrara, dal 13 al 18 marzo 2018 all’Arena del Sole a Bologna e dal 22 al 25 marzo 2018 al Teatro Sociale di Trento.

Stefano Massini (con regia Leo Muscato) firma a teatro “Il Nome della Rosa”
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