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“Viva Bacco e viva amore” canta La Locandiera al Teatro Testaccio di Roma

“Viva Bacco e viva amore” canta La Locandiera al Teatro Testaccio di Roma
Fermata Spettacolo

All’apertura della sala si entra nella locanda ci accoglie un tavolo con tanto di boccali e fiasco di vino; il capocomico de La Bottega dei Comici istruisce Michela  e Valentina  ad essere dame con il Marchese di Forlinpopoli. A lui piace la Mirandolina ma c’è da attendere. Il suo arrivo ricco di moine e avvenenze farà la differenza. Il secondo spettacolo della stagione di Commedia dell’Arte al Teatro Testaccio di Roma sposta l’attenzione su Carlo Goldoni, alla metà del settecento e al suo veneziano.

Pantalone D’Albafiorita e il Dottore di Forlinpopoli, rispettivamante Gabriele Guarino e Luca Gabos attendono e si contendono l’arrivo di Mirandolina, amici e rivali progettano con guizzi, lazzi e maschere da commedia dell’arte appunto, con grande padronanza di palco e prestigio interpretativo, come avere la procace e volitiva locandiera. Un fiorire di trovate, giochi e volteggi introducono i personaggi, un mercante arricchitosi e un aristocratico decaduto, estremi dell’alta società veneziana, ostentano i loro doni (numerosi e costosi regali il primo, onore e fama il secondo) per conquistare colei che tutti seduce. E l’un e l’altro a suon di zecchini e scudi donati o meritati cercano di corrompere il servitore perché interceda per loro sulla sua padroncina. Non di minor pregio e caratura è quest’ultimo o Masetto, Valentina Puccini, nelle movenze, i dialetti e gli arzigogoli scenici.

Tra i due litiganti il terzo godrà e al grido di “…che sia la donna per l’uomo un infermità insopportabile ..” entra in scena il Capitano di Ripafratta. Chi la trova nobile, chi le dà meriti straordinari, questi la trova comune alle altre donne, né mai se ne innamorerà, se il diavolo ha fatto di tutto per darli moglie, non l’ha mai voluta. Qui la sfida di Mirandolina, “Mi piace l’arrosto e del fumo non so che farne”. Incantevole Michela Bonito, fredda ai denari di pantalone e all’anello del dottore, chi l’attira è proprio il misogino. E se il capitano chiede della biancheria da camera più acconcia sarà la locandiera in persona a portargliela.

E qui inizia l’alchimia della malizia, della seduzione del savoir-faire che tutto incanta e trasforma. E quand’egli, eccelso Alessio Sapienza, in questa cromatica variazione, afferma “Costei sarebbe una di quelle che potrebbero farmi cascare più delle altre” il gioco è fatto per Mirandolina e questo ad onore del gentil sesso, è la sfida vinta. E con un bicchier di Borgogna in mano, bravissima, lo canta “Viva Bacco e viva amore … uno passa per la gola, l’altro va dagli occhi al cuore”. Alessio veste la maschera di Zanni tentazione, ardore, sesso, innamoramento, finalmente vinto, ed anch’ella gli fa eco.

“…e lor signori ancor profittino di quanto hanno veduto … quando mai si trovassero in occasione di dubitare, … di dover cadere, pensino alle malizie imparate, e si ricordino della Locandiera”. Maschere per tutti e poi a terra in proscenio per il saluto finale della compagnia, che gioca con scenografie povere ma giuste e funzionali nella regia dello stesso Gabriele Guarino.

“Viva Bacco e viva amore” canta La Locandiera al Teatro Testaccio di Roma
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