Get Even More Visitors To Your Blog, Upgrade To A Business Listing >>

Frame: l’universo di Hopper sul palco del Teatro Nuovo di Napoli

Frame: l’universo di Hopper Sul Palco del Teatro Nuovo di Napoli
Fermata Spettacolo

Ci sono spettacoli che sono coinvolgenti nell’immediato, mentre assisti alla performance e ti scopri a versare lacrimare o a scoppiare in fragorose risate e ci sono spettacoli che invece ti tengono immobile sulla sedia tra lo scettico e il perplesso e che per essere apprezzati hanno bisogno di essere rielaborati, ripensati fino a trovare una collocazione e un senso a quello a cui si è appena assistito. Frame rientra, a mio avviso, in questa seconda categoria.

L’opera teatrale portata in Scena al Teatro Nuovo di Napoli durante questa prima settimana del Napoli Teatro Festival da Alessandro Serra con gli attori Francesco Cortese, Riccardo Lanzarone, Maria Rosaria Ponzetta, Emanuele Pisicchio e Giuseppe Semeraro si pone un obiettivo ambizioso ma non totalmente nuovo al mondo della recitazione: lasciarsi ispirare dall’universo pittorico di Edward Hopper e con esso interloquire tentando di squarciare la tela ed entrando nel mondo del pittore e dei suoi personaggi.

L’idea è sicuramente affascinante e Hopper aveva in passato già fatto capolino nella produzione di registi di fama mondiale quali Antonioni, Lynch, Hitchcock e Dario Argento, per fare qualche nome, ispirando scenografie e ambientazioni; il progetto di Serra va oltre però e porta in scena i quadri a cui dà forma e movimento (ma non voce).
I sei personaggi sulla scena sono figure plastiche che mostrano i retroscena dei quadri dai quali sono usciti e in cui il pittore sapeva rappresentare la solitudine e la disperazione del quotidiano soprattutto attraverso la fissità: i protagonisti delle sue opere sono come cristallizzati nell’atto di attendere, immobili e senza possibilità di fuga; Serra riesce a tradire questo immobilismo, dando appunto vita e movimento a quei personaggi, ma al contempo riesce a rimanervi fedeli rallentando i gesti, ripetendoli, trasmettendo quella stessa snervante idea di fermo che Hopper dava ai suoi quadri.

Importante la scelta, in questo contesto, di non dare voce agli attori, chiudendoli in un mutismo che da una parte serve a fissare l’attenzione su cosa accade in scena e dall’altra contribuisce ad amplificare l’effetto di solitudine e incomunicabilità che emerge nei quadri dell’artista.

«Di Hopper non mi interessano le indubbie qualità pittoriche – spiega Serra – quanto piuttosto la capacità di imprimere sulla tela l’esperienza interiore. Ricrearla in scena. Nei suoi quadri non vi è alcuna intenzione morale o psicologica: egli semplicemente coglie il quotidiano dei giorni. Quanto più consuete sono le ambientazioni, abitate da figure semplici, tanto più si rivela la magia del reale. Non c’è tempo per descrivere: in un soffia si rappresenta la vita interiore».

L’autore compie un ulteriore azzardo portando sulla scena un personaggio che stona totalmente col resto e che, per molti critici, è l’alter-ego del pittore stesso ovvero il clown di Soir Blue. È lui che tesse i fili della storia, lui che crea le ambientazioni e porta sul palcoscenico i personaggi ma con essi non riesce a convivere, è un outsider, un emarginato e quando entra in scena gli altri escono. Tutti i tentativi di interagire con le sue creature si rivelano fallimentari e l’unica cosa che gli rimane alla fine è ballare con un abito vuoto, rimasto in terra abbandonato.

In uno spettacolo che porta in scena uno dei pittori più estetizzanti del Novecento non sorprende che le luci e le scenografie siano protagoniste sul palco tanto quanto gli attori. Serra, che si è occupato anche della regia, delle scene, dei costumi e delle luci appunto, riesce a costruire una fotografia della performance e alcuni momenti sul palco risultano dei veri e propri fermi-immagine di una bellezza spiazzante.

I colori brillanti dei costumi, il bianco delle pareti vuote e i fasci di luce che creano giochi di chiaro scuro donano l’armonia e l’intensità tipica dei quadri di Hopper, svelando il profondo studio che Serra ha compiuto prima di cimentarsi con un progetto tanto profondo e ben riuscito quanto difficile e rischioso da sviluppare.

Frame: l’universo di Hopper sul palco del Teatro Nuovo di Napoli
Fermata Spettacolo



This post first appeared on Fermata Spettacolo - Web Magazine Di Recensioni E, please read the originial post: here

Share the post

Frame: l’universo di Hopper sul palco del Teatro Nuovo di Napoli

×

Subscribe to Fermata Spettacolo - Web Magazine Di Recensioni E

Get updates delivered right to your inbox!

Thank you for your subscription

×